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spazio interviste

incontri ravvicinati coi conduttori più affermati


22 aprile 2004

 

AGOSTINI E LOCATELLI SONO D'ACCORDO:

"VALENTINO ROSSI E' UN MITO"

il pluricampione mondiale:"non mi ha sorpreso il suo exploit perché ha una concentrazione spaventosa"

l'ex iridato carvichese:"mi dava filo da torcere quando aveva solo 14 anni, si vedeva che era un predestinato" 

 

di Carlo Magni (L'Eco di Bergamo)

 

Di Valentino Rossi ormai non si sa quasi più cosa dire, se non che è il più grande fenomeno apparso nel mondo del motociclismo moderno, capace di tenere incollati al televisore quasi otto milioni di italiani, roba da Festival di Sanremo o giù di lì. Ma ciò che lo rende così assolutamente irresistibile non sono solo le sue cavalcate vincenti, ma anche tutto ciò che fa da contorno a esse. 
A esempio domenica scorsa, dopo aver conquistato il successo al suoVale Rossi al box esordio con la Yamaha Yzr-M1 nel Gp del Sudafrica riservato alla MotoGp, il pesarese nel corso del giro d'onore si è fermato a bordo pista, è sceso dalla 4 tempi giapponese e si è sdraiato a terra, dove presumibilmente ha versato pure qualche lacrima dentro al casco. Poi si è rialzato e con un gesto tenerissimo ha baciato il cupolino di quella che ormai è diventata per lui una sorta di fidanzata, l'inseparabile compagna di quando è in pista, per poi riprendere la via del ritorno ai box. 

 

Anche l'impassibile Rossifumi, così freddo anche nelle fasi più concitate di gara, ha mostrato il lato più umano di sé, dando sfogo alla sua comprensibile emozione, consapevole di aver compiuto un'impresa quasi impossibile, sicuramente d'altri tempi: portare alla vittoria la Yamaha, a nemmeno tre mesi dai primi test compiuti con la moto della casa di Iwata sul circuito di Sepang in Malesia.
Tra chi, però, sul funambolico pilota aveva scommesso in tempi non sospetti, vi sono due bergamaschi illustri, nell'ordine il 15 volte campione del mondo delle due ruote Giacomo Agostini (122 Gp iridati vinti in carriera, anche questo è un record) e Roberto Locatelli, iridato della classe 125 nel 2000 e secondo classificato nel Gp di domenica, sempre nella minima cilindrata. Li abbiamo incontrati in occasione della presentazione alla stampa di «Pit Stop-Fiera Motori», manifestazione prevista nella nuova Fiera di Bergamo dal 30 aprile fino al 3 maggio.

 

Valentino è ormai una leggenda e nel weekend di Welkom non ha sbagliato una mossa, prima conquistando la pole position e poi aggiudicandosi perentoriamente il Gp sudafricano davanti a Max Biaggi sulla Honda. Voi ci scommettevate?
Agostini : «Facile dirlo adesso, ma già da prima che salisse sulla Yamaha per i test di fine gennaio avevo affermato che a mio avviso Rossi rimaneva il favorito numero uno della MotoGp. Dicevo anche che avrebbe avuto più difficoltà rispetto al passato, che forse non sarebbe riuscito a vincere così tante gare come con la Honda, ma anche che per gli avversari sarebbe stata molto dura batterlo. La corsa di domenica lo ha confermato».
Locatelli : «Vale lo conosco molto bene, perché quando vinsi il campionato italiano Sport Production 125 nel '93 me lo trovavo spesso tra gli avversari più ostici, con la differenza che io avevo diciassette anni, mentre lui solamente quattordici».

 

All'epoca si intravedeva già il futuro campione?
Locatelli : «Di sicuro era chiaro che avesse delle doti naturali - continua il 29enne di Carvico - ereditate da papà Graziano (tre vittorie nella 250 nel 1979, in sella alla Morbidelli, ndr). Ma quello che mi colpiva di più era l'impressionante tranquillità con la quale viveva il mondo delle corse, forse per esserci cresciuto fin dalla più tenera età. Ecco, direi che già allora per Vale il fatto di correre rappresentava un bellissimo gioco, da vivere senza tensioni. Quindi tutte le sue trovate successive, dal travestimento da Robin Hood in Inghilterra nel '97 all'ormai celeberrima Polleria Osvaldo del '98, fino ad arrivare ai vari alter ego che nel corso degli anni è andato creandosi, tipo Rossifumi, Valentinik o The Doctor non sono altro che il mettere in pratica questo suo lato molto scherzoso, lo stesso con il quale affronta le corse».

 

Di certo non scherza con gli avversari quando è in pista.
Agostini : «Questo è poco ma sicuro. Una delle sue doti principali è sicuramente quella di avere una capacità di concentrazione fuori dal comune, oserei dire maniacale, che gli permette di essere sempre lucido, anche in quei momenti della gara dove la maggior parte dei piloti va in tilt. Pare non sentire la tensione, anzi nei momenti topici del Gp riesce a essere ancora più lucido del solito».
Fino allo scorso anno si diceva che le sue vittorie fossero frutto del miglior mezzo meccanico.
Agostini : «Anche ai miei tempi si diceva che vincevo perché disponevo della moto migliore. Poi quando sono passato dalla Mv Agusta alla Yamaha, in cerca di nuove sfide, ho rivinto subito pure in sella alla moto nipponica, portando a casa ancora due titoli mondiali e zittendo i miei detrattori. Il problema è che quando nascono certi campioni non si sa più che scuse trovare per giustificare le proprie sconfitte!».

 

In percentuale, la vittoria di Rossi nel GP del Sudafrica è più merito suo o della Yamaha? 
Locatelli : «Una moto che lo fa andare piano non l'hanno ancora inventata. A parte gli scherzi, per il poco tempo avuto a disposizione sia per provare la moto che per dare ai tecnici le indicazioni sulla strada da seguire nello sviluppo della Yzr-M1, Valentino ha compiuto un vero e proprio miracolo. Ha dominato prove e gara, cosa doveva fare di più?».
Agostini : «La Yamaha è certamente migliorata rispetto allo scorso anno, ma il merito se lo prende in buona parte Rossi. Insomma, il manico nelle due ruote conta e Valentino l'ha dimostrato. Ora è la Yamaha a doverlo seguire ancora meglio, dandogli quello che lui chiede. Lo faranno di sicuro».

 

Col suo talento Rossi potrà sfondare anche in Formula 1? (La domanda è stata posta prima che trapelasse la notizia del test a sorpresa a bordo della Ferrari F2004, ndr).
Agostini : «Ne sono sicuro, ma non deve commettere l'errore che feci io quando cominciai a correre in Formula 2, cioè abbandonare le moto nella fase calante della carriera. Questo perché il passaggio dalle due alle quattro ruote richiede un certo periodo di adattamento. Se troverà il coraggio di lasciare le due ruote quando è ancora vincente, penso potrà dare del filo da torcere anche ai più blasonati piloti di Formula 1».
Vincerà il mondiale della MotoGp? 
«Si! - rispondono in coro sia "Ago" che "Loca" - È lui il grande favorito».