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spazio interviste

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28 settembre 2005

 

AGOSTINI: CON ROSSI ACCUMUNATI DAL TALENTO

IO PERO' ERO PIU' INTROVERSO

  i successi di Valentino che si moltiplicano (sul circuito di Sepang è arrivato il settimo titolo iridato) rendono sempre più oggetto di confronti i palmares e le personalità dei due campionissimi italiani della velocità

 

di Danilo Sechi

 

Le straordinarie carriere di Giacomo Agostini e Valentino Rossi sono separate all’incirca da una trentina d’anni ma, con l’inarrestabile escalation del talentuoso folletto di Tavullia, gli accostamenti, i paragoni, i confronti, i punti in comune e no, sono oggetto di analisi sempre più frequenti e approfondite. 
Il mitico Ago resta sempre lassù, irraggiungibile coi suoi quindici titoli mondiali ed i 122 Gran premi conquistati tra il 1965 ed il 1977, ma sul fatto cheGiacomo Agostini Valentino sia il suo più degno successore ormai non ci sono più dubbi. E’ lui l’unico in grado di avvicinare, se non intaccare, gli eccezionali risultati raggiunti dal fuoriclasse bergamasco.

 

- Agostini, quale è stata la sua reazione di fronte alla conquista del settimo titolo iridato del campione pesarese?
"Come tutti gli italiani appassionati di motociclismo ho gioito per il suo nuovo trionfo. Ad inizio stagione avevo pronosticato un suo nuovo exploit, certo che è maturato prima di quanto si potesse immaginare e in modo davvero perentorio".

 

- Gli strepitosi successi di Rossi, che in qualche modo possono un po’ offuscare la sua stella, le procurano anche qualche forma di fastidio o di dispiacere?
"Assolutamente no, anzi. Provocando confronti, suscitando ricordi e rispolverando statistiche non si fa altro che mantenere sempre vivi e attuali anche il nome e le gesta di Giacomo Agostini. Io la mia parte l’ho fatta, sono più che contento della mia carriera, offuscarla non è semplice."

 

- Quali le sembrano le caratteristiche che più vi accumunano e quali quelle che più vi distinguono?
"Penso che il talento naturale sia la dote che più ci accumuna. Quando da giovane mi chiedevano come facessi a vincere sempre io rispondevo che mi veniva spontaneo, che mi veniva facile. Dio mi ha dato questa capacità di esprimermi al meglio su una moto da competizione ed io l’ho messa a frutto, al meglio. Lo stesso succede a Valentino. E’ nato con questo dono di natura, con la sua intelligenza ne sta pure lui cogliendo i benefici. Quanto alle diversità quella che mi sembra più accentuata riguarda il carattere. Io, da buon bergamasco, ero più chiuso, più introverso. Un po’ tutta la nostra generazione, Rossi a Sepang con la t-shirt del settimo titolo del resto, era meno intraprendente, più vergognosa. Oggi si fanno cose che una volta neppure ci saremmo sognati."

 

- E’ il caso, ad esempio, delle scenette, dei siparietti, che Rossi allestisce coi suoi amici dopo ogni importante vittoria, no?
"Anche. Noi ci saremmo vergognati di fare cose simili. Comunque le trovo simpatiche e carine, quando non si superano i limiti sono indovinate, una piccola appendice ad una bella prestazione, una ulteriore gradevole e divertente parentesi dopo lo spettacolo della corsa."

 

- Se fosse nei panni di Rossi per il futuro su cosa punterebbe, quale nuova sfida affronterebbe? Formula 1, due classi nello stesso mondiale o cos’altro?
"Lasciamo a lui questa scelta! Non interferiamo e facciamolo scegliere serenamente, finora ha sempre fatto le mosse giuste. Certo, come ho già detto in passato, se decide di passare alle quattro ruote non deve aspettare troppo, deve farlo all’apice della carriera, non quando volgerà al termine".