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27 maggio 2006

 

MAKOTO TAMADA VISITA BERGAMO E RACCONTA

«CHE SPASSO QUEL DUELLO CON VALENTINO!»

 

di Carlo Magni (dal quotidiano L'Eco di Bergamo)

 

«Bello quel paesino sulla collina... un giorno m piacerebbe visitarlo». Per la cronaca il paesino in questione è Città Alta e il turista un po’ sprovveduto che dalla famigerata autostrada A4 ammirava in lontananza le bellezze nostrane è il pilota giapponese che negli ultimi Makoto Tamadaanni ha raccolto più successi nella MotoGp, due per l'esattezza, in Brasile e Giappone, nell'annata 2004.

Makoto Tamada, un nome che gli appassionati italiani delle due ruote hanno imparato a conoscere da quando nel 2003 giunse quarto nel GP ditalia al Mugello alle spalle di Rossi, Capirossi e Biaggi, dopo una strepitosa rimonta dalla diciottesima posizione con la Honda Pramac.

 

Che ci fa dalle parti di Bergamo questo nipponico tanto timido quanto determinato? Il motivo è semplice: da qualche stagione a questa parte il pilota giapponese ed il suo team so no sponsorizzati dalla Vuemme, azienda leader nel settore automotive, che ha sede a Stezzano.
Accompagnato dal proprietario D’Adda e dal managing director della sua squadra, Gianiuca Montiron. Makoto ha fatto visita allo stabilimento della Vuemme e si é prestato volentieri a quest’intervista esclusiva per L’Eco di Bergamo, resa possibile grazie al team coordlnator Norihiko Kato, questa volta nel ruolo di interprete.

 

- Makoto, dopo qualche difficoltà domenica scorsa in Francia l’abbiamo rivista tra i protagonisti.
«Dopo le prime tre gare di quest'anno ho ritrovato un po’ il feeling con la Honda del team Konica Mlnolta e flnalmente sono riuscìto a disputare una bella gara, tagliando il traguardo al settimo posto. Non sono ancora al massimo livello, ma credo che da adesso in poi le cose potranno solo migliorare.

 

- Anche perché tra una settimana c’è l’appuntamento del Mugello.
«La pista toscana è una delle mie preferite e la considero casa mia, visto che ho abitato per diverso tempo a Casole d'Elsa, in provincia di Siena. Nel 2004 ho disputato una delle più belle corse della mia carriera, combattendo ad armi pari con Valentino Rossi e Sete Gibernau. Poi ci fu la caduta di Nakano per lo scoppio del pneumatico posteriore in pieno rettilineo, problema che riuscii ad evitare per un soffio, ma solo con il ritiro dalla gara, visto che anch’io montavo le gomme Bridgestone. Comunque quella volta mi sono divertito da matti. L'anno scorso invece rientrai proprio nel GP d'Italia, dopo un brutto infortunio capitatoml in Portogallo e che mi costrinse a tre gare di stop. Finii ottavo
- Quella 2005 fu una brutta staglone per lei.
«Arrivavo da un esaltante 2004. con in tasca le vittorie di Rio e Motegi più il secondo posto di Estoril in Portogallo e tre pole position. Grazie alla competitività delle Bridgestone e all’ottimo lavoro di squadra (il team Camel Pramac Pons Honda. ndr) ero stato uno dei massimi protagonisti della stagione. Escluso Valentino Rossi, vincitore di nove gare, so o Sete Gibernau con quattro vittorie era salito sul gradino più alto del podio più di me. Chiaro che le aspettative fossero grandi anche per il 2005, ma pur troppo mi è capitato quest’incidente allo scafoide della mano destra, oltre ai problemi di messa a punto della Honda».

 

Dopo quest’analisi molto lucida e realistica sulla sua carriera più recente, chiediamo a Makoto qualche opinione sull'italia.
«Il vostro Paese mi piace molto. Amo la cucina e le ragazze italiane, un pò meno chi guida nel traffico. Proprio l’altro giorno una signora mi ha tagliato la strada all’improvviso e c’è mancato poco che le ansassi addosso. Noi piloti di solito siamo più educati e prudenti!».

 

- A proposito dl piloti, si ispira a qualcuno in particolare?
«Quando ero un ragazzino il mio idolo era Kevin Schwanzt. Mi piaceva molto la sua aggressività e come riusciva a controllare la mitica Suzuki numero 34. Mi ispiro a lui come stile di guida, perché voglio che gli spettatori, che assistono al Gran Premio, se ne vadano via alla fine soddisfatti e con la convinzione di aver visto un grande spettacolo. La parola chiave per me è divertimento».

 

- E’ scaramantico come qualche suo collega?
«Non direi, ma ogni volta che mi preparo a scendere in pista guardo la fotografia dei miei genitori e quella del mio migliore amico. Daijiro Katoh (perito a Suzuka nel 2003, ndr) che purtroppo non ci sono più. Mi rivolgo a loro perché mi diano la giusta carica e mi proteggano».

 

Qual'è il suo maggior pregio?
«Sono ottimista, anzi direi tanto tanto ottimista. E’ una cosa che nella vita come nel mio lavoro aiuta».

 

In bocca al lupo, Makoto San!

 

 

 

 

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