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1 maggio 2005

 

LOCATELLI FESTEGGIA IL 150° GRAN PREMIO

DELLA CARRIERA A SHANGHAI

«peccato che per un'occasione così speciale non possa contare sul massimo feeling con la mia Aprilia»

 

di Carlo Magni (dal quotidiano L'Eco di Bergamo)

 

Non se n'era accorto nemmeno lui, ma quando giovedì Roberto Locatelli ha scoperto che il Gp della Cina a Shanghai avrebbe rappresentato la sua 150ª partecipazione a una gara del motomondiale, quasi non ci credeva. Un traguardo, quello dei 150 Gp, non da tutti. Il primo a stupirsene è, come detto, Robi Locatelli sull'Aprilia 250 del Team Lcr proprio Loca, catturato a mezz'ora dalla conclusione delle prove ufficiali della 250, che l'hanno visto in grave difficoltà e attardato in 12ª posizione.

 

Mentre si sta dirigendo alla clinica mobile a farsi medicare alcune escoriazioni, riportate in una caduta nelle prove libere del mattino, Roberto analizza la sua carriera e il difficile momento che sta attraversando. «Sapevo di essere vicino ai 150 Gp, ma non ricordavo dove avrei spento le classiche candeline - esordisce Locatelli -. Quindi la gara in Cina rappresenta qualcosa di speciale per me e vorrei tanto festeggiare con un risultato di prestigio, ma realisticamente spero di finire tra i primi dieci».

 

- Lei sta vivendo un momento particolarmente difficile, mentre il suo compagno di squadra Stoner è reduce dalla vittoria nel Gp del Portogallo e scatterà a Shanghai dalla pole position. Com'è possibile? 
«La cosa non si spiega, se non per la mancanza di feeling tra me e la mia Aprilia. Non mi sento a mio agio quando guido e questo per un pilota è un grande svantaggio. A mio avviso il problema è da attribuire a qualcosa che non va nelle sospensioni della moto. Le stiamo provando tutte per uscire da questo empasse tecnico, ma nonostante gli sforzi comuni, miei e dello staff del Carrera Sunglasses Lcr team, i risultati parlano chiaro e dimostrano che ci troviamo nel bel mezzo di un guado e facciamo fatica ad uscirne. Per quanto riguarda Stoner posso dire che è giovane e probabilmente la sua gioventù conta più della mia esperienza e delle mie esigenze di guida. È un pilota molto veloce, e già lo si sapeva. L'anno scorso avevamo entrambi una moto vincente nella classe 125 e io lo battevo spesso e volentieri. Quest'anno i ruoli, purtroppo per me, si sono invertiti, ma la stagione è lunga e le cose possono cambiare anche abbastanza in fretta».

 

- Tornando al traguardo dei 150 GP, ci può raccontare qualche episodio significativo riguardante la sua carriera iridata? 
«La giornata che ricordo come la più emozionante è stata quella della vittoria nel Gp del Pacifico a Motegi in Giappone. Era il 15 ottobre del 2000 e con il successo in gara conquistai anche il titolo iridato della classe 125. L'episodio invece più doloroso è quello della morte di Daijiro Katoh, avvenuta sempre in Giappone ma sul circuito di Suzuka, nel 2003. Due anni prima eravamo stati avversari nella classe 250 e Daijiro aveva vinto meritatamente il Mondiale».

 

- In questi anni qual'è la persona dell'ambiente con la quale ha legato di più? 
«Di sicuro Max Biaggi (alla 200ª presenza iridata, nda), anche se al mio esordio in 250 nel 1995 me lo sono trovato come compagno di squadra e con la vittoria ottenuta nel Mondiale dell'anno prima. Scomodo, per un pivello come il sottoscritto! Max è molto diverso da come appare pubblicamente e bisogna conoscerlo bene per apprezzarne le doti. Ho comunque avuto buoni rapporti con tutti, in particolare con altri due miei compagni di squadra, Scalvini e Migliorati».

 

- Il pilota più forte in assoluto contro il quale ha gareggiato? 
«Valentino Rossi, senza dubbio. La genialità in persona!».