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spazio interviste

incontri ravvicinati coi conduttori più affermati


 

24 settembre 2005

 

BOSIS SENIOR AL 20° TRIAL DELLE NAZIONI

BOSIS JUNIOR CONQUISTA IL PRIMO TITOLO

mentre il padre continua a collezionare record il primogenito di 10 anni si presenta sul palcoscenico agonistico ottenendo subito lo scudetto tricolore tra i giovanissimi del minitrial

 

di Danilo Sechi 

 

 

Il fuoriclasse del trial Diego Bosis, residenza a Valbrembo, 38 anni fra poche settimane, è pronto a frantumare uno dei suoi innumerevoli record. Domenica sarà infatti di scena al Sestriere (Torino), coi colori della nazionale azzurra, nel Trial delle Nazioni, la manifestazione che assegna il titolo mondiale a squadre di nazione e per lui si tratterà della 20esima partecipazione alla sfida iridata. Nessun altro conduttore del settore ha mai raggiunto tale traguardo. 
L’asso orobico, esponente delle Fiamme Oro, componente e responsabile del suo Trial Bosis Team, due volte vicecampione mondiale, nove volte vincitore di un Gran premio, sei volte campione italiano nella massima categoria, corre dal 1981, ha ereditato la passione per il trial dal padre Giacomo (uno dei pionieri in Italia della disciplina) e l’ha già trasmessa anche al primogenito Matteo, dieci anni, che - per non smentire l’adagio"buon sangue non mente" - ha già conquistato, pochi giorni fa al Terminillo, il suo primo titolo tricolore nel minitrial. 

 

"Al Trial delle Nazioni sono particolarmente affezionato" afferma Diego Bosis "è un evento che mi ha sempre regalato grandi soddisfazioni. Il ricordo più bello è ovviamente legato a quell’unica volta in cui la nostra compagine è riuscita a vincere, nel l’87 a Tampere, in Finlandia, quando io correvo con la Aprilia e con me erano in squadra Miglio, Chiaberto e Franco, ma bellissimi ricordi riguardano anche l’edizione ’91, in Germania, quando io risultati il migliore nella classifica individuale, l’edizione 2002, in Portogallo, quando realizzai un giro eccezionale, pagando solo 4 penalità in 18 zone controllate......., e l’edizione 2003 a Lavarone, nel Trentino, quando fummo sostenuti da un tifo eccezionale". 

 

"Difendere i colori dell’Italia è sempre un onore, un’occasione prestigiosa per ogni atleta" prosegue "ma considerando la querelle che ha coinvolto i tennisti azzurri in Coppa Davis e considerando che altre nazionali motociclistiche mi risulta possano contare su un interessante premio in caso di buon risultato, sarebbe bello che anche per noi la Federmoto riuscisse a stanziare qualcosa. Intendiamoci, lo dico solo per amore di uniformità, senza spirito polemico, il nostro è uno sport povero, non possiamo pretendere troppo, indossare la maglia azzurra è già più che gratificante e a me basta e avanza, però sottolineo una antipatica disparità di trattamento".
Al Sestriere Diego avrà quali compagni di squadra il bresciano Fabio Lenzi, la punta del suo Team, campione italiano nelle ultime stagioni e ad un passo anche dal titolo 2005; il piemontese Daniele Maurino; l’altro bresciano Michele Orizio. 
I favoriti della vigilia sono gli spagnoli (campioni in carica e nelle cui fila milita il vincitore del mondiale 2005, il catalano Raga) e gli inglesi (capitanati dal sette volte iridato Lampkin).

 

"La forma non è al massimo, in verità" aggiunge Bosis "ho sempre problemi alle braccia. Quando arrivo a metà gara cominciano i crampi e sono condizionato nelle mie prestazioni. La nuova moto Montesa, poi, li ha accentuati, perché richiede una guida più fisica. Di conseguenza nel campionato italiano ho ultimamente perso qualche posizione ma non è detta l’ultima parola per un posto sul podio finale. Per tagliare la testa al toro dovrei farmi operare ma non ne ho troppa voglia. Dopo l’ultimo intervento cui mi sono sottoposto, ad un ginocchio, ho fatto una gran fatica a recuperare e non vorrei dover rifare quella lunga trafila. D’altra parte se deciderò di continuare a correre dovrò prendere una decisione. Per il momento vorrei andare avanti, con la Montesa il contratto è già pronto, presto dovrò effettuare la mia scelta. Nel frattempo, oltre che come pilota, mi sto prendendo tante belle soddisfazioni anche come manager e come padre. Lenzi sta dominando nel campionato italiano, anche Alessandra Sbrana è stata chiamata in nazionale e mio figlio Matteo ha ottenuto il primo importante successo, il titolo tricolore nel minitrial. Sono felice soprattutto perché ha fatto tutto di testa sua, io non l’ho mai forzato e, fra l’altro neanche aiutato, perché i nostri due campionati erano abbinati e quindi correvamo contemporaneamente, non ho quindi potuto seguirlo e consigliarlo. Alle prime due gare era un po’ titubante, poi ha ingranato e battuto tutti. E presto dovrebbe fare il bis anche nel campionato lombardo".