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10 aprile 2004

 

ROBI LOCATELLI RITROVA L'APRILIA

E PUNTA AL BIS IRIDATO

il pilota di Carvico è pronto per la sua decima annata nel campionato mondiale, è uno dei favoriti nella classe 125

 

di Carlo Magni (L'Eco di Bergamo)

 

Il conto alla rovescia è iniziato: pochi giorni separano piloti, squadre e semplici appassionati al via del Motomondiale 2004, che scatterà domenica 18 da Welkom, in Sudafrica. Tra i protagonisti della 125 è atteso anche il bergamasco Roberto Locatelli, reduce dalla peggior Robi Locatelli stagione della sua carriera iridata, quella passata in sella all'esordiente Ktm ottavo di litro, una moto che ha rischiato di far pensionare anzitempo il Loca. 

 

Ma evidentemente agli addetti ai lavori non è sfuggito il fatto che la classe cristallina e il talento del 29enne pilota di Carvico non fossero per nulla svaniti, nonostante la scarsità di risultati. Così nel Gp del Sudafrica ormai alle porte, Locatelli festeggerà l'ambizioso traguardo dei 10 anni consecutivi passati nel circus iridato delle due ruote in sella al vecchio amore, quell'Aprilia 125 che lo consacrò campione del mondo nel 2000. I test invernali hanno subito messo in evidenza il feeling tra Roberto, la moto di Noale ed i tecnici della squadra capitanata da Lucio Cecchinello, pilota-team manager che ha deciso di passare definitivamente a questo secondo ruolo. 

 

Dieci anni dopo l'esordio, come vive Locatelli l'attesa per l'inizio della nuova stagione?
«Oggi – dice il pilota di Carvico – sono molto più sereno di quell'ormai lontano 1995, quando sul circuito di Eastern Creek, in Australia, fui gettato nella mischia con l'Aprilia 250. Nel frattempo ho maturato una grande esperienza, ho disputato 130 Gp e le corse sono diventate parte integrante della mia vita. L'entusiasmo è quello di sempre ma, anche se sembra impossibile, per me gareggiare in pista è diventata una routine».
Pensava di tagliare un traguardo così ambizioso? 

 

«Dieci anni fa, seduto ad un tavolo con degli amici, dicevo che se avessi avuto la possibilità di calcare le scene iridate per così tanto tempo avrei avuto di che esserne contento. Ci speravo, ma allora non ero certo di farcela». 

 

Col senno di poi pensa di avere commesso errori?
«La vita è fatta di errori, ma io preferisco chiamarle esperienze, di cui alcune meno belle, ma che rifarei tutte. Ad esempio, dopo aver conquistato il titolo della 125 nel 2000, decisi di tentare il salto di categoria passando alla 250. Oggi posso dire che non fu la scelta giusta, ma non la rimpiango».

 

In seguito è tornato alla 125, con il nuovo progetto Ktm.
«Anche qui devo dire che la convinzione era quella di far bene: se una casa ufficiale decide di entrare nel motomondiale lo fa con determinate ambizioni. Io ho creduto nel progetto della casa austriaca, ma per tanti motivi le cose non sono andate secondo le mie e le loro aspettative».
Poteva restare a piedi, invece si ritrova in un grande team. 
«E per questo devo ringraziare pubblicamente Cecchinello. Da quasi disoccupato a pilota Aprilia, nel miglior team sulla piazza, pare un sogno, invece…».

 

I test invernali hanno dimostrato che è in grande forma. Qualcuno la vede come il favorito alla conquista del titolo. 
«Ho quasi trent'anni e dal 2005, nella ottavo di litro, entrerà in vigore il limite d'età a 26 anni. Il mondiale o lo rivinco quest'anno o mai più. La concorrenza però è molto agguerrita: direi che ci sono almeno una decina di piloti che se la possono giocare. Le Aprilia degli spagnoli Barbera e Bautista, le Honda di Dovizioso e dello svizzero Luthi, la Ktm dell'australiano Stoner e la Derbi dell'iberico Lorenzo godono al momento del maggior credito. Poi potrebbero esserci le sorprese di Perugini e Lai con la Gilera o l'Aprilia del giovane francese Di Meglio».

 

Cosa farà la differenza?
«Sono convinto che l'esperienza possa essere l'arma in più. I giovanissimi lotteranno, ma credo che alla distanza qualcuno uscirà dai giochi. Da metà anno in poi la lista dovrebbe restringersi a due tre piloti al massimo».

 

E Locatelli ci sarà? 
«Facendo i debiti scongiuri, mi auguro proprio di sì».