m o t o w i n n e r s

spazio interviste

incontri ravvicinati coi conduttori più affermati


 

11 maggio 2005

 

NEPPURE IL GP D'ITALIA DI TOLMEZZO

GENERA GLI ACUTI DEI PILOTI AZZURRI

ci si aspettava il riscatto dei "caschi rossi" nel campionato mondiale enduro ma le attese sono andate deluse - cerchiamo di capirne i motivi col tecnico federale Tullio Pellegrinelli

 

di Lisa Facchin (Axiver)

 

Dopo l’amaro esordio in Spagna, ci si aspettava forse che alla energica zampata d’attacco iniziata in Portogallo, si susseguisse la conferma del pieno riscatto azzurro, complici magari i terreni, il tifo e l’atmosfera di casa. 
Invece a Tolmezzo (Udine), sede del terzo appuntamento mondiale, ha visto a podio i soliti Simone Albergoni (2° e 3° nella E1) ed Alessandro Botturi (4° e 3° nella E2). In bianco-scuro le prestazioni degli altri “Alessandri”, Zanni (7° e 9° nella E3) e Belometti (12° e 5° nella E1). Note di colore con il bel 6° posto domenica di Giuseppe Gallino e l’8° ed il 7° di Andrea Beconi nella E2. Nei top ten anche Roberto Bazzurri con un 7° ed un 9° nella E1. Costanti nella E3il tecnico federale Tullio Pellegrinelli Alessio Paoli con due quinti e Mario Rinaldi con un 6° e 7°. Mancano ancora i giovani che purtroppo compaiono ancora a macchie. Solamente nella giornata di sabato si sono fatti vedere Giuseppe Canova decimo nella E2 e Maurizio Micheluz 11esimo nella E2. Alti e bassi quindi per i nostri azzurri. 

 

E il cambio generazionale tanto atteso? Stenta ad arrivare. Abbiamo tentato di capirne il perché insieme al tecnico federale Tullio Pellegrinelli presente nel terreno di gara friulana.

 

- Tullio, eri presente a Tolmezzo come direttore sportivo del Team Italia.
"E’ vero, ero lì principalmente per seguire gli otto giovani del Team Italia che hanno preso parte alla prova italiana di mondiale. Mi spostavo di prova in prova, dando loro assistenza e supporto e sempre pronto a qualche consiglio al volo. Ho avuto la possibilità di vedere minuziosamente i tracciati uno ad uno, anche perché tra giovedì e venerdì ho accompagnato il Team Italia a vedere le prove studiandole insieme".

 

- Sei in grado di darmi un doppio parere, da tecnico e anche da pilota, che tali prove erano veramente veloci e pericolose, visto i numerosi infortuni, come si diceva in giro?
"Ho trovato particolarmente lenta e snervante la prova estrema ma comunque fattibile. Il cross-test mi è sembrato giusto, tecnico e spettacolare, da guidare insomma. Arriviamo alla prova incriminata, la cosiddetta linea. Io l’ho trovata molto bella, soprattutto per il pubblico. Effettivamente era lunga ed a fine giornata 11 minuti in media di prova erano difficili da mantenere. Veloce si ma non eccessivamente pericolosa". 

 

- Quindi con quanto appena detto smentisci le voci inerenti alla pericolosità della discriminante in linea?
"Si. Il pericolo c’era principalmente nella zona del bosco, con il terreno che scavandosi portava in superficie radici e pietre, ma non mi sembra una cosa mai vista a maggior ragione in una prova mondiale. La coincidenza della maggior parte delle cadute e degli infortuni nella parte finale della linea è probabilmente è da attribuire a fattori quali la stanchezza, la scarsa concentrazione e dei riflessi che a fine giornata effettivamente venivano a mancare". 

 

- Sono mancati gli acuti azzurri tanto sperati. Perché secondo te? Le prove non erano congeniali alle caratteristiche dei nostri piloti?
"Ci sono state delle conferme ma purtroppo anche delle tristi sorprese. Sinceramente non riesco a dare un perché. Posso ipotizzare che la pressione di fare bene era tanta. Capire quali caratteristiche e tipologie di percorso vadano bene per i nostri piloti non è facile. Se osserviamo i tempi delle prove, sembrano patire maggiormente nella prova in linea dove era necessario cambiare continuamente il ritmo, veloce nelle contropendenze, lento e guidato nel bosco con la mente e la concentrazione elastica a questi ripetuti cambiamenti e “dosaggi”. Abbiamo invece dimostrato buoni risultati sulla prova estrema. Certo è facile fare dei confronti sulla classifica finale, ma non trovo completamente veritiero basarsi su tale dato, bisogna fare i conti anche con elementi quali la sfortuna, forza, preparazione ed emotività. Sinceramente non riesco neanche io a capire perché sono mancati i risultati, le cose sono due: o in generale abbiamo riposto troppe speranze nei piloti azzurri o abbiamo sbagliato qualcosa a monte come gli allenamenti e la preparazione".

 

- E le giovani promesse?
Purtroppo mancano ancora. Oramai l’esperienza cominciano ad averla ed un quindicesimo o dodicesimo iniziano a divenire un po’ stretti come risultati, dovrebbero, vista l’età, puntare alla top ten. Probabilmente anche per loro vale il discorso che le capacità non rispecchiano le nostre speranze iniziali".

 

- Chiudo con i giovani del Team Italia, come si sono comportati?
"Questa per loro è pura esperienza, anche se per alcuni di loro le capacità e la preparazione per fare bene non manca. Ed infatti ci sono state delle belle prestazioni. Ho notato che i più giovani hanno patito in forza e costanza. Caffaratti è stato l’unico, avendo ventidue anni, che non ha gareggiato nella classe Junior Under 21 ma nella classe E2 del Mondiale e sinceramente mi ha particolarmente sorpreso per l’impegno e la costanza che sta dimostrando gara dopo gara. In generale c’è ancora da lavorare parecchio e infatti sarà mia preoccupazione intensificare gli allenamenti insieme, ma resto comunque fiducioso".

 

 

il promettente Caffaratti in gara a Tolmezzo