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72a Sei Giorni enduro - agosto 1997

 

AL GALAELLO L'APOTEOSI DEI CASCHI ROSSI

festosa conclusione della gara per i piloti della formazione azzurra

sulla pista di motocross bresciana di Gazzane di Preseglie

 

di Danilo Sechi

 

La nazionale azzurra di enduro si è ripresa lo scettro di squadra campione del mondo, il dominio della Finlandia è durato solo un anno. Come già nel '94 negli Stati Uniti e nel '95 in Polonia si è confermata la prima forza della specialità, chi vuole emergere in questa disciplina deve fare i conti con la classe dei "caschi rossi". Il successo è stato festeggiato al crossdromo del "Galaello", dove si è disputata l'avvincente conclusiva prova di velocità, ma era maturato in precedenza, giorno dopo giorno, prova speciale dopo prova speciale, guidando le danze sin dalla prima tappa di martedì. Chi poteva impensierire gli azzurri, la squadra svedese, è uscita di scena già da mercoledì per il doppio quasi contemporaneo infortunio dei suoi piloti Iansson e Bergvall, le altre compagini, Finlandia in testa, non sono risultate capaci di reagire.

 

L'affermazione più prestigiosa è stata quella del Trofeo mondiale, ottenuta dai due bergamaschi Giovanni Sala e Fabio Farioli, dal terzetto dei bresciani Stefano Passeri, Fausto Scovolo e Mario Rinaldi e dal giovane cuneese Jarno Boano(con manager Franco Gualdi, alla quarta simile vittoria, la prima in Italia) ma non è stata l'unica, anzi si è sfiorata l'ingordigia in quanto sono stati conquistati anche il Trofeo junior (con Ivan Boano, fratello minore di Jarno, col toscano Alessio Paoli e col bresciano Pablo Peli, manager Franco Bartocci, pure alla quarta vittoria), la vittoria assoluta (con il superlativo Giovanni Sala), tre vittorie di classe su quattro (con Passeri nella 125, Sala nella 250 e Rinaldi nella 400 4 tempi), la vittoria tra i club (con il Mc La Marca Trevigiana) e quella tra le industrie (col team Ktm Farioli del supertrio Sala, Rinaldi e Farioli).

 

Insomma al Galaello più che una vittoria è stato un trionfo, un'apoteosi, le migliaia di appassionati assiepati lungo l'impianto della Vai Sabbia serberanno a lungo il ricordo di questa giornata. Tutto è cominciato alle 10.45, terminato il breve trasferimento che ha portato la carovana da Lumezzane a Gazzane di Preseglie, con le due manche dei peggio classificati della ottavo di litro (dove hanno saputo distinguersi il promettente 16enne bergamasco Roberto Panseri ed il seriano Massimiliano Benzoni). Quindi sono entrati in pista i migliori della minima cilindrata. Ha vinto il ceco residente a Pesaro Roman Michalik, Ivan Boano è partito fortissimo ma si è poi limitato a controllare concludendo sesto, Passeri e Scovolo non hanno esagerato piazzandosi 11 ° e 13°. Una caduta ha tolto di scena l'iridato australiano Shane Watts, uno dei beniamini del pubblico, che ha sbattuto malamente un ginocchio ed ha perso il terzo posto finale terminando nelle retrovie. Meritata vittoria di classe per Passeri davanti a Scovolo, terza posizione, insperata alla vigilia della tappa, per Michalik. Dopo Boano hanno tagliato il traguardo Paoli (22°) e Peli (39°) e sono scattati i primi festeggiamenti, dopo otto anni di digiuno (l'ultima volta si vinse in Francia, nell'89) la squadra giovanile più forte tornava a essere quella italiana!

 

Il "clou" della giornata si è vissuto più tardi, nella manche dei migliori della quarto di litro. Sala doveva vedersela con l'asso Usa Rodney Smith, già protagonista del mondiale motocross e anche vincitore al "Galaello" di una edizione del Trofeo Memorial Grola e coi soliti rivali, il francese Bernard in testa. Il pilota "yankee" partiva infatti ottimamente, Bernard era secondo e Sala terzo. Pochi giri e il gorlese prima faceva un boccone del transalpimo, poi metteva nel mirino lo statunitense e, nell'ultimo giro, lo sorpassava e quindi dìstanziava fra ovazioni da stadio passando la bandiera a scacchi in piedi sulla sella. Davvero una gara memorabile!

Bernard chiudeva terzo ma secondo nella Sei Giorni, quarto era l'altro statunitense Davis, brillante settimo il bergamasco Roberto Costa e nono Tullio Pellegrinelli. Jarno Boano suscitava qualche apprensione per una partenza disastrosa. ma poi rimediava piazzandosi, non eccessivamente staccato, 21°.

 

Appassionante anche la corsa delle 400 4 tempi che coinvolgeva l'iridato Mario Rinaldi. Si è confermato davvero inarrivabile per i rivali che ha distanziato di centinaia di metri. Alle sue spalle bel recupero del brembano Maurizio Carminati, infine secondo dopo essersi bevuto gli svedesi Carlsson e Gustavsson. E, all'arrivo del rovatese, altri abbracci e sorrisi, l'Italia aveva la matematica certezza di essersi laureata campione del mondo, l'impegno di mesi di lo squadrone azzurro trionfatore nella gara lavoro aveva fruttato l'obiettivo sperato. Gioia per tutti, piloti e spettatori, per i federali Paolo Sesti e Walter Giupponi ma anche tutti gli altri, la nostra forza non sta solo nell'abilità di chi corre ma anche nella compattezza e competenza dello staff.

 

Ininfluente, grazie al nuovo regolamento che consente lo scarto del peggior risultato, era la manche con Fabio Farioli, quella della classe 600 4 tempi. Meglio così, il bergamasco figlio d'arte poteva mettercela tutta senza preoccuparsi della squadra. E' quello che ha fatto, compiendo salti incredibili nonostante nel frattempo, ancora una volta, fosse cominciato a piovere, ma non è riuscito a mettere le sue ruote davanti all'esperto conduttore ceco Katrinak piazzandosi secondo. Terzo concludeva lo svedese Eriksson e quarto il finlandese Tiainen, comunque degno vincitore della cilindrata, unico straniero capace di interrompere l'egemonia italiana. L'avventura del seriano Arnaldo Nicoli si concludeva col sesto posto, quella di Gianmarco Grigis col nono.

 

Dopo una tale raffica di emozioni chissà quanti, sulla strada del ritorno avranno pensato, con disappunto, che la prossima edizione della Sei Giorni si disputerà maledettamente lontano, in Australia.