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Il campionato del mondo di motovelocità è terminato da neppure dieci giorni e già i numerosi appassionati del settore hanno cominciato il conto alla rovescia relativo a quello 2004. Ad alimentare l’attesa è soprattutto il passaggio del campionissimo della disciplina, Valentino Rossi, dalla Honda, la moto numero uno della classe regina, la MotoGp, alla Yamaha, l’altro colosso giapponese a digiuno da anni, dai tempi di Rainey. Ieri l’accordo tra Vale e la Honda, da settimane nell’aria, è stato alfine ufficializzato, per le due prossime stagioni l’asso di Tavullia punterà ad incrementare il suo già eccezionale "palmares" con la YZF-M1 della casa di
Iwata.
Saprà Rossi, che con i suoi exploit si è guadagnato i galloni di migliore del lotto, vincere anche con una marca attualmente meno
quotata? Saprà Rossi vincere quella sfida non riuscita negli anni scorsi al grande rivale Max Biaggi? Saprà Rossi far diventare più equilibrato un torneo che quest’anno è stato molto avvincente ma che lo ha visto trionfare in nove occasioni su sedici?
Tutte domande che abbiamo girato al più grande di tutti i tempi, il mitico fuoriclasse bergamasco Giacomo Agostini, 15 volte iridato e detentore di un incredibile mole di record e primati, sempre vicino al mondo delle corse e attualmente testimonial della MV
Agusta.
- La nuova accoppiata Rossi-Yamaha, secondo lei, risulterà subito vincente, avrà bisogno di tempo o, addirittura, non produrrà risultati importanti?
"E’ difficile sbilanciarsi in questo momento. Dipende dal livello in cui si trova attualmente la Yamaha, dipende dai motori ai quali sta lavorando per la prossima stagione, dipende da come procederà lo sviluppo del mezzo 2004. Talvolta, si sa, le ciambelle riescono col buco, altre volte no. Io ho un bellissimo ricordo dei miei trascorsi in Yamaha. Ho lasciato la MV, sono passato alla Yamaha e ho vinto tutto. Anche Rossi potrebbe ripetere questo percorso. La Yamaha è una grande casa, certo non è grande come la Honda ma ha tutte le carte in regola per poter tornare la numero uno del motomondiale. Che Rossi possa fare bene non ho dubbi, non arriverà certamente a metà gruppo, male che vada, al limite, lotterà per il secondo o il terzo posto piuttosto che per il primo. Peggio non potrà proprio fare ma lui, è evidente, è condannato a vincere. Ovviamente alla Honda aveva già tutti i riferimenti per riuscirsi, alla Yamaha molti dovrà ricostruirli, certamente la sua sfida è coraggiosa e appassionante, merita di riuscire".
- Il fatto di contare sullo stesso capo tecnico Burgess e su altri componenti della sua vecchia squadra, potrà risultare determinante per l’esito della sua impresa?
"La Yamaha vanta grandi tecnici, alcuni sono ancora gli stessi che hanno lavorato con me e per me e coi quali sono rimasto in ottimi rapporti. Certo poter continuare un rapporto, assai proficuo, con chi si conosce bene è meglio che voltare pagina ma questo non sempre è determinante. Anch’io, al passaggio alla Yamaha, avrei voluto portare i miei tecnici della MV ma allora non fu possibile, andavo in Giappone, andavo lontano, allora nessuno sceglieva di lasciare così le famiglie".
- Da qualcuno questa svolta di Rossi è stata un po’ paragonata alla sua quando lasciò la MV...
"La mia fu una scelta tecnica, fece la differenza il desiderio di passare al motore a due tempi che allora stava irrompendo sulla scena e che appariva inarrivabile dal 4 tempi. In questo caso, precisato che non mi pare si possa parlare di scelta economica, direi che a spingere Rossi è stata la voglia di mettersi alla prova, di affrontare una nuova esaltante sfida. Poi i motivi veri e profondi sono difficili da individuare, si possono fare supposizioni ma fondamentalmente a farlo decidere è stato sicuramente un mix di più fattori".
- Nel campionato 2003 la Honda ha vinto in MotoGp quindici gare su sedici. Ma l’attuale divario tra Honda e Yamaha è così marcato?
"E’ proprio per questo che bisogna definire coraggiosa la scelta di Valentino. Quanti altri avrebbero operato tale cambiamento nella medesima situazione? In ogni caso, se le moto sono entrambe competitive, è il pilota che fa la differenza, questo è indubbio ed è bello - per il bene del
motociclismo - che sia così. Un’altra cosa: adesso che la Yamaha ha preso Rossi deve per forza vincere, altrimenti la sua immagine ne risulterebbe pesantemente penalizzata".
- Se Rossi riuscisse a vincere anche l’anno prossimo o nel 2005, a quel punto, il primato di Agostini di più grande pilota di tutti i tempi potrebbe vacillare o no?
"Sono classifiche difficili da stilare, il confronto non è immaginabile. Ognuno è il più grande del suo periodo".
- Le procura qualche fastidio quando qualche suo record viene insidiato?
"Per il momento capita assai raramente. Certo se Rossi o qualcun’altro riuscisse a superare i miei 15 titoli mondiali avrei un piccolo dispiacere però, nel contempo, lo
ammirerei e applauderei. Avrebbe messo a segno una impresa straordinaria, da levarsi il cappello".
- Rossi e Biaggi, è davanti agli occhi di tutti, non si sopportano. Anche lei aveva qualche avversario che un po’ odiava?
"In gara non andavo d’accordo con nessuno ed in particolare la mia rivalità si concentrò su Mike Hailwood ma giù dalla sella non ho mai coltivato particolari inimicizie".
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