|
Giacomo
Agostini non è certo uno di primo pelo: ci vuol altro che un gran premio senza
punti per fargli cambiare idea. E sul motomondiale che si riaccende nella sfida
Valentino Rossi-Sete Gibernau, con il primo a 229 punti e il secondo a 215, il
bergamasco 15 volte campione mondiale non fa una grinza, né cambia il suo
pronostico: vince Vale.
«Non metto in dubbio la velocità di Gibernau - esordisce "Ago" - né
il fatto che,
in effetti, il mondiale della MotoGp si è riaperto. Ma non dobbiamo dimenticare
che il pilota più forte di tutti, non uno qualsiasi, a tre giornate dal termine
del campionato parte con 14 punti di vantaggio. È un dato da non sottovalutare
e credo difficile da recuperare».
-
Quindi Agostini vota la fiducia a Rossi?
«Senza ombra di dubbio. Valentino ha un talento innato che lo rende il più
veloce di tutti e che gli consente di esprimere quel qualcosa in più rispetto
agli altri».
-
Gibernau, però, si è fatto avanti vincendo in Qatar e sfruttando il weekend
nero di Rossi.
«Sì, ma penso si tratti di un episodio, fra l'altro derivante da circostanze
strane e indipendenti dalle doti dei piloti. Ma sull'esito del Mondiale dirò di
più: può darsi che Valentino, dall'alto del suo talento, riesca a mettere le
cose a posto prima dell'ultimo gran premio».
-
Ma basterà il talento superiore a regalargli nuovamente il Mondiale?
«Sicuramente è il punto di partenza fondamentale per raggiungere l'obiettivo.
Ma a questo si aggiunge anche una grande determinazione, incrementata dai fatti
del Qatar. Saranno queste le qualità decisive per l'assegnazione del titolo.
Gibernau, probabilmente, ha lo stesso sangue freddo di Vale, ma nelle altre cose
il pesarese è superiore, lo dimostra la carriera».
-
Quale ruolo avranno Honda e Yamaha a questo punto del campionato?
«Secondo me non determinante. La grande differenza fra le due moto esisteva
all'inizio della stagione, quando la Yamaha, come ampiamente previsto, era
indietro rispetto alle Honda».
- Per quale motivo questo divario è stato annullato?
«Qui è intervenuta un'altra grande dote di Valentino: la capacità di dare suggerimenti
chiari e dettagliati ai suoi meccanici per la crescita della moto. È stato il
suo lavoro a consentire i miglioramenti necessari a competere ai massimi livelli».
-
A proposito dei fatti del Qatar: cosa pensa della penalizzazione di Rossi e
Biaggi e delle conseguenti polemiche?
«Io
sto dalla parte dei piloti, questa penalizzazione è assurda. Pulire la pista è
una cosa che risale alla notte dei tempi, si è sempre fatto: anche io lo
chiedevo ai miei meccanici. Effettuare questa operazione non è solo una
questione di risultati, ma anche di sicurezza: la penalizzazione dovrebbe essere
inflitta a chi fa correre i piloti su una pista piena di sabbia».
-
Biaggi e Rossi, però, sono stati puniti in base a dei regolamenti: il
regolamento sportivo nel caso del primo e il Codice di disciplina e arbitrato
nel caso del secondo, il cui team è stato accusato di comportamento
antisportivo.
«E infatti io critico aspramente i regolamenti, che puniscono chi pulisce la
pista quando dovrebbero essere qualcun altro a farlo. È ovvio che i due
speravano di trarre dalla cosa un vantaggio nella gara, ma pulire serve anche
per evitare incidenti: punirli è una misura prevista dai regolamenti, ma i
regolamenti non tengono in sufficiente considerazione la sicurezza».
-
Agostini e Rossi, due grandi campioni: è possibile fare un paragone?
«Assolutamente no. Ognuno è stato campione nel suo tempo».
-
Cosa è cambiato?
«Tutto. È stato un progresso tecnologico continuo, che ha riguardato le moto
ma non solo. Adesso il paddock è molto più professionale, ci sono cose che ai
miei tempi ci scordavamo, tipo dottore, fisioterapista, piccole cliniche,
macchine che lavano e asciugano le tute, addirittura le docce calde, che noi
dovevamo andare a fare in albergo. Però...».
- Però?
«Però tutte queste innovazioni hanno fatto venir meno lo spirito pionieristico
di un tempo e anche l'amicizia che legava i piloti intesi come gruppo. Nel
motomondiale di oggi ci sono piloti che, nell'arco di un weekend di corse, non
si incrociano nemmeno, chiusi come sono nel loro paddock».
- Chiudiamo con il capitolo Valentino
Rossi-Ferrari: lei nella parte finale della carriera ha corso con una monoposto.
«Sì, credo che Vale abbia tutto per poter correre in Formula 1. Qualche tempo
fa abbiamo avuto modo anche di parlarne e gli ho dato un consiglio: fare il
tentativo prima possibile, senza aspettare fine carriera come ho fatto io. In
questo modo avrebbe la possibilità di imparare sperimentando, e successivamente
incidere anche nell'automobilismo».
|