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Quindici titoli iridati da pilota, tre successi quale team manager con Eddie Lawson come conduttore,
122 Gran premi vinti tra il ’65 e il ’77, decine e decine di affermazioni in ambito nazionale e internazionale, una notorietà che il tempo non ha attenuato. Chi meglio di Giacomo Agostini, vanto dello sport italiano e bergamasco, può aiutarci ad inquadrare il campionato del mondo di velocità ai nastri di partenza in Giappone?
Il campionissimo non ha mai smesso di seguire le vicende del torneo iridato, ha più volte collaborato in qualità di esperto alle trasmissioni Rai sull’argomento, in qualità di testimonial della Mv Agusta potrebbe rientrare quanto prima a tempo pieno nel
"circus".
"Quest’anno non seguirò il campionato ad ogni prova ma conto di esserci piuttosto spesso, ogni qual volta che con la Mv Agusta decideremo che la gara in programma risulta importante nell’ottica dei programmi futuri" precisa "con il previsto ritorno dei quattro tempi il marchio recentemente passato al gruppo Cagiva è seriamente intenzionato a rinverdire i fasti di un tempo. Non so se il rientro avverrà già nel 2002 ma in ogni caso non vogliamo farci trovare
impreparati".
- Questo campionato 2001 al via potrebbe far segnare il ritorno al successo di un pilota italiano nella classe regina, la 500, grazie all’elevata competitività raggiunta dai nostri assi Valentino Rossi, Max Biaggi e Loris Capirossi. Anche lei è tra gli ottimisti?
"Senz’altro, sono anch’io fra quanti ritengono che siano maturi i tempi per interrompere il digiuno che dura dai due titoli consecutivi di Lucchinelli nell’81 e di Uncini nell’82. Tutti e tre hanno le carte in regola - ovvero capacità, esperienza e mezzo - per puntare al massimo. Già l’anno passato si sono ottimamente comportati, con la giusta dose di regolarità di risultati penso proprio che ce la possano fare. Se proprio devo sbilanciarmi ritengo abbia maggiori probabilità Rossi ma anche Biaggi è fortissimo e Capirossi è capace di imprese
straordinarie".
- Volendo quantificare in termini percentuali come dividerebbe le loro possibilità di vittoria finale?
"Oggi come oggi penso che Valentino possa meritare un 40 per cento, Biaggi un 35 per cento e Capirossi un 25 per cento. Per quest’ultimo la valutazione è legata al fatto di non essere assistito direttamente dalla Honda e dal fatto di essere risultato un po’ più discontinuo, tanto brillante in alcune occasioni quanto incolore in altre. Per vincere un campionato è indispensabile limitare al massimo le giornate
no".
- E per quanto riguarda i loro avversari stranieri?
"Resta certamente il campione in carica Kenny Roberts junior il loro antagonista più quotato. Sembra un po’ in difficoltà con la nuova versione della sua Suzuki ma non bisogna farsi troppo suggestionare dai risultati dei test precampionato, il mondiale è lungo e c’è tutto il tempo per rimediare ad
eventuali gap tecnici".
- Nella 250 troviamo il bergamasco Robi Locatelli. Considerando l’entusiasmo per il successo 2000 e che ha già corso in passato per due stagioni in questa classe, pensa possa essere subito con i primi?
"Io penso di si. Ritengo che abbia il talento e il supporto tecnico per lottare subito con i migliori. Anche la 250 è una classe impegnativa, dove partono favoriti in tanti. In particolare, al momento, sembra il giapponese Katoh il più accreditato. Durante l’inverno ha fatto segnare tempi eccezionali ed ha un po’ intimorito tutti ma è troppo presto per preoccuparsi. La pattuglia tricolore vanta anche un altro pilota di notevole spessore, Marco Melandri. Si è fatto una certa esperienza in 250 l’anno passato ed ora mi sembra pronto per regalare belle soddisfazioni ai nostri
appassionati".
- Facciamo un piccolo passo indietro. Secondo lei Locatelli ha fatto bene a salire di cilindrata piuttosto che sfruttare i vantaggi di restare nella 125 col numero uno e puntare al bis iridato?
"Sono scelte più che comprensibili per un pilota come per ogni essere umano. Si tende sempre ad andare avanti, lui ci teneva molto a tornare alla 250 ed è riuscito ad esaudire il suo desiderio. Probabilmente è giusto così anche se nella 125 sarebbe risultato il sicuro mattatore mentre nella 250 avrà vita assai più dura. La sua è quindi stata una scelta coraggiosa, fatta col cuore e per questo forse la più
appropriata".
- E chiudiamo con la 125. In questa classe le possibilità per i piloti italiani sono probabilmente più limitate...
"Sulla carta è certamente così ma attenzione, la 125 è la classe dove è più difficile sbilanciarsii e fare pronostici, specialmente prima che il campionato sia iniziato. In questa cilindrata esplodono ogni anno nuovi talenti e le sorprese sono frequenti. Se nelle altre due classi i possibili vincitori sono due o tre, nella 125 possono aspirare al trono in sei o sette. Certo i giapponesi - soprattutto Ui - sembrano più forti ma non manca qualche italiano che ha i numeri per potersi inserire. Ne vedremo certamente delle belle anche
qui".
- Come vede, per concludere, le prospettive del motomondiale del futuro soprattutto in relazione all’avvento dei motori a quattro tempi?
"Sono più che ottimista. I motori a due tempi hanno fatto la loro storia, è giusto che si volti pagina. Nessuna casa costruttrice ha più interesse a sviluppare ulteriormente i due tempi in quanto il mercato non li richiede più. Continuare quindi su una strada che non influisce sulla produzione di serie non ha senso, è improduttivo. E poi tecnologicamente questa novità sta producendo tante interessanti variazioni sul tema: chi punta sul tre cilindri, chi sul quattro, chi sul cinque, tutte queste ricerche non possono che produrre motori sempre più evoluti e
affidabili".
- Cambiamo argomento. Qualche mese fa si era parlato di una sua candidatura alla presidenza della Federmoto. Era solo un’ipotesi o una possibilità concreta?
" Mi era stata offerta questa opportunità da parte del presidente della Fmi internazionale Zerbi. Ho valutato la situazione ma l’ho ritenuta inconciliabile con i miei troppi impegni. Non avrei potuto dedicarmi come si conviene ad una carica così delicata e importante. Inoltre c’era già un candidato bergamasco, Paolo Sesti, poi eletto, che già rappresentava i nostri motociclisti, non era proprio il caso di arrivare ad uno scontro tra
conterranei".
- Potrebbe ripensarci in futuro?
"Non è un tipo di poltrona che mi attiri particolarmente. C’è una componente, che definirei politica, che mal si concilia col mio modo di essere e di agire. No, penso che difficilmente ci ripenserò."
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