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marzo 2010

 

LA PASSIONE PER LE GARE DI YURI DANESI

AL SERVIZIO DELLE NOVITA' TARGATE ACERBIS

l'ex pilota bergamasco di motocross è il responsabile di prodotto in pista della affermata società di Albino

 

Ufficio Stampa Acerbis

 

Yuri Danesi, a destra, con Christophe Charlier (foto Zanzani)

 

 

Oltre ad essere una grande appassionato di motocross, sport che ha iniziato a praticare nel 1985, Yuri Danesi è un profondo esperto di tutto quanto ruota attorno al mondo del fuoristrada. La sua competenza, esperienza e applicazione lo hanno fatto diventare responsabile prodotto in pista per la Acerbis.. 
I suoi primi passi sulla minicross Yuri li ha mossi quando aveva appena cinque anni, quando si è avvicinato al fuoristrada per divertimento. Una passione ben presto diventata vero e proprio amore, visto che il simpatico bergamasco ha continuato a correre sino a 19 anni per poi, una volta smessi i panni del pilota, iniziare la sua carriera lavorativa nello stesso ambito.

“Il primo anno ho lavorato con la Husqvarna facendo il meccanico nell’enduro – spiega Danesi – quindi in KTM nel motocross, e nel 2003 ho iniziato in Acerbis come racing service ai mondiali di motocross continuando nelle stagioni 2004, 2005 e 2006. Tre anni fa ho fatto una pausa facendo da meccanico a Manuel Monni nel team 3C Yamaha, per poi, nel 2008, rientrare nei ranghi in Acerbis come consulente esterno seguendo parallelamente come tecnico Rudy Moroni nel campionato europeo per tre stagioni”.

- Com’è nato il tuo rapporto con Acerbis?
“Abito ad un chilometro dalla sede di Albino, e fin da quando correvo ho sempre stravisto per Acerbis e ho sempre comprato i loro prodotti. Inoltre Franco quando facevo le gare mi ha dato una mano, quindi per me Acerbis e niente altro”.

- Ora ti sdoppi nel ruolo di racing service e sviluppo prodotto: come combini le due cose? 
“Alla perfezione direi, in quanto durante la settimana si ricercano sempre nuove soluzioni e si portano avanti nuovi progetti che poi vengono testati sul campo assieme ai nostri team per ottimizzarne lo sviluppo. Tra questi Yamaha-Rinaldi e Gariboldi nel motocross e KTM Farioli, oltre comunque ad altri team minori come ad esempio quello di Iller Aldini, l’ex meccanico di Michele Rinaldi, che ci mette a disposizione la sua notevolissima esperienza per sviluppare soluzioni avanzate o testare le nostre idee per capire se sono valide o meno. Non solo per il mondo delle gare ma anche per la vendita”.

- E’ importante quindi avere dei testimonial prestigiosi e piloti di alto livello per sviluppare i prodotti?
“Sicuramente, perché al di là dell’immagine che trasmettono mettono a disposizione anche la loro esperienza, sia per quanto riguarda i piloti che i tecnici che lavorano per loro. Hanno tanta esperienza e tante nozioni tecniche che permettono tante volte, con piccole modifiche, di fare grandi differenze”.

- Agli alti livelli non deve essere facile accontentare tutti.
“Dipende da chi e in che frangente. Ad esempio per il team Rinaldi, che a mio avviso è il numero uno al mondo, anche il risparmio di peso di un solo grammo è fondamentale. Che si stia parlando di un paramano o di un parafango o della maglietta del pilota, il grammo, giustamente, è fondamentale. D’altronde è comprensibile, spendono tantissimi soldi in bulloneria in titanio, in carbonio e via dicendo, che buttare via anche soli cento grammi per colpa di un parafango non sufficientemente leggero sarebbe stupido”.

- C’è mai stato una squadra con cui è stato difficile lavorare perché aveva magari delle richieste troppo esigenti?
“No, perché è vero che questi team qualsiasi prodotto lo portano all’estremo per quanto riguarda la prestazione tecnica, però allo stesso tempo hanno dei motivi validi. Tante volte è più facile lavorare con una struttura di livello mondiale che però sa cosa vuole, piuttosto che con team minori o clienti che pretendono, ma non sanno cosa”.

- La parte più difficile di questo lavoro?
“Dipende. Tanti mi dicono il viaggiare, però per me è la parte più bella. Quando uno lo fa con la passione, e ha sempre fatto solamente quello, la parte più difficile è quando guardano le partite di calcio alle gare. A me il calcio non piace, e vedere i miei colleghi che guardano le partite quando siamo via mi deprime perché io penso solo alla moto”.

- La parte invece che ti da più soddisfazione? 
“Essere a fianco e vedere crescere ragazzini, i giovani. E’ bellissimo lavorare con piloti come Everts, però ti senti più importante quando vinci una manche di europeo con un ragazzino che hai portato tu a fare l’europeo o che hai contribuito a farlo correre”.

- Il prodotto che ti ha dato più soddisfazione sviluppare?
“Sicuramente le selle X-Seat. Perché dietro c’è una tecnologia che nessun’altro aveva, quindi non avendo modo altri paragoni o altri riferimenti ci ha permesso di collaborare con tantissime squadre e piloti, tutti entusiasti di provare questo nuovo ed esclusivo prodotto”.

- Addirittura la fama di queste selle è arrivata anche sui circuiti di velocità.
“In effetti lo scorso anno abbiamo fatto un accordo di collaborazione con il Team Scot che le ha utilizzate sulle loro moto da gara. E’ stata veramente una grande soddisfazione vedere che, dopo anni passati faticando persino a trovare i pass, la X-Seat ci ha aperto le porte alla MotoGP. Persino Mediaset ci ha fatto un servizio dedicato alla nostra sella, così come quello pubblicato sul sito ufficiale della Dorna oltre alle tante pagine apparse sulle riviste del settore velocità. Quella è stata una dei miei più grandi appagamenti”.

- Situazioni interessanti te ne saranno capitate tante: una in particolare?
“Sicuramente gli anni più stimolanti sono stati quelli quando mi occupavo del racing service con Stefan Everts. Perché ho capito cosa vuol dire essere un fenomeno, lo vedevi vincere tanto ma stando con lui capivi anche perché ciò succedeva. Mi ricorderò sempre di un inverno in Belgio, mi trovavo con Stefan e Cedric Melotte che si stavano allenando. Siamo andati in una pista dove c’erano altri piloti che quell’anno se la giocavano per il titolo, ad un certo punto è venuto un gran freddo e dopo un quarto d’ora hanno caricato tutto e sono andati a casa. Stefan invece è rimasto, e quel pomeriggio ha fatto tre manche da 50 minuti. Pensa, mentre gli altri hanno mollato perché le condizioni erano veramente estreme, lui si è sparato un allenamento di due ore e mezza: questo ti fa capire come mai una persona, se vuole arrivare a certi obiettivi, può veramente farcela. Con loro due sono stati gli anni che, grazie al rapporto che si era instaurato, ho maturato più esperienze sia a livello tecnico ma anche a livello di rapporto con i piloti”.

- Un sogno nel cassetto?
“il mio personale sarebbe quello di riuscire a ad avere un ragazzino e portarlo a fare il mondiale. Che in parte ho realizzato con Moroni, ma che vorrei concretizzare portandolo a fare risultati più consistenti. Come Acerbis invece sarebbe quello di vincere il più possibile spendendo il meno possibile”.

- Il prodotto che ti piacerebbe inventare?
“Una protezione, una così valida da poter impedire qualsiasi forma di infortunio grave”.

- Quest’anno pensi di prenderti delle soddisfazione al mondiale con i piloti Acerbis?
“Penso proprio di sì perché vedo in Charlier uno che sicuramente farà grandi gare, anche se probabilmente pagherà l’inesperienza perché nonostante arrivi alla MX2 con in tasca il titolo europeo dovrà prendere la mano al passo del mondiale. Anche Harry Kullas, suo compagno di squadra nel team Yamaha Gariboldi potrà dare delle belle soddisfazioni, perché sulla sabbia andrà fortissimo, così come Gautier Paulin e David Philippaerts che sulle loro Yamaha Monster Energy ufficiali usano le nostre plastiche ”.

- Sarà senz’altro una bella stagione.
“Sì, quest’anno di sicuro, compresa quella negli Stati Uniti dove Ryan Villopoto sta dando lustro ai colori Acerbis”.

- Ti piace anche il supercross?
“Sì, ma preferisco il mondiale, perché a mio avviso il livello tecnico che abbiamo in Europa è più avanti. Magari il look è un po’ meno curato, però a livello di sviluppo di nuove idee sia per quanto riguarda le moto che i prodotti correlati non ci batte nessuno”.

 

 

 

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