m o t o w i n n e r s

spazio interviste

incontri ravvicinati coi conduttori più affermati


16 novembre 2004

 

JARNO RONZONI VUOL METTERE...IN MOTO IL FUTURO

il conduttore bergamasco di Bonate Sotto ha disputato quattro Gp 250 nel Motomondiale 2004 con tre marche diverse e quattro moto differenti e ora spera in un 2005 non da precario - «si è realizzato un sogno, vorrei che continuasse ma dovrei poter contare sul sostegno di qualche sponsor»

 

di Danilo Sechi

 

Ha partecipato a quattro dei sedici Gran premi previsti, in pratica ad un quarto del campionato del mondo della classe 250, ogni volta si è presentato con una moto differente, in tre occasioni di marca diversa: Yamaha, Honda e Aprilia.
Questa stagione sportiva 2004 ha segnato profondamente la carriera di Jarno Ronzoni, pilota trentenne di Bonate Sotto, autista con una viscerale passioneRonzoni in gara a Jerez con la Yamaha del Team Kurz per il mondo delle corse che lo ha portato dapprima a gareggiare, giovanissimo, nel minicross, poi ad approdare al motocross per arrivare infine alle competizioni su pista.

 

Fino alla fine di aprile sembrava tutto procedere come al solito. Aveva partecipato e stravinto le prime prove della Tordis Cup, un torneo nazionale per moto Gp 250 già vinto nel 2003, i vari Rossi, Biaggi, Capirossi, Gibernau, Hayden e Melandri li seguiva in televisione. Un infortunio ad un pilota del team tedesco Yamaha-Kurz ed ecco la grande opportunità: sostituirlo per la gara di Jerez, in Spagna. Svolge bene il suo compito ed ecco che gli si aprono anche le porte del Gp d’Italia al Mugello, come wild card, e successivamente arrivano nuove sostituzioni, per il Gp di Catalunya a Barcellona e per la tappa iridata conclusiva di Valencia.

 

"E’ stato un sogno che si è realizzato. Soprattutto a Jerez è accaduto tutto così in fretta che non mi sembrava vero" ricorda con entusiasmo Ronzoni "io che solitamente sento molto il clima della corsa quella volta ero increbilmente tranqullo, irriconoscibile, proprio come se non fossi veramente lì".

 

- Ci racconti di questi continui cambi di sella, delle difficoltà incontrate e delle caratteristiche delle varie moto utilizzate.
"A Jerez, la Yamaha-Kurz, aveva un motore nettamente inferiore a quelli della concorrenza perchè nella 250 la Yamaha ha un po’ interrotto le evoluzioni. In compenso aveva un’ottima ciclistica, si guidava bene e questo mi ha aiutato. Io poi utilizzo già Yamaha per le mie gare nazionali e quindi mi sono adattato abbastanza bene. A complicare le cose, però, ci si è messo il clima, diverso ogni giorno. Le prime prove le ho fatte con pista asciutta, le seconde con pista umida e la gara è stata disputata con la pioggia, situazione quest’ultima fra l’altro, che non ho mai amato. Ho comunque concluso al 18° posto".

 

- Poi è arrivata la gara casalinga, al Mugello.
"E quello è stato l’unico dei quattro circuiti affrontati che già conoscevo. Gli altri li avevo solo visti in tivù o giocando con la play-station! Ho corso con un’altra Yamaha, quella del Team Edo Racing. Purtroppo andava anche meno della precedente, in rettilineo avevamo 17-18 km/h in meno dei migliori e poichè al Mugello serve proprio il motore per essere competititivi, è stato un grosso handicap. Anche in accelerazione, poi, non ero certo al top. In gara sonoRonzoni ai box con Vale Rossi caduto, a causa della gomma che si è disintegrata, era una Bridgestone, un tipo che non avevo mai usato, e che in quella occasione ha creato grattacapi anche ad altri piloti. Al giapponese Nakano ne è scoppiata una in rettilineo, il suo compagno di squadra Tamada ha pure avuto problemi, probabilmente si trattava di una partita con qualche difetto".

 

Pochi giorni dopo, a metà giugno, vi siete spostati a Barcellona.
"Nella corsa catalana ho utilizzato una Honda, del Team Castrol, tedesco. Era la prima volta in vita mia che salivo su una moto Honda. In quel caso il motore era valido ma la guidabilità era decisamente inferiore. Nei curvoni veloci scodinzolava molto, non mi è stato possibile, nel poco tempo a disposizione, adattarla meglio alle mie esigenze. In gara ho ottenuto il 19° posto".

 

- L’ultima esperienza, oltre quattro mesi dopo, è maturata a Valencia.
"Altro cambio, questa volta ancora più radicale, con la Aprilia. La Casa veneta adotta infatti il disco rotante in luogo del sistema lamellare delle concorrenti. Questo comporta una botta secca in accelerazione alla quale non ero abituato, una necessità di stare sempre ad almeno 9 mila giri. In più non mi trovavo col freno anteriore, molto più potente, e negli inserimenti in curva. Bisognava lavorare molto più di braccia e infatti ho accusato forti dolori che mi hanno rallentato da metà gara in avanti. Alla fine sono risultato 22°."

 

- In ogni caso il bilancio 2004 è certamente positivo.
"Altroché. Sono più che soddisfatto. Anche se alla fine nella Tordis Cup sono arrivato solo terzo, avendo saltato due gare per le concomitanze mondiali e avendo fallito l’ultima per una caduta nelle prove che mi ha procurato la frattura dell’osso sacro e un trauma cranico. Ho però concretizzato il mio sogno di correre nel mondiale e mi sembra anche di aver dimostrato di essere un valido pilota".

 

- Frequentando il palcoscenico iridato è maturata qualche interessante offerta per il 2005?
"Non è così facile, però non dispero di poter riuscire a correre ancora in futuro nel Motomondiale. Certo ci vorrebbe qualche sponsor che volesse sostenermi".

 

 


 

 

GLI ALLENAMENTI DI JARNO? DIECI ORE SUL CAMION!

 

di Angelo Monzani (da l'Eco di Bergamo)

 

Sveglia alle sei, una veloce colazione e poi una corsa di quasi cinquecento metri in auto alla vicina impresa edile dove lavora da quattro anni come autista di un grosso autoarticolato per il trasporto della ghiaia.
Jarno Ronzoni di Bonate Sotto, smessi gli abiti domenicali di motociclista di mondiale della classe 250, inizia così la sua settimana di lavoratore all'impresa edile dei Fratelli Teli di Bonate Sotto, lasciando alle spalle i rombi delle Yamaha, delle Honda e delle Aprilia e familiarizzando subito con quello cadenzato e profondo del diesel del «bestione» che sarà per cinque giorni, se non sei in alcuni casi, e per oltre otto ore al giorno, il suo compagno inseparabile. «Mi piacerebbe avere più tempo libero per potermi allenare - confessa il giovane Jarno Ronzoni, balzato alla notorietà del mondo motociclistico in questi ultimi tre anni - ma il lavoro mi impegna tutta la giornata e quando rientro la sera mi viene difficile e troppo impegnativo dedicarmi agli allenamenti. Trascorro sul camion l'intera giornata lavorativa, che nei periodi estivi può arrivare anche a dieci ore».

 

Una vita dura, altro che quella dei paddock, fra miss da brividi e schiere di meccanici lì per servirti. Una vita che comincia quando fuori c'è ancora buio: «Sì, la fatica del lavoro è preceduta dalla levataccia alle cinque, e quando rientro a casa, invece di mettermi la tuta e partire a correre lungo il parco del Brembo per allenare i muscoli, mi riposo. Capita così che mi presento alle corse senza un allenamento alle spalle e questo mi penalizza rispetto agli altri».
Jarno ha trent'anni e vive con papà Franco e mamma Severina Cavagna a Bonate Sotto. La passione per i motori ha inizio a cinque anni, quando papà Franco, che ha corso in moto vincendo un campionato italiano di velocità, gli regala un minicross. Partecipa alle gare regionali allenandosi sulla pista presente sul parco del fiume Brembo. A 16 anni passa alle 125 SP e a 20 anni alla 250 RGV. Nel 1999 inizia a correre nei 250 GP e a raccogliere i primi successi.

 

Bonate Sotto riscopre in quel periodo che in casa c'è un talento, ma solo quest'anno la sua notorietà si diffonde in tutto il paese, grazie alle notizie dei giornali. Quest'anno Jarno ha partecipato a ben quattro prove del mondiale 250 e ogni mattina, quando si reca al lavoro, vede con piacere un grande striscione appeso sulla rete metallica all'incrocio di via XXV aprile, dove lui svolta per andava al lavoro all'impresa dei fratelli Teli.

 

Molti gli amici che lo sostengono in questa sua passione nel tempo libero, e tra questi, in particolar modo, la famiglia Ronzoni, che ha una rivendita di moto vicino a casa sua. Il suo desiderio è quello di trovare uno sponsor che gli permetta di allenarsi a dovere e scendere in pista al pari degli altri, senza avere alle spalle la settimana di lavoro.