m o t o w i n n e r s 

spazio interviste


incontri ravvicinati coi personaggi più affermati


Pietro Gagni - intervista marzo 2007

 

messo alle spalle il passato di fuoriclasse dell'enduro...

  NEI BOX DI TUTTI I CIRCUITI PIU' FAMOSI

AL FIANCO DEI CAMPIONI DEL MOTOMONDIALE

 

di Mauro Caglioni (dal quotidiano L'Eco di Bergamo)

 

 

I circuiti del MotoGp li conosce metro per metro, anzi, palmo a palmo. Appena c'è un attimo di tregua, molla attrezzi, ruote e pezzi di ricambio e si infila le scarpe da ginnastica: «Li faccio di corsa, giusto per staccare la spina. C'è quello di Phillip Island in Australia che ha una vista unica sul mare...». 

 

Pietro Gagni, 55 anni di Pedrengo, è il meccanico della Ducati che si prepara al debutto ufficiale al Motomondiale 2007, il 10 marzo sul circuito di «Doha Losail» in Qatar.
Gagni è da quattro anni che segue le rosse di Borgo Panigale, ma alle spalle ha vent'anni di esperienza nel Motomondiale e una carrellata di campioni: da Max Biaggi a Marco Melandri, dal brasiliano Alex Barros agli spagnoli Carlos Checa e Sete Gibernau. 

 

«Ho iniziato questo lavoro nel 1986 – racconta –, nel team di un altro campionissimo delle due ruote, Giacomo Agostini. Conoscevo il fratello Felice, mi disse che volevano fare una squadra, iniziai con loro». 

Quella per i motori è una passione che Gagni ha nel sangue. Da sempre. «A 17 anni con i primi guadagni come meccanico mi comprai una moto Muller, la acquistai a rate per 115 mila lire. Per i ragazzi di allora la Muller era il massimo. La tenevo con cura e mi piaceva mettere mano al motore quando ce n'era bisogno». Per una decina di anni gareggiai anche nella categoria enduro, conquistando tre titoli europei, sei medaglie d'oro alla «Sei Giorni» e il «Vaso d'argento» in sella alla sua Swm. 

 

Mamma Angela, donna concreta e legata alle cose semplici, non nascondeva la preoccupazione nel sapere il figlio in sella a una moto. Molto meglio il lavoro da meccanico, diceva. «Certo era preoccupata, lo era anche mio papà Giuseppe, ma mi sosteneva, come tutti i miei fratelli».

 

Dieci di anni di corse, poi Gagni abbandona l'attività agonistica e si dedica al lavoro di meccanico a tempo pieno: «Finita la carriera nel '72, ho aperto un'officina a Pedrengo, un'attività che ho lasciato quando è iniziata la mia avventura nel Motomondiale». Un'avventura che inizia con il team Agostini e prosegue con la Cagiva, poi tre anni, dal '95 al '98 alla Yamaha Rayney con il giapponese Arada. Dal 1998 al 2003 Gagni passa alla Yamaha Malboro, dove prepara la moto di Gibernau, Biaggi e Melandri mentre dal 2004 è alla Ducati. E da vent'anni gira il mondo per lavoro, 11 mesi con la valigia in mano. «Anche se a parte hotel e circuiti, non c'è tempo per vedere nulla. Il lavoro inizia presto alla mattina e va avanti fino a sera, ma capita anche di lavorare fino a notte fonda se il pilota non è soddisfatto, e qualche volta succede». 

 

Gagni nel paddock segue tutto con puntiglio. «Quando Pietro mette mano ai motori e alle sospensioni non ce n'è per nessuno», dice di lui l'amico Fausto Oldrati, titolare dell'omonima concessionaria di Pedrengo. Lui fa il modesto, convinto che «è l'impegno di tutto il team a far vincere il pilota». È appena rientrato dall'ultimo test in Spagna e si prepara al via iridato: lo attendono 18 Gran premi in 16 Paesi diversi. Un tour de force, una nuova avventura: «Quest'anno con altri tre meccanici, un capomeccanico, un elettronico e un ingegnere di pista seguo la moto di Casey Stoner, un secondo staff tecnico segue invece Capirossi». L'obiettivo di casa Ducati è vincere. «Veniamo da una stagione positiva, ci sono i numeri per farcela, anche se Valentino Rossi resta il numero uno». E detto da lui che è uno che di campioni se ne intende, c'è da crederci: «Capirossi l'anno scorso è andato forte. Vediamo quest'anno come va anche con Stoner». 

 

Il meccanico non ha dubbi: «Il team è fondamentale, meccanico e pilota devono capirsi con uno sguardo, altrimenti non va. Ho sempre avuto bei rapporti con tutti, con Melandri andavo anche in bici, l'altra mia grande passione». Già, quando è nella sua Pedrengo, Gagni prende la bici e pedala, anche un centinaio di chilometri al giorno: «Il mio paese lo porto sempre con me. E a volte, proprio per abitudine, mi capita anche di rivolgermi in bergamasco a qualche collega». Nel suo lavoro anche lui è un numero uno, vent'anni di esperienza nel Motomondiale dietro una sfilza di campioni si fanno sentire. È uno che si è fatto da solo. «Diciamo che il lavoro di meccanico l'ho imparato "fai da te". Concentrazione, serietà, velocità sono elementi essenziali del mio lavoro». 

 

Le soddisfazioni finora non sono mancate: «Una pole o un primo posto di un pilota è una vittoria per tutto il team». Gagni lo sa e si prepara a una nuova sfida.