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Roberto Locatelli
ha appena compiuto30 anni (è nato il 4 luglio del 1974) e avrebbe voluto festeggiare con un
grande risultato nel Gp del Brasile classe 125. Invece il portacolori del Safilo Carrera Lcr deve accontentarsi
di brindare con il quarto posto raccolto sulla pista di Rio, dove si è corsa la settima prova del motomondiale.
Sul tracciato carioca, reso insidioso dalle buche e dallo sporco appena fuori traiettoria, il
bergamasco ha faticato per tutta la gara a stare col gruppetto dei primi, non ha potuto tentare l’assalto al podio
e la sua delusione al termine dei21 giri è palpabile.
È un buon quarto posto?
«Sono deluso dal risultato della gara, perché ci tenevo a stare davanti come piace a me e invece, mio
malgrado, ho dovuto stare al gancio dei primi per tutta la durata del Gp. Purtroppo la mia Aprilia ha accusato
un preoccupante calo nelle prestazioni del motore, sia in accelerazione che in velocità di punta. E considerando
il fatto che la pista di Rio presenta due lunghi rettilinei si può capire la mia fatica per rimanere nel
gruppetto di testa».
Eppure
ha tagliato il traguardo a soli 359 millesimi dal vincitore di giornata, lo spagnolo Barbera.
«Vista così sembra una bella cosa, ma ho un diavolo per capello. Sin dai primi giri mi sono reso conto che
passare Stoner, Dovizioso, Lorenzo e Barbera in fondo al rettifilo dalla parte opposta dei box era impossibile.
Quello è l’unico punto, più della staccata del rettilineo dei box, dove
si può tentare un attacco deciso e con buone probabilità di riuscita,
sfruttando la scia, ma proprio non ne avevo. Dalle altre parti della pista, invece, appena metti una ruota
fuori dalla traiettoria ideale corri il rischio di scivolare via, visto lo
sporco che c’è».
Così è rimasto sornione ad aspettare
un eventuale errore degli altri?
«Io dagli altri piloti non mi aspetto mai niente, tranne che la doverosa correttezza in pista. Sabato, ad
esempio, non c’è stata: quando stavo effettuando il mio giro veloce, deliberatamente
in due mi hanno ostacolato, impedendomi di migliorare il tempo di qualifica. Tornando alla gara,
il 17enne Lorenzo che mi aveva battuto una settimana fa ad Assen, in effetti ha osato troppo, è caduto
e così ho guadagnato la quarta posizione ai suoi danni. Poi ho sbagliato io e Giansanti mi ha superato,
facendomi perdere per un attimo il contatto con i primi: caparbiamente ho ripassato Mirko e mi sono
rimesso a caccia del trio di testa».
Con un ultimo, inutile tentativo nel
giro finale di soffiare il terzo gradino del podio a Dovizioso.
«Ci ho provato, ma Andrea ha sbagliato una curva e per poco non mi scaraventava a terra. Peccato, sarà per un’altra volta».
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