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La nuova sfida di
Stefy Baù, è al tempo stesso semplice e drammatica: tornare a camminare. L’unica
donna al mondo che abbia mai partecipato a una gara di campionato del mondo di motocross
(nel 2005, a Castiglione del Lago), dopo 21 dei suoi 28 anni passati in sella, tra un
salto e una derapata, prima in Italia poi negli Stati Uniti, adesso ha un altro
traguardo da inseguire.
La
moto è coricata nel garage della sua casetta di Tallahassee, in Florida. L’ha
dovuta abbandonare il 20 ottobre del 2005 per colpa di un drammatico incidente:
un doppio salto finito male. Piede destro spappolato, botte e traumi vari.
Sei mesi per guarire astragalo
e calcagno esplosi sotto la violenza del colpo. Una corsa vinta ben prima
di quanto si aspettassero i medici. Ma come Stefania, originaria di Turate, sa bene,
a volte nelle corse spunta l’outsider che non ti aspetti. E così, mentre
tutti si occupavano del piede destro, il sinistro ha cominciato a gonfiarsi e a
diventare un problema.
Un problema irrisolto a un anno e quattro mesi dall’incidente.
«Oggi sono un mistero
medico. Nessuno, in America e in Italia, ha saputo dare una spiegazione
al dolore e al gonfiore del mio piede. L’unica cosa certa è che sono a rischio
amputazione. E che nessuno mi ha detto con precisione cosa sarebbe meglio
fare». Racconta.
«Al piede sinistro ho subito quattro interventi, tutti nel 2006. All’inizio si pensava
ci fosse un osso rotto, inizialmente non rilevato. Invece nulla. Si era pensato
a un’infezione. Ogni volta aprivano, pulivano, raschiavano, richiudevano.
E dopo pochi giorni il piede era bloccato e gonfio come un melone».
Allora?
«Allora abbiamo deciso di fare un foro di spurgo, da cui il piede ha continuato
a far uscire siero. Così si è sgonfiato, ma il dolore restava».
Di lì la decisione di tornare
in Italia.
«Due mesi, dicembre e gennaio, li ho passati a Turate facendo il giro dei luminari.
Dal dott. Costa a al prof. Pisani. Nulla. Nessuno ci ha capito niente»
Ma come, anche il dott. Costa, il protettore dei motociclisti...?
«Sembrava che l’osso del mio piede si fosse corroso all’interno. Anche
Costa ha detto che si tratta di un malanno inspiegabile, che devo lavorare con
la testa per guarire. Mi hanno detto che se appoggio il piede per terra, con
tutto il peso del corpo, rischio di frantumare tutto e in quel caso l’amputazione
sarebbe necessaria. Però, di fatto, nessuno mi ha consigliato cosa fare. Così
ho deciso di fare di testa mia».
Che sarebbe?
«Sono tornata negli Usa, decisa a correre questa mia nuova sfida. Voglio tornare
a camminare entro aprile. Per ora cammino con le stampelle, faccio bicicletta
e terapia. Il piede mi sembra migliorare. Voglio provarci, anche se so che è un
rischio. Ho sempre fatto di testa mia: quando sono partita per gli Usa, quando
ho deciso di affrontare un mondo così maschile, mille altre volte. E farò così
anche adesso».
Il motocross che spazio
ha nella tua vita, adesso?
«Ancora tantissimo. Voglio tornare a camminare perché voglio aprire una
scuola di motocross. E poi ho trovato un talento eccezionale, una ragazzina di
Parma che si chiama Chiara Fontanesi, che secondo me diventerà la più forte
crossista donna di tutti i tempi. Voglio portarla negli Usa, quest’estate. E inserirla
nel giro. Ma con le stampelle di mezzo è tutto più difficile».
Cosa dici ai tuoi fans
italiani?
«Di pensare al mio piedino sinistro. Ci tengo, perché con me ha vinto
tante gare, e non vorrei perderlo. Se sente un po’ d’affetto, magari guarisce
prima. Ho ancora tante sfide da affrontare». Questa è sicuramente la più difficile.
In bocca al lupo, Stefy.
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