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Paolo Sesti - marzo 2003

la lettera inviata dal presidente della Federmoto al presidente della Provincia di Bergamo e ai direttori dei giornali di Bergamo

UN APPELLO PER L'ENDURO LASCIATO SENZA SPAZI

 

Egregio presidente, Egregio direttore, 
Consideri questo mio grido di dolore amplificato da quanti praticano - o vorrebbero praticare - il fuoristrada nel Bergamasco. Non credo di affermare cosa nuova sostenendo che negli anni è divenuto sempre più difficile andare in moto fuori dalle strade asfaltate e sempre più complicata è l'organizzazione di competizioni. 

 

La questione mi coinvolge in prima persona; sono bergamasco, appassionato di enduro, ma, di più presiedo la Federazione Motociclistica Italiana (Fmi) che rappresenta centomila tesserati. Di essi, oltre 15.000 hanno una licenza per praticare il fuoristrada e abbiamo modo di ammirarli nelle competizioni, ma tanti, tantissimi sono gli appassionati che amano andarsene in giro autonomamente. Purtroppo c'è spazio per ogni sport, ma non per il nostro. Ci dipingono brutti, sporchi e cattivi: forse qualcuno di noi lo è, capita nelle migliori famiglie e va punito severamente. Ma la maggior parte di noi ama questo sport perché ama la natura: le due cose non possono essere scisse. Nel tempo, una legislazione tanto necessaria quanto restrittiva ha chiuso spazi una volta possibili, di fatto precludendo la pratica del fuoristrada motorizzato e mettendo a dura prova - e talvolta scoraggiando - gli organizzatori di gare.

 

Ma non voglio solo lamentare una persecuzione, spesso pregiudiziale, neiil presidente Fmi Paolo Sesti confronti di chi pratica il fuoristrada. Voglio piuttosto esprimere alcune considerazioni sui lati positivi di questo particolare sport motociclistico, in base alle quali credo che sia necessaria la designazione da parte della Provincia di aree in cui sia possibile praticarlo, nel rispetto di ogni regola. E se il rispetto delle regole è la base per ogni convivenza, non vedo perché non sia possibile far incontrare le esigenze dei motociclisti con quelle di chi va a piedi. Le chiedo di considerare questa ipotesi, mentre la Fmi si impegna a fare quanto possibile per sensibilizzare i motociclisti ad un rispetto sempre maggiore del territorio. Giova, credo, ribadire la valenza sociale del nostro come degli altri sport. Ma non solo: sovente proprio la predisposizione del terreno per una competizione ha favorito la manutenzione di sentieri e mulattiere altrimenti abbandonati al loro destino. E sovente la collaborazione tra Fmi ed enti locali ha creato una sinergia vincente anche dal punto di vista turistico. 

 

In conclusione, mi piacerebbe che il fuoristrada fosse considerato un ulteriore strumento di salvaguardia del territorio, piuttosto che il suo principale nemico. Perché nemici sono il disinteresse, l'abbandono, il vandalismo. 
La Fmi sta conducendo una operazione di monitoraggio nelle diverse Regioni, al fine di valutare l'ipotesi di promuovere in sede nazionale una proposta di legge sul fuoristrada. Una legge quadro insomma, nell'ambito della quale le realtà locali dovrebbero poi regolamentare nel particolare, in considerazione delle particolarità dei loro territori. Credo che ciò aiuterebbe tutti noi a dare definizioni univoche di strade, sentieri e mulattiere ed eviterebbe le difformità di comportamento.