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luglio 2010

 

STEFANO DAMI, UN RAPPORTO SPECIALE

COL FANTASTICO MONDO DEL SUPERCROSSI

pareri e sensazioni del pilota delle Fiamme Oro alla vigilia della terza prova del tricolore di scena a Cervarese Santa Croce

 

Ufficio Stampa Off Road Pro Racing

 

Stefano Dami

 

Dami in salto con la sua Honda

 

 

Veloce, sicuro, affidabile: Stefano Dami. Al momento occupa la terza piazza nel campionato supercross, un campionato bello tosto!
Abbiamo voluto fargli alcune domande, sia personali che generali, per scoprire il parere di una persona certamente esperta, che tuttavia vive il momento da protagonista.

D) – Occupi la terza posizione in campionato, il primo degli italiani, quali sono i tuoi obiettivi finali?
R) Vorrei provare a terminare tutte le gare in zona podio e magari tentare in qualche prova a mettere le mie ruote davanti a quelle dei due francesi che mi precedono! 

D) – Gli avversari sono cambiati e aumentati ma Stefano è sempre con i primi, eppure il livello sembra aumentato...
R) Si, il livello qualitativamente è alto e oltre all’arrivo di qualche francese molto veloce bisogna stare attenti anche all’americano Keeney: è molto veloce anche lui anche se per ora ha raccolto poco. Da parte mia cerco sempre di dare il massimo e di reggere il ritmo dei miei avversari.

D) - Dopo questo campionato potresti risultare più competitivo per l’europeo da aspirare ad una posizione di vertice?
R) Questo è uno dei miei obbiettivi. Anche il livello delle piste del nostro campionato è cresciuto tecnicamente e spero che ciò mi serva per arrivare ancora più preparato per l’Europeo.

D) – MB Team, al momento la squadra più numerosa e più vittoriosa, come ti trovi insieme a due piloti francesi così forti?
R) Io mi trovo molto bene con la squadra: abbiamo fatto un grande lavoro di sviluppo sulla moto e sono riusciti a cucirmi addosso una moto molto performante. Ora tocca a me metterci del mio! L’arrivo dei francesi per me è uno stimolo a dare ancora di più perché si sa che il primo avversario è sempre il tuo compagno di team, comunque li conoscevo già e sapevo che erano molto veloci e che non sarebbe stato facile batterli. Angelo Massaglia ha voluto schierare una squadra che potesse puntare tutte le gare alle posizioni di vertice e sicuramente ha centrato il suo obbiettivo.

D) – Due Team (Cevolani e Suzuki Valenti) hanno fatto arrivare due giovani e sconosciuti piloti americani che si sono dimostrati veloci sul “giro”, e forse raccoglieranno presto dei buoni risultati. A prescindere dal loro valore, in generale che interpretazione dai a queste iniziative in relazione al campionato?
R) Penso che sia positivo per il campionato perché se un team cerca di accaparrarsi un buon pilota vuol dire che ha ritorno di visibilità e di immagine da queste gare. Perciò significa che il promoter sta lavorando bene e che i team cominciano ad essere interessati a questo tipo di manifestazioni. Io spero però che questi stessi team cerchino anche di far crescere giovani piloti italiani che è molto importante per il futuro del cross azzurro. Noi come MB team stiamo cercando di fare anche questo con il giovane Marrazzo.

D) – Mentre nella SX1 si registra qualità e quantità, nella SX2 e nella SXJ la presenza è limitata, ma come è possibile che proprio i giovani non prestino attenzione al Supercross quando è sotto gli occhi di tutti il risultato della scuola francese, che si basa totalmente sulla pratica del Supercross?
R) Penso che sia dovuto in parte ad alcune concomitanze con queste prime gare ma soprattutto che ci sono poche piste da sx dove allenarsi. Se non fosse per quelle private che qualche pilota o team si è fatto realizzare non ce ne sarebbero proprio. La federazione dovrebbe intervenire e far realizzare ,magari nell’area di impianti motocross già esistenti, una pista da supercross per regione. I ragazzini così potendoci girare si sentirebbero anche più sicuri per poi venire a correre. Purtroppo non basta lo stage del venerdì, anche se è già meglio di niente! Comunque il supercross viene ancora visto con un po’ di paura, ma praticarlo più assiduamente riduce i rischi.

D) – Alcuni sostengono che il Supercross sia più pericoloso del Motocross: ma è davvero così secondo te?
R) Se fatto non per gradi si. Non si può pensare di correre senza un adeguato allenamento. Ma questo vale anche per il motocross, nessuno si sognerebbe di andare a correre senza essersi prima allenato! Bisogna praticarlo in maniera costante e allora diventa non più pericoloso del cross tradizionale. Certo che richiede concentrazione sempre massima e un’adeguata preparazione del mezzo. Molto incidenti vengono causati da rotture meccaniche o da non adeguati settaggi e in pista da sx questo può diventare molto pericoloso.

D) – Alle prime due prove abbiamo registrato una presenza di pubblico da record, e Padova sembra allineata, questo nonostante la mancanza dei nostri portacolori più famosi Cairoli e Philippaers. Come ti spieghi tutto questo?
R) Le gare sono comunque avvincenti e spettacolari anche senza i nostri campionissimi. E poi il fatto di correre il sabato sera in condizioni molto favorevoli anche per il pubblico non di settore, quello più occasionale, aiuta. Si sta comodi in tribuna, senza il caldo, e si assiste ad uno spettacolo che comunque non diventa mai noioso perché non ci sono tempi morti e si esaurisce in poche ore. È la ricetta giusta per attirare il pubblico, certo che se ci fossero a correre anche i campionissimi sopra citati probabilmente si potrebbe assistere ad un afflusso ancora maggiore.

D) – Cosa potremmo fare per sviluppare più velocemente in Italia il Supercross?
R) Investire sulle piste dove ci si possa allenare e di pari passo seguire i giovani tramite scuole anche con l’aiuto della federazione stessa. Per il resto la strada intrapresa è quella giusta.

D) – Se vuoi, fatti quella domanda che non ti è stata posta e dai la tua risposta.
R) Più che una domanda –risposta mi piacerebbe fare una proposta che mi gira in testa da un po’, organizzare un bel supercross delle nazioni..con tre piloti per nazione ed una formula nuova ed avvincente con continue manche e batterie fino ad arrivare ad una finale con cinque squadre che si giocano la vittoria finale. Quasi con un tabellone ad eliminazione di tipo calcistico. Logicamente il tutto in una cornice da favola e con una pista che rappresenti tutto il meglio di questa disciplina! bisogna studiare bene la formula di gara ma lo spettacolo sarebbe assicurato. Chissà se sarà mai un’idea realizzabile...

 

 

 

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