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18 ottobre 2004 - Motomondiale alle battute conclusive

 

VALENTINO ROSSI

CHE SPETTACOLO

A PHILLIP ISLAND!

 

per conquistare il sesto titolo mondiale gli bastava il secondo posto ma in Australia il fenomeno di Tavullia non si è accontentato ed ha vinto a conclusione di uno strepitoso duello col grande antagonista Sete Gibernau

 

 

Sognava di vincere gara e titolo in un sol colpo Valentino Rossi. Quel sogno, che rischiava di rimanere irrealizzato dopo l’ultima giornata di prove, ha preso forma nei minuti del warm-up. Perché il re folletto, pur disposto a calarsi nei panni del ragioniere, sapeva che la sua Yamaha blu non era affilata come un rasoio. Ha cercato l’ultimo ritocco nel riscaldamento mattutino, l’ha trovato. Poi è sceso in pista, con la certezza di poter sognare.
Un raggio di sole filtrato solo dalla tensione del momento. E da un Sete Gibernau scattato al semaforo con la grinta dello sfidante, con la rabbia di chi sa di trovarsi all’ultima spiaggia. È scattato veloce il catalano di sangue blu. S’èRossi in gara sulla sua Yamaha n° 46 gettato come un toro nella mischia, menando gomitate per farsi largo alle prime virate. 

 

Valentino, invece, ha tentennato un attimo, è rimasto invischiato tra le due Ducati di Loris Capirossi e Troy Bayliss, se n’è liberato in un solo giro, dopo una divagazione sulla sabbia che ha fatto trattenere il fiato. Quattro curve e le furie rosse erano dietro al suo codone. Perché sapeva che Gibernau avrebbe fatto la gara della vita, perché sapeva che marcandolo a uomo avrebbe intascato il sesto titolo iridato. Da quel momento la tensione è svanita e i sogni hanno preso forma. Pur col brivido di quel passaggio a ruote nella terra. Diciotto tornate incollato a Gibernau. 

 

A metà gara Rossi ha compreso che poteva fare il suo gioco, brindare due volte sullo stesso podio. Sete, l’ha fatto passare, per studiarlo, nel finale.
Quattro giri, poi ha ripreso il comando. Tre giri ancora in testa lo spagnolo, un’ultima tornata da brividi. A suon di sorpassi. L’ultimo l’ha infilato Rossi, arrivando per primo al traguardo. E ha vinto corsa e mondiale. Quello della sua grande sfida, contro la Honda e chi diceva che solo grazie al missile di Tokio vinceva così a raffica.
«Che spettacolo» recitavano le magliette, la stessa scritta riportata sul casco bianco che Valentino ha poi gettato in pasto ai tifosi dal podio. Secondo e deluso, Gibernau è salito scuro in volto sul podio.
Al massimo potrà fregiarsi del titolo simbolico di vice-campione. Ha sorriso, invece, Loris Capirossi, tornato a salirci, buon terzo, dopo l’ultimo podio ottenuto lo scorso anno a Valencia con la Ducati.
Il primo lampo di una stagione buia e avara di soddisfazioni. Quarto s’è piazzato
Colin Edwards, quinto Alexandre Barros. Settimo, Max Biaggi non ha brillato.
Peggio di lui ha fatto Marco Melandri, ritirato.

 

Nella 250 ha chiuso la sua corsa iridata anche Dani Pedrosa. Piazzandosi quarto, lo spagnolo della Honda s’è laureato campione con una prova d’anticipo. A 19 anni e diciotto giorni, il catalano è diventato il più giovane pilota della storia
ad aver vinto il titolo della 250 e anche ad averlo centrato consecutivamente in due differenti classi di cilindrata, dopo aver vinto lo scorso anno la 125. La gara è finita nelle mani dell’argentino dell’Aprilia Sebastian Porto, capace di fuggire davanti ai due sammarinesi Alex De Angelis e Manuel Poggiali. Decimo, il torinese Roberto Rolfo è stato il migliore degli azzurri.

 

Già campione dalla precedente gara diSepang, Andrea Dovizioso ha dimostrato
di essersi meritato appieno il titolo, vincendo intelligentemente la corsa della 125. Il forlivese della Honda ha lasciato sfogare Jorge Lorenzo e Casey Stoner per poi affondare il suo assalto vincente in volata. Una volata così ristretta che non è bastato neppure il fotofinish per capire se fosse arrivato secondo lo spagnolo o l’australiano, accreditati del medesimo tempo. Grazie al miglior giro registrato in gara, ha avuto poi la meglio alla discriminante l’iberico Lorenzo. Quarto s’è classificato il bergamasco Roberto Locatelli, settimo il trevigiano Gino Borsoi.

 

 


 

"SE LA HONDA VUOLE BATTERMI DEVE RASSUMERMI!"

l'anno prossimo ci sarà nuovamente da divertirsi contro Gibernau e Biaggi

 

Dopo la doccia di champagne, Valentino Rossi si concede quella vera, rinviando le interviste alla serata, dopo essere passato per gli abbracci dei tifosi giunti dall’Italia. «È bellissimo - esordisce - una bellissima sensazione vincere quest’anno. Perchè pensavo di riuscire a farlo in due anni. Invece siamo riusciti ad accorciare i tempi. Merito mio che ho dato indicazioni precise, ma anche della squadra. E della Yamaha che ha fattograndi sforzi».
Sei titoli, un grande annata. Nonostante i rivali.

«Ho fatto un bel campionato, molto combattuto, l’avversario più duro e più costante è stato Gibernau. Anche Biaggi a sprazzi è andato forte ma sono riuscito a staccarlo».

 

E il grande pregio di Rossi?

«Io ho usato la mia velocità. In qualche pista vado molto, molto forte e sono Rossi festeggia inaffiando una delle miss sul podioriuscito anche a risolvere qualche volta con la mia velocità i problemi della moto». Il momento più difficile?
«Sicuramente il Qatar. Nelle altre gare ho avuto problemi: ricordo Jerez, la Francia, Rio. Il Qatar è stato il momento più brutto».

Quando ha compreso che poteva vincere il mondiale con la Yamaha?
«Dopo le tre gare - spiega Valentino - che ho vinto contro Gibernau al Mugello, Barcellona ed Assen mentre lui era in splendida forma. Andava fortissimo però sono riuscito a batterlo tre volte consecutive».

 

L’anno prossimo «sarà - sorride - un’altra grandissima lotta. La Honda punterà
su Biaggi e Gibernau, che sono stati i suoi piloti più forti, anche per lo sviluppo. Saranno anche più forti di quest’anno. Ma anche noi miglioreremo.
Secondo me la Honda va ancora un pelino meglio, però qui ho superato Gibernau in rettilineo».
Ora Rossi può tornare sul perchè di questa sfida. «Ho deciso di cambiare - sorride sornione - perchè sembrava che l’anno scorso io vincessi solo in quanto avevo la Honda. Questo luogo comune
era diventato troppo per me. E poi per dare il massimo avevo bisogno di stimoli».
La rivincita sulla Honda è presa, però Rossi spiega: «Sicuramente mi piace molto battere la Honda. Però non combatto contro la Honda, ma contro Gibernau, che è un pilota Honda. Se fosse della Ducati sarebbe lo stesso».
I rapporti con Sete Gibernau sono cambiati.

«Il mio rapporto personale con Gibernau non deve importare agli altri, è una cosa che riguarda noi».

 

E’ già aria di festa. A Tavullia il parroco don Cesare ha suonato le campane.
«Sì, stanno facendo festa, un peccato non essere lì...».

Cosa consiglia alla Honda per riuscire a battere Rossi?
«Di riassumermi».

 

 


 

AGOSTINI: "BRAVISSIMO, HA VINTO LA SUA SFIDA"

elogio a Vale del campionissimo che torna a ribadire il concetto che ha sempre sostenuto: "conta più il pilota della moto"

 

Giacomo Agostini non lo potrà sorpassare. Sono troppi anche per Valentino Rossi i quindici titoli iridati conquistati dal fuoriclasse di Lovere, sette nella 350, otto nella 500. Erano altri tempi e il campionissimo correva in due classi. Ora non è più praticamente possibile. Anche se con l’ultima coppa messa in bacheca a Phillip Island il pesarese è giunto a quota sei mondiali, non potrà raggiungere neppure i tredici allori del pluriiridato Angel Nieto, lo spagnoloVale in monoruota storico re delle piccole cilindrate.
Eppure Rossi è il più grande campione del motociclismo dell’era moderna. Un fenomeno in pista e di comunicazione, un personaggio la cui fama è spalmata ovunque. Ai quattro angoli del globo, come le magliette gialle e i berretti col numero 46.

 

I suoi riccioli biondi non incorniciano più un volto da adolescente sbarazzino ma valgono soldoni e fanno vendere fiumi di birra. Valentino non è più il folletto della 125, il Robin Hood della 250. Neppure l’ironico «Rossifumi» capace di prendersi beffa dell’arcirivale Max Biaggi, rimorchiando nel giro d’onore una Claudia Schiffer gonfiabile, per prendersi gioco del romano e delle sue fidanzate da carta patinata.
Da anni s’è incensato «dottore», ma la passata stagione gli stava stretta la Honda, soprattutto la fama della moto più veloce del mondo. Voleva dimostrare che era lui, non il mezzo a trionfare. Così ha abbandonato la moto di Tokio per quella di Iwata. Per quella Yamaha che tra le sue mani è tornata a vincere.
Per lui in Yamaha hanno fatto tutto e di più. Soprattutto lo hanno
lasciato libero di gestirsi la vita privata. Niente presenze, niente spot. Solo le corse, ciò che più lo appassiona e lo tiene legato ancora a questo mondo.
E’ cresciuto, maturato. Risiede a Londra da anni ma l’ombelico del suo universo è Tavullia, in quel lembo di Marche in odor di Romagna, a un soffio dalla natia Urbino, ma dove si respira da sempre aria di motori. E’ la terra della sua infanzia, quella che l’ha visto bambino a bordo di un kart e di tante minimoto.
Papà Graziano, maestro elementare e onesto lavoratore del manubrio verso la fine degli anni ’70, voleva diventasse un pilota d’auto. Ma non aveva i soldi perGiacomo Agostini inserirlo in quel mondo. Le minimoto gli fecero le ossa.

 

«Valentino è stato bravissimo. Ha vinto la sua sfida correndo con la Yamaha, mi ricorda un po’ me quando lasciai la MV Agusta per vincere con la Yamaha». Giacomo Agostini, 15 titoli iridati e 122 vittorie in carriera nel Motomondiale, si congratula con Valentino Rossi neo campione del mondo della MotoGp. «Ago» ha visto la gara del suo pupillo in Tv ed è rimasto entusiasta: «E’ stata una corsa bellissima. Valentino non si è accontentato del secondo posto, anche se avrebbe potuto, e ha lottato fino alla fine vincendo gara e titolo. Ha coronato così una giornata stupenda con la massima gioia. Non ce n’era bisogno, ma ha dimostrato ancora una volta che in questo sport conta più il pilota della moto. Ogni titolo conquistato è importante, ma forse questo per Rossi ha una valenza particolare perchè ha vinto la scommessa con la Yamaha».
Da tempo si parla di un futuro sulle quattro ruote per Rossi, una sfida che il pesarese, secondo Agostini, potrebbe vincere: «La F1 sarebbe una nuova bella sfida, ma non mi sento di dargli consigli perchè quasi sempre si sbaglia. Non si può sapere cosa prova Valentino. Dico solo per esperienza che se un giorno vorrà saltare in macchina, non dovrebbe aspettare la fine della carriera, come ho fatto io. Penso che potrebbe fare bene anche in F1: coraggio, talento e sensibilità sono doti che lui ha dimostrato di possedere».

 

 

LE CLASSIFICHE DI PHILLIP ISLAND E DEL MONDIALE

 

MotoGp
1. Valentino Rossi (Ita/Yamaha) 41'25"819 
2. Sete Gibernau (Spa/Honda) a 0.097 
3. Loris Capirossi (Ita/Ducati) 10.486 
4. Colin Edwards (Usa/Honda) 10.817 
5. Alex Barros (Bra/Honda) 10.851 
6. Nicky Hayden (Usa/Honda) 12.210 
7. Max Biaggi (Ita/Honda) 12.847 
8. Makoto Tamada (Gia/Honda) 12.965 
9. Troy Bayliss (Aus/Ducati) 18.607 
10. Carlos Checa (Spa/Yamaha) 21.245 
11. Ruben Xaus (Spa/Ducati) 23.173 
12. Shinya Nakano (Gia/Kawasaki) 25.718 
13. Alex Hofmann (Ger/Kawasaki) 35.137 
14. Jeremy Mcwilliams (Gbr/Aprilia) 45.155 
15. John Hopkins (Usa/Suzuki) 45.197 
16. Gregorio Lavilla (Spa/Suzuki) 52.201 
17. Norick Abe (Gia/Yamaha) 52.665 
18. Niel Hodgson (Gbr/Ducati) 1'11"394 
19. Nobuatsu Aoki (Gia/Proton) a 1 giro 
20. James Haydon (Gbr/Proton) 1 giro 
21. Youichi Ui (Gia/Harris Wcm) 1 giro 
22. James Ellison (Gbr/Harris Wcm) 3 giri 

mondiale
1. Valentino Rossi (Ita) 279 
2. Sete Gibernau (Spa) 244 
3. Max Biaggi (Ita) 197 
4. Alex Barros (Bra) 155 
5. Colin Edwards (Usa) 149 
6. Makoto Tamada (Gia) 139 
7. Nicky Hayden (Usa) 117 
8. Carlos Checa (Spa) 115 
9. Loris Capirossi (Ita) 110 
10. Ruben Xaus (Spa) 77 
11. Marco Melandri (Ita) 75 
12. Shinya Nakano (Gia) 74 
13. Norick Abe (Gia) 68 
14. Troy Bayliss (Aus) 55 
15. Alex Hofmann (Ger) 46 

250
1. Sebastian Porto (Arg/Aprilia) 39'24"604 
2. Alex De Angelis (Rsmr/Aprilia) a 5.941 
3. Manuel Poggiali (Rsmr/Aprilia) 13.289 
4. Daniel Pedrosa (Spa/Honda) 14.966 
5. Toni Elias (Spa/Honda) 46.083 
6. Chaz Davies (Gbr/Aprilia) 55.140 
7. Hiroshi Aoyama (Gia/Honda) 1'01"014 
8. Sylvain Guintoli (Fra/Aprilia) 1'04"684 
9. Johan Stigefelt (Sve/Aprilia) 1'07"656 
10. Roberto Rolfo (Ita/Honda) 1'09"889 
11. Alex Debon (Spa/Honda) 1'13"572 
12. Hugo Marchand (Fra/Aprilia) 1'13"608 
13. Jakub Smrz (Cec/Honda) 1'14"681 
14. David De Gea (Spa/Honda) 1'21"473 
15. Naoki Matsudo (Gia/Yamaha) 1'21"515 


mondiale
1. Daniel Pedrosa (Spa) 292 
2. Sebastian Porto (Arg) 256 
3. Randy De Puniet (Fra) 198 
4. Toni Elias (Spa) 179 
5. Alex De Angelis (Rsm) 147 
6. Hiroshi Aoyama (Gia) 128 
7. Fonsi Nieto (Spa) 114 
8. Roberto Rolfo (Ita) 107 
9. Manuel Poggiali (Rsm) 95 
10. Anthony West (Aus) 88 
11. Franco Battaini (Ita) 80 
12. Alex Debon (Spa) 80 
13. Sylvain Guintoli (Fra) 42 
14. Chaz Davies (Gbr) 40 
15. Hugo Marchand (Fra) 36 

125
1. Andrea Dovizioso (Ita/Honda) 38'01"877 
2. Jorge Lorenzo (Spa/Derbi) a 0.123 
3. Casey Stoner (Aus/Ktm) 0.123 
4. Roberto Locatelli (Ita/Aprilia) 2.480 
5. Steve Jenkner (Ger/Aprilia) 5.336 
6. Hector Barbera (Spa/Aprilia) 5.415 
7. Gino Borsoi (Ita/Aprilia) 5.448 
8. Mike Di Meglio (Fra/Aprilia) 17.976 
9. Alvaro Bautista (Spa/Aprilia) 18.404 
10. Sergio Gadea (Spa/Aprilia) 18.427 
11. Gabor Talmacsi (Ung/Malaguti) 18.505 
12. Lukas Pesek (Cec/Honda) 18.530 
13. Mirko Giansanti (Ita/Aprilia) 18.739 
14. Andrea Ballerini (Ita/Aprilia) 19.331 
15. Pablo Nieto (Spa/Aprilia) 19.826 

mondiale 
1. Andrea Dovizioso (Ita) 273 
2. Roberto Locatelli (Ita) 182 
3. Jorge Lorenzo (Spa) 179 
4. Hector Barbera (Spa) 177 
5. Casey Stoner (Aus) 145 
6. Pablo Nieto (Spa) 125 
7. Steve Jenkner (Ger) 116 
8. Alvaro Bautista (Spa) 113 
9. Mirko Giansanti (Ita) 101 
10. Mika Kallio (Fin) 86 
11. Marco Simoncelli (Ita) 79 
12. Gino Borsoi (Ita) 70 
13. Julian Simon (Spa) 57 
14. Simone Corsi (Ita) 53 
15. Fabrizio Lai (Ita) 52 
16. Mattia Pasini (Ita) 49 
17. Mike Di Meglio (Fra) 41

 

 

 

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