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11 gennaio 2005
il ricordo di un grande centauro
LE STRAORDINARIE IMPRESE DI TARQUINIO PROVINI INTERROTTE SUL TRACCIATO MALEDETTO DEL TT il grave incidente del 1966 costrinse ad abbandonare le competizioni l'asso piacentino scomparso pochi giorni fa, a Bologna, all'età di 71 anni
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Prendendo le cose un po’ alla larga si può dire che a porre fine, quel 25 agosto del 1966, alla splendida carriera di Tarquinio Provini sono stati i marittimi inglesi. Infatti a causa di una loro lunga agitazione, il Tourist Trophy di quell’anno non aveva potuto avere luogo come di consueto nel mese di giugno ma era stato rinviato alla fine di agosto. Senza il regolare servizio delle navi da Liverpool a Douglas sarebbe infatti stato impossibile ai concorrenti e al loro seguito raggiungere l’isola di Man.
E' bastato questo spostamento di data perché nell'Isola «maledetta» si
Gli organizzatori avevano sì posto in prossimità del tratto pericoloso un vistoso cartello con un disegno stilizzato del sole nascente e la scritta «Beware the Sun» (attenzione al sole): la conoscenza della lingua inglese di Provini non andava però molto più in là di quanto basta per farsi servire a un ristorante o intendersi nelle situazioni più comuni. Quella scritta era pertanto arabo per lui e quel disegno del sole chissà cosa gli avrà fatto pensare...
Sta di fatto che da una zona alberata, nella fitta penombra che precede la piena luce del giorno, la Benelli
350 quattro cilindri di Provini si stava tuffando a duecento all’ora nella trappola che l’attendeva poco dopo.
Provini si sente come spezzato in due (e infatti è come se lo fosse!) ma non perde i sensi e invoca con la mano
che qualcuno dei corridori sopraggiungenti si fermi. Ne passano molti: riconosce Hailwood e altri grossi
calibri, ma nessuno (è una specie di autodifesa di fronte a qualcosa di raccapricciante che li colpisce così da
vicino) si arresta, dopo aver rallentato e lanciato un’occhiata.
La sua sensibilità era proverbiale e più di una volta gli capitò di indicare ai meccanici con precisione il comportamento anomalo di un pezzo che, in quel momento che precedeva di molto la rottura effettiva, solo un... metalloscopio avrebbe potuto rivelare. Era anche quello che faceva sgobbare tutta la notte i meccanici (e lui con loro) alla vigilia della corsa per delle apparentemente irrisorie operazioni di messa a punto generale (ricavare ad esempio il «mezzo dente» di differenza nel rapporto finale di trasmissione), ma dimostrando poi coi tempi effettuati in gara che non si era faticato per nulla. La sua pignoleria (ma era anche un modo per scaricare la tensione) arrivava anche all’assurdo di forare col trapano, poco prima della partenza di una corsa, i tacchi degli stivali, per... essere più leggero.
Un individuo unico, stilista impeccabile, accuratissimo nella messa a punto, straordinario sotto la pioggia,
pieno di fantasia, per il quale in definitiva correre in moto era parte di se stesso quanto il mangiare o il
dormire.
Provini era nato il 29 maggio del 1933 a Roveleto di Cadeo, vicino a Piacenza e già nel ‘49, a sedici anni, smanioso di misurarsi, prende parte a una gara sul circuito di Fiorenzuola d’Arda con una Alpino di 48 cc che aiuta pedalando a più non posso in ripresa, riuscendo così a vincere la corsa. Viene però squalificato perché non ha ancora compiuto i diciott’anni. L’anno dopo ci riprova e sostituendo la fotografia dello zio con una propria, utilizza un documento del parente consenziente per prendere il via al circuito di Piacenza con una MV 125 a due tempi. Vince anche questa volta ma nuovamente viene « smascherato » e squalificato.
Finalmente nell 951 tutto è in regola per ottenere la licenza di corridore e,
Il conte Giuseppe Boselli, il più acceso ed entusiasta fra i quattro fratelli titolari della Mondial, non si
lascia scappare questo giovane che corre con una foga e uno stile unici, ingaggiandolo in squadra per le corse
di seconda categoria del 1954. Tarquinio Provini ripaga la fiducia vincendo il Motogiro e conquistando il
campionato italiano; promosso in prima categoria come premio sul finire di stagione, disputa una gara
bellissima a Monza nel G.P. delle Nazioni, ((incuneando» la sua Mondial 125 al secondo posto dopo Sala, fra
cinque MV Agusta, tra cui quella di Ubbiali al terzo posto. Viene poi mandato a Barcellona a disputare l’ultima
gara di campionato mondiale della stagione, che vince autorevolmente davanti alla MV di Roberto Colombo.
All’estero le uscite non sono frequenti, ma fra queste va citato il primo contatto con il Tourist Trophy. Il
conte Boselli aveva ceduto alle insistenze di Provini e ve Io aveva lasciato andare a patto che non facesse
sciocchezze. Avvenne invece che nella smania di imparare alla svelta il circuito il pilota si infilò in prova
in una cabina del telefono lungo la pista e il grosso spavento che provò non fu a causa dell’incidente in se
stesso, ma perché gli balenò nella mente, pur nella drammaticità del momento, che stava proprio commettendo
quella famosa « sciocchezza » che doveva evitare.
Il 1957 è un anno formidabile perché non solo conquista il quinto titolo italiano, con la doppietta 125 e 250,
ma conquista pure il suo primo titolo mondiale, piegando la coalizione MV, forte di Carlo Ubbiali, Luigi
Taveri, Roberto Colombo e altri piloti chiamati di volta in volta a dare manforte. Provini arriva al titolo
della 125 con il secondo posto di Hockenheim, le magnifiche vittorie al Tourist Trophy, ad Assen e a
Francorchamps e il secondo posto aIl’Ulster. Corre anche talvolta nella 250 e oltre a vincere la Coppa d’Oro a
lmola, è primo in questa classe ad Assen e a Monza.
Nel ‘59, nonostante alcune affermazioni di grande importanza come quelle del Tourist Trophy e di Kristianstad
nella 125 e nuovamente del T.T. e di Assen nella 250, e una bella serie di piazzamenti, entrambi i titoli vanno
Questo non si verifica tuttavia in quello stesso anno, nel corso del quale, in campo mondiale, fa spicco solo
il pur rimarchevole terzo posto al Tourist Trophy dopo le MV bicilindriche di Hocking e di Ubbiali. lncappa
però in una caduta a Francorchamps, in piena velocità, dalla quale esce indenne grazie alla fortuna di aver
imbroccato l’unico punto senza guardrail di tutto il circuito.
Questo titolo perso d’un soffio nel ‘63 sarà un tormento nella vita di Tarquinio Provini perché solo per
circostanze di un’assurda banalità non ha potuto essere conquistato. La prima di queste è che, dopo avere
incredibilmente sottomesso le Honda nelle due prime gare mondiali della stagione sulle piste di Barcellona e
Il nostro solitario alfiere è poi terzo in Belgio e secondo all’Ulster, ma in occasione del Gran Premio del Sachsenring si verifica il secondo assurdo episodio che comprometterà tutto. Pilota e meccanici partono alla volta della Germania Est senza l’apposito visto sul passaporto: non li fanno passare, e il gruppo non pensa a nessuna soluzione di emergenza; rassegnati, si dirigono alla volta di casa... Non basteranno in seguito le due strepitose affermazioni di Monza e del Gran Premio d’Argentina a Buenos Aires, davanti a Redman, a risolvere la situazione perché nella gara decisiva, il Gran Premio del Giappone a Suzuka, nella tana del lupo, Provini, afflitto da una otite, non può esprimersi al meglio ed è solo quarto giocandosi così l’ultima possibilità. Per consolazione è suo il titolo italiano e fra i risultati italiani si impone nuovamente nella classica di lmola.
Nel ‘64 lascia la Morini che lo rimpiazza con l’astro nascente Agostini e passa alla Benelli. La stampa monta
subito la rivalità fra i due piloti, ma nonostante la classe di Provini la quattro cilindri Benelli è ben lungi
dall’essere subito competitiva e così l’annata è piuttosto deludente se si eccettua l’acuto» di Barcellona,
sulla cui tortuosa pista Provini riesce a battere ancora una volta Redman con la Honda e Read con la Yamaha.
Dopo essersi assicurato un nuovo titolo italiano per la classe 250 grazie alle vittorie accumulate nella prima parte della stagione (così, nel complesso, sono dodici i titoli tricolori conquistati), con la 350 fa spicco un promettentissimo secondo posto a Hockenheim dopo la Honda di Hailwood, ma di lì a poco il micidiale tracciato del Tourist Trophy, che altre volte lo ha visto vincitore, lo attende beffardo per stroncare una carriera che tanti onori avrebbe ancora potuto riservare a lui, alla Benelli (che più tardi infatti li raggiungerà con altri piloti) e al motociclismo italiano che in Provini e Agostini aveva a quei tempi i suoi più illustri alfieri nel mondo.
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