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23 maggio 2006

 

STEFANO BONETTI CONCLUDE MALE

L'AVVENTURA ALLA NORTH WEST 200

 

di Giovanni Cortinovis (da L'Eco di Bergamo)

 

Stavolta è andata male la spedizione irlandese di Stefano Sonetti. il pilota di Castro, alla North West 200. Ma, considerando la gravita degli incidenti di cui sono solitamente vittime i piloti delle corse motociclistiche su strada, sarebbe anche potuta andare peggio. 
Bonetti ha chiuso la sua partecipazione con un incidente che oltre ad averlo estromesso dalla gara gli è costato una frattura, con interessamento del tendine, al pollice destro, ricomposta con una operazione chirurgica due giorni dopo a Belfast.

 

Ricordiamo che la North West 200 (cosi chiamata perché inizialmente si correva sulla distanza delle 200 miglia) è una delle più importanti gare motociclistiche su strada, seconda nel mondo solo al mitico Tourist Trophy che si disputa sull’isola di Man.
A differenza deI T.T,, dove i piloti prendono il via distanziati di 10 secondi l’uno dall’altro e corrono quindi contro il cronometro, alla NW 200 la partenza avviene con lo schieramento in griglia, sulla base dei tempi delle prove.
All’edizione 2006 dl quello che è unanimamente considerato il più grande evento sportivo dell’Irlanda del Nord sono accorse da tutto il paese più di 100 mila persone, la maggior parte delle quali hanno assistito gratuitamente alle 6 gare in programma, direttamente da bordo strada.

 

Sonetti aveva da poco iniziato il terzo dei cinque giri in programma della g ra delle Superstock (mille di cilindrata) quando, un chilometro circa dopo aver superato il traguardo, all’ingresso della prima rotonda del tracciato, è volato contro le protezioni.
Secondo la ricostruzione fatta dallo stesso Bonetti, in fase dì scalata non è entrata la prima marcia ma, anziché puntare contro le protezioni [ le quali avrebbe comunque rischiato di farsi male), ha cercato inutilmente di impostare la curva verso destra. Finito al di fuori de la sede stradale è stato soccorso immediatamente dai commissari che io hanno quindi imbragato prima di portarlo con un’ambulanza in ospedale.
Nel frattempo nella corsia box gli amici Pier e Dani, che lo avevano seguito nella trasferta in veste di meccanici, si chiedevano che fine avesse fatto, non vedendolo più transitare sul traguardo. Solo a gara ultimata, direttamente dalla direzione-corsa, hanno saputo dell’incidente e del successivo ricovero.

 

Al momento dell’incidente Bonetti, in sella ad una Suzuki 2006, occupava mia onorabilissima dodicesima piazza, davanti persino a Adrian Archibaid, vincitore in passato di alcune gare al T.T. e provvisto di una moto ufficiale.
Partito dal 16° posto in griglia, Sonetti aveva già guadagnato quattro pos zioni al passaggio del primo giro, confermando la posizione nella tornata successiva, nella quale aveva pure stabilito il proprio primato personale con 4.35.933.

Abbiamo avvicinato Stefano appena rientrato in Italia. Ha qualche dolore alla mano destra e il morale comprensibilmente basso.
- Tempi di guarigione previsti?
«Cinque-sei settimane per togliere i ferri, poi sperando che tutto sia a posto la fisioterapia».

 

- Arrabbiato o deluso?
«Più deluso per quello che poteva essere e non è stato. Se quando mi sonò accorto che la marcia non era entrata avessi tirato dritto, avrei probabilmente tirato giù qualche protezione ma trattandosi di barriere mobili sarei rimasto in gara, perdendo solo 4/5 posizioni».

 

- Colpa della moto?
«No, la colpa è mia: ogni ta to capita con queste moto, specie nelle scalate decise, che non entri la marcia».
- Senza l’incidente come poteva piazzarsi?
«Sarei probabilmente finito tra i primi dieci perché la moto era notevolmente migliorata da inizio settimana e avevo abbassato il mio tempo sul giro. In fondo il quinto all’arrivo viaggiava solo un secondo sul giro più veloce dei miei tempi».

 

- E al T.T.?
«Penso che al Tourist Trophy avrei potuto togliere 20” sul giro rispetto all’anno scorso, ma è soltanto un’ipotesi. Se trovo i biglietti mi piacerebbe comunque andare sull’Isola di Man in veste di spettatore».

 

- Che cosa salva di questa esperienza?
«Sicuramente tutti i consigli ricevuti dal nostro amico Tim, il capo-meccanico del team Tas Suzuki che ha speso parecchio tempo per analizzare la moto e darci numerose dritte. Credo di aver imparato più in una settimana che in cinque anni di gare. A lui e al miei meccanici Dani e Pier devo sicuramente un grosso grazie, Lo stesso che devo ai medici e agli infermieri degli ospedali di Coleraine e a quelli di Belfast».

 

- Tornerà a correre?
«Sicuramente, l’obiettivo è di fare qualche gara prima della fine dell’anno. La moto non dovrebbe aver subito gravi danni. L’unico pensiero è per i nervi della mano destra, la più importante per un pilota».

 

 

 

 

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