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16 aprile 2007
ROBI LOCATELLI VUOLE TORNARE A GAREGGIARE GIA' TRA UN MESE prima intervista al campione orobico dopo il terribile schianto di Jerez - «È stata la moto, sono sicuro, ma correrò a Le Mans»
di Carlo Magni (L'Eco di Bergamo)
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«Mi sveglio in questo letto d'ospedale e mi domando: ma cosa ci faccio qui? Ho visto Manuela accanto a me che sorrideva e ho capito subito che mi era successo qualcosa di grave. Ho provato a muovere le dita dei piedi e poi ho fatto lo stesso con le mani. Ce la faccio. Buon segno, ma quando cerco di tirarmi su con il busto arrivano i dolori».
Questa la ricostruzione del risveglio nel reparto di rianimazione a Bologna
di Roberto Locatelli, a tre settimane esatte dal drammatico crash di Jerez e a quindici giorni dall'uscita dal coma farmacologico. Ci accoglie nella casa dei suoceri la fidanzata Manuela Gilardi, mentre Roberto è intento a guardare in TV le prove cronometrate della Superbike, dove corre il suo amico Max Biaggi. «Non lo so cosa succede quest'anno in Spagna. Pioveva nei test invernali, io sono caduto a Jerez e ora a Valencia piove!».
«Un impatto del genere ti fa muovere gli organi interni: per questo ho perso tanto sangue. Per questo ho fratture dappertutto, ma già da due giorni riesco a dormire meglio e, anche se sulla sedia a rotelle, mi posso muovere». Altro che muoversi, il Loca sembra un contorsionista e, nonostante il divieto che gli hanno imposto i medici, seduto sul divano continua a piegare le gambe, le accavalla, guarda i ferri che gli tengono la caviglia sinistra. Poi si ricorda che ha una cicatrice sul mento, opera dei medici di Cadice. «Hanno fatto alla svelta gli spagnoli: questo è italiano, avran detto, mettiamogli un po' di punti! Così adesso mi ritrovo con i segni della cucitura sul mento e pure sotto all'occhio destro. Mi farò crescere la barba, così non se ne accorge nessuno».
Il Loca è un fiume in piena, non ha perso l'ironia dei tempi migliori e, nonostante non possa aprire la bocca più di tanto, a causa dell'operazione maxillo-facciale al quale è stato sottoposto dieci giorni fa, parla senza sosta, ripercorrendo le tre settimane passate in ospedale. «A 32 anni mi è capitata quest'esperienza. Beh, per la prima parte io non posso dire nulla, perché non ricordo niente. Quando mi hanno detto che ero caduto a Jerez non volevo crederci. A Jerez! Jerez è la mia pista, dove ho fatti grandi gare, dove ho battuto i record sul giro con la 125. Non è possibile che son caduto li e mi sono fatto così male. Non sarò mica rimbecillito? Appena è stato possibile ho voluto rivedere le immagini dell'incidente. È successo qualcosa sulla moto, questo è sicuro. Potrà sembrare strano, ma la cosa mi ha rassicurato e mi è tornata subito la voglia di correre».
Per la verità, è stata una dottoressa a svelare a Roberto la caduta di Jerez. «Non volevo chiederlo a Manu, perché credevo di aver fatto qualche stupidaggine con il T-Max (Yamaha, ndr). Allora ho detto alla dottoressa: chissà la moto a casa come sarà ridotta. Quella mi ha guardato come se fossi completamente fuori di melone: "Che T-Max, sei cascato a Jerez"».
Adesso di nuovo a Bologna, per completare l'operazione al viso. «Voglio mangiare una pizza. L'ho promessa a chi mi ha assistito in ospedale: sono stati fantastici, sia i dottori, che gli infermieri e i radiologi, ma non è che l'hanno fatto perché sono un pilota famoso, lo fanno con tutti. Nella vita c'è sempre qualcosa da imparare. Sarò loro eternamente grato».
Tante le visite, gli attestati di stima. «Mi ha fatto piacere sentire che tutto l'ambiente del motomondiale mi è stato vicino. Non solo, tanti tifosi mi hanno scritto utilizzando il mio sito internet e sia Max Biaggi che Nicky Haiden hanno fatto lo stesso, incitando i loro fans a fare altrettanto. Mi hanno dato una grande carica, così come quando è venuto Alberto Tomba, anche se non stavo ancora bene».
Cade un pilota negli ultimi minuti della Superbike e Roberto si mette a ridere. «Ecco, era meglio se facevo così anch'io. Guarda, rotola un po', ma poi si rialza senza problemi. Comunque io voglio correre a Le Mans, il 20 maggio. Non posso arrivare al Mugello senza essere prima risalito in moto. Ho bisogno di girare un po', capire come sto, vedere che sensazioni provo. Il dottor Costa mi ha detto di stare tranquillo, ma la moto mi manca. E poi, dopo il Mugello c'è subito la gara di Barcellona, su una pista difficile, così come sono molto difficili Assen e Donington, che arrivano in sequenza. No, no, io a Le Mans corro di sicuro».
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