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11 ottobre 2004 

 

ANDREA DOVIZIOSO, UN SECONDO POSTO A SEPANG

CHE VALE IL TITOLO MONDIALE 125

 il pilota romagnolo é di poche parole ma travolgente in pista, sarà lui il Valentino Rossi del futuro?

 

La gomma col chiodo, ricordo della sfortunata foratura dell’Estoril, l’ha messa al collo dopo il secondo posto che gli è valso la conquista matematica del titolo mondiale della classe 125, con due prove d’anticipo. Andrea Dovizioso è campione a 18 anni e 201 giorni, cinque appena in più di quanti ne avesseil neo campione del mondo Andrea Dovizioso Valentino Rossi all’epoca del primo titolo nella classe d’ingresso.

 

Lui, uno dei Valentino Rossi del futuro, non ha la carica esplosiva del folletto di Tavullia, quella simpatia capace di forare i teleschermi. Dovizioso lo sa e lo ammette.
«Valentino è il mio idolo, forse perché non ho mai conosciuto Agostini - dice Andrea - Ma Rossi è il più completo. Vorrei essere il Rossi del futuro». 

 

- Potrà oscurare la sua fama? 

«No, purtroppo no: un altro Vale non verrà più fuori. Di risultati come i suoi ne puoi fare, però il problema è il suo saper fare. Io sono fatto così e piacerò meno al grande pubblico. Conta la Tv, Rossi la usa bene. Il suo successo è legato anche al fatto di fare il simpaticone davanti alle telecamere. Vale piace anche per le cavolate che fa».

 

Lui non ne fa. Andrea è forte in pista, quattro vittorie quest’anno, quarto il suo peggior risultato escluso il ritiro per foratura in Portogallo, ma il suo carattere è chiuso. Riflessivo e tranquillo ha le sue migliori doti nel «ragionare,  non fare pazzie, concretizzare». Nato a Forlimpopoli il 23 marzo ’86, Dovizioso risiede a Forlì. 

- Quando è nata l’idea «da grande faccio il pilota»? 

«Subito. Mi hanno messo su una moto appena nato».

 

- Contano più il talento o i soldi a inizio carriera?
«Il talento conta sempre più di tutto, ma anche i soldi contano». 

 

Dovizioso ha conquistato la pole nella 125 Dopo l’arrivo non ha parole. «Non so cosa dire, ho un sacco di emozioni che mi si mischiano in testa. Il prossimo anno sarà in 250, sempre con la Honda. Il mio sogno è correre in MotoGp». 

 

- Fare il pilota è una professione o un divertimento?
«È lavoro, ma non il correre in pista. Lo è tutto il resto che viene dal fatto di correre. Ciò che di solito ai piloti non piace». 

 

- Correre è sempre meglio che lavorare?
«Assolutamente sì...».

 

- Quali sono i suoi difetti? 

«Ho bisogno di qualcuno che mi inciti». 

 

La passione l’ha ereditata da suo padre Antonio, camionista, 50 anni, appassionato di motocross. Dalla madre, Anna Maria Fabbri, 49 anni, operaia in una fabbrica di salotti, ha ereditato la proverbiale flemma.

«Sono stato - racconta - campione italiano minimoto nel ’97 e ’98. Nel 2000 ho vinto il "Challenge Aprilia", nel 2001 l’Europeo classe 125... poi sono arrivato tre anni fa al mondiale».