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spazio interviste

incontri ravvicinati coi conduttori più affermati


 

8 luglio 2004

 

LA MV VOLA IN MALESIA NELL'ORBITA PROTON

AGOSTINI: "UN PO' MI DISPIACE

MA COSI' IL FUTURO E' GARANTITO"

la notizia era nell'era da mesi, adesso è diventata ufficiale

 

dal quotidiano L'Eco di Bergamo

 

I malesi della Proton, produttori della Lotus, si sono aggiudicati MV Agusta, lo storico gruppo di moto da corsa di Corrado Castiglioni. L'accordo prevede l'ingresso del gruppo asiatico con una quota di maggioranza nell'azienda varesina, tramite la sottoscrizione di un aumento di capitale da 70 milioni di euro. La partnership ha come obiettivo lo sviluppo e la valorizzazione dei marchi MV Agusta, Husqvarna e Cagiva nei mercati internazionali attraversoAgostini appiccica il numero 1 sulla sua Mv Agusta numerose sinergie industriali e commerciali tra i due gruppi. Proton, quotata alla Borsa di Kuala Lumpur, è una delle principali aziende del settore automobilistico asiatico. Secondo quanto si è appreso, il gruppo malese ha voluto riconoscere al fondatore della società di Varese, le cui moto sono guidate, tra gli altri, dal re di Spagna e da Tom Cruise, un ruolo di primo piano nella gestione industriale. Le attese sono insomma di una conferma di Castiglioni alla presidenza.

 

La MV Augusta vola in Malesia, ma il suo mito resta indissolubilmente legato all'Italia, a Giacomo Agostini. È nel suo volto e nelle sue vittorie (13 Mondiali piloti e 13 marche) l'epos delle due ruote che gli appassionati non potranno mai dimenticare, anche adesso che sono i tempi di Rossi-Biaggi-Capirossi. La favola della MV Agusta comincia nel 1947, quando il conte Domenico Agusta, che a Cascina Costa (Varese) possiede una piccola fabbrica di ciclomotori e motociclette ed è innamorato del motociclismo agonistico, mette a punto la prima moto da corsa. La prima MV Agusta da competizione è una due tempi a due marce, 98 cc., la porta in gara Franco Bertoni. E nel 1952 quando Ascari regala il primo titolo di F.1 alla Ferrari, la MV Agusta centra il primo Mondiale piloti e costruttori della 125 con l'inglese Sandford. Da quel momento è una cascata di vittorie per la MV (sigla che sta per Meccanica Verghese) con Carlo Ubbiali che domina la 125 e la 250, John Surtees la 350 e 500. Nel 1961 il reparto corse di Cascina Costa che si occupa delle piccole cilindrate viene chiuso e tutta l'attività è concentrata su 350 e 500. I titoli vanno a John Surtees, Gary Hocking e Mike Hailwood.

 

E venne il tempo di Agostini. Proprio Giacomo parlò a lungo tempo fa del mito della MV Agusta: «Il mio primo contatto non potrò certo scordarlo - ricordò l'ex fuoriclasse delle due ruote -: ero al reparto corse quando arrivò il conte Domenico, con il quale non avevo mai parlato, e mi cacciò. Mancò poco che mi mettessi a piangere, lui mi seguì apostrofandomi: "Dove vai?". Era geloso dei segreti di quel reparto, non voleva che nessun estraneo vi entrasse. Ma allora io pensai che non mi volesse in squadra». Agostini vinse 108 corse e 26 dei 75 titoli targati MV: 6 con la 350, 7 con la 500 e altri 13 mondiali marche.

 

«La MV? Era la Ferrari delle due ruote - disse ancora Agostini, 15 volte iridato (due con la Yamaha) -. Era il sogno di ogni pilota. Correre con la MV era il massimo, significava entrare nella storia della moto dalla porta principale». Cosa aveva di speciale? «Era la potenza del marchio che si annunciava dal camion che portava le moto, grande come nessuna altra casa aveva, coi 15-20 meccanici in tuta azzurra. Era il fascino del conte Agusta, unico e solo a prendere decisioni».

 

Passata sotto il controllo della Efim, Cascina Costa chiuse, nel '76, il reparto corse. Nel '92 il marchio venne ceduto ai fratelli Castiglioni che hanno pensato di riproporre un marchio di grande prestigio. L'ultima modello MV è nata a Modena, alla Ferrari Engineering ed è diventata una vera e propria «Rolls a due ruote». Un pezzo del passato che se ne va, un po' di futuro che si avvicina: Agostini, informato della trattativa della MV Agusta con i nuovi proprietari ma sorpreso dalla rapida conclusione, è diviso dal dispiacere per il fatto che il mitico marchio delle due ruote è costretto a emigrare in Asia e la soddisfazione di vedere continuata la tradizione. 

 

«Il mito della MV e credo anche le fabbriche resteranno italiane, a Varese: c'è una tradizione, ci sono tanti operai e mille idee: però almeno ora saranno superati i problemi di produzione e consegna. E tutti quelli che hanno sempre desiderato una di quelle moto, dalla Brutale alla Squar, potranno essere accontentati».