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Sognava
di vincere gara e titolo in un sol colpo Valentino Rossi. Quel sogno,
che rischiava di rimanere irrealizzato dopo l’ultima giornata di
prove, ha preso forma nei minuti del warm-up. Perché il re folletto,
pur disposto a calarsi nei panni del ragioniere, sapeva che la sua
Yamaha blu non era affilata come un rasoio. Ha cercato l’ultimo
ritocco nel riscaldamento mattutino, l’ha trovato. Poi è sceso in
pista, con la certezza di poter sognare.
Un raggio di sole filtrato solo dalla tensione del momento. E da un Sete
Gibernau scattato al semaforo con la grinta dello sfidante, con la
rabbia di chi sa di trovarsi all’ultima spiaggia. È scattato veloce
il catalano di sangue blu. S’è
gettato come un toro nella mischia,
menando gomitate per farsi largo alle prime virate.
Valentino,
invece, ha tentennato un attimo, è rimasto invischiato tra le due
Ducati di Loris Capirossi e Troy Bayliss, se n’è liberato in un solo
giro, dopo una divagazione sulla sabbia che ha fatto trattenere il
fiato. Quattro curve e le furie rosse erano dietro al suo codone.
Perché sapeva che Gibernau avrebbe fatto la
gara della vita, perché
sapeva che marcandolo a uomo avrebbe intascato il sesto titolo iridato.
Da quel momento la tensione è svanita e i sogni hanno preso forma. Pur
col brivido di quel passaggio a ruote nella terra. Diciotto tornate
incollato a Gibernau.
A
metà gara Rossi ha compreso che poteva fare il suo gioco, brindare due
volte sullo stesso podio. Sete, l’ha fatto passare, per studiarlo, nel
finale.
Quattro giri, poi ha ripreso il comando. Tre giri ancora in testa lo
spagnolo, un’ultima tornata da brividi. A suon di sorpassi. L’ultimo
l’ha infilato Rossi, arrivando per primo al traguardo. E ha vinto
corsa e mondiale. Quello della sua grande sfida, contro la Honda e chi
diceva che solo grazie al missile di Tokio vinceva così a raffica.
«Che spettacolo» recitavano le magliette, la stessa scritta riportata
sul casco bianco che Valentino ha poi gettato in pasto ai tifosi dal
podio. Secondo e deluso, Gibernau è salito scuro in volto sul podio.
Al massimo potrà fregiarsi del titolo simbolico di vice-campione. Ha
sorriso, invece, Loris Capirossi, tornato a salirci, buon terzo, dopo l’ultimo
podio ottenuto lo scorso anno a Valencia con la Ducati.
Il primo lampo di una stagione buia e avara di soddisfazioni. Quarto s’è
piazzato
Colin Edwards, quinto Alexandre Barros. Settimo, Max Biaggi non ha
brillato.
Peggio di lui ha fatto Marco Melandri, ritirato.
Nella
250 ha chiuso la sua corsa iridata anche Dani Pedrosa. Piazzandosi
quarto, lo spagnolo della Honda s’è laureato campione con una prova d’anticipo.
A 19 anni e diciotto giorni, il catalano è diventato il più giovane
pilota della storia
ad aver vinto il titolo della 250 e anche ad averlo centrato
consecutivamente in due differenti classi di cilindrata, dopo aver vinto
lo scorso anno la 125. La gara è finita nelle mani dell’argentino
dell’Aprilia Sebastian Porto, capace di fuggire davanti ai due
sammarinesi Alex De Angelis e Manuel Poggiali. Decimo, il torinese
Roberto Rolfo è stato il migliore degli azzurri.
Già
campione dalla precedente gara diSepang, Andrea Dovizioso ha dimostrato
di essersi meritato appieno il titolo, vincendo intelligentemente la
corsa della 125. Il forlivese della Honda ha lasciato sfogare Jorge
Lorenzo e Casey Stoner per poi affondare il suo assalto vincente in
volata. Una volata così ristretta che non è bastato neppure il
fotofinish per capire se fosse arrivato secondo lo spagnolo o l’australiano,
accreditati del medesimo tempo. Grazie al miglior giro registrato in
gara, ha avuto poi la meglio alla discriminante l’iberico Lorenzo.
Quarto s’è classificato il bergamasco Roberto Locatelli, settimo il
trevigiano Gino Borsoi.
"SE LA
HONDA VUOLE BATTERMI DEVE RASSUMERMI!"
l'anno
prossimo ci sarà nuovamente da divertirsi contro Gibernau e Biaggi
Dopo
la doccia di champagne, Valentino Rossi si concede quella vera,
rinviando le interviste alla serata, dopo essere passato per gli
abbracci dei tifosi giunti dall’Italia. «È bellissimo - esordisce -
una bellissima sensazione vincere quest’anno. Perchè pensavo di
riuscire a farlo in due anni. Invece siamo riusciti ad accorciare i
tempi. Merito mio che ho dato indicazioni precise, ma anche della
squadra. E della Yamaha che ha fattograndi sforzi».
Sei titoli, un grande annata. Nonostante i rivali.
«Ho
fatto un bel campionato, molto combattuto, l’avversario più duro e
più costante è stato Gibernau. Anche Biaggi a sprazzi è andato forte
ma sono riuscito a staccarlo».
E
il grande pregio di Rossi?
«Io
ho usato la mia velocità. In qualche pista vado molto, molto forte e
sono riuscito
anche a risolvere qualche volta con la mia velocità i problemi della
moto». Il momento più difficile?
«Sicuramente il Qatar. Nelle altre gare ho avuto problemi: ricordo
Jerez, la Francia, Rio. Il Qatar è stato il momento più brutto».
Quando
ha compreso che poteva vincere il mondiale con la Yamaha?
«Dopo le tre gare - spiega Valentino - che ho vinto contro Gibernau al
Mugello, Barcellona ed Assen mentre lui era in splendida forma. Andava
fortissimo però sono riuscito a batterlo tre volte consecutive».
L’anno
prossimo «sarà - sorride - un’altra grandissima lotta. La Honda
punterà
su Biaggi e Gibernau, che sono stati i suoi piloti più forti, anche per
lo sviluppo. Saranno anche più forti di quest’anno. Ma anche noi
miglioreremo.
Secondo me la Honda va ancora un pelino meglio, però qui ho superato
Gibernau in rettilineo».
Ora Rossi può tornare sul perchè di questa sfida. «Ho deciso di
cambiare - sorride sornione - perchè sembrava che l’anno scorso io
vincessi solo in quanto avevo la Honda. Questo luogo comune
era diventato troppo per me. E poi per dare il massimo avevo bisogno di
stimoli».
La rivincita sulla Honda è presa, però Rossi spiega: «Sicuramente mi
piace molto battere la Honda. Però non combatto contro la Honda, ma
contro Gibernau, che è un pilota Honda. Se fosse della Ducati sarebbe
lo stesso».
I rapporti con Sete Gibernau sono cambiati.
«Il
mio rapporto personale con Gibernau non deve importare agli altri, è
una cosa che riguarda noi».
E’
già aria di festa. A Tavullia il parroco don Cesare ha suonato le
campane.
«Sì, stanno facendo festa, un peccato non essere lì...».
Cosa
consiglia alla Honda per riuscire a battere Rossi?
«Di riassumermi».
AGOSTINI:
"BRAVISSIMO, HA VINTO LA SUA SFIDA"
elogio
a Vale del campionissimo che torna a ribadire il concetto che
ha sempre sostenuto: "conta più il pilota della moto"
Giacomo
Agostini non lo potrà sorpassare. Sono troppi anche per Valentino Rossi
i quindici titoli iridati conquistati dal fuoriclasse di Lovere, sette
nella 350, otto nella 500. Erano altri tempi e il campionissimo correva
in due classi. Ora non è più praticamente possibile. Anche se con l’ultima
coppa messa in bacheca a Phillip Island il pesarese è giunto a quota
sei mondiali, non potrà raggiungere neppure i tredici allori del
pluriiridato Angel Nieto, lo spagnolo
storico re delle piccole cilindrate.
Eppure Rossi è il più grande campione del motociclismo dell’era
moderna. Un fenomeno in pista e di comunicazione, un personaggio la cui
fama è spalmata ovunque. Ai quattro angoli del globo, come le magliette
gialle e i berretti col numero 46.
I
suoi riccioli biondi non incorniciano più un volto da adolescente
sbarazzino ma valgono soldoni e fanno vendere fiumi di birra. Valentino
non è più il folletto della 125, il Robin Hood della 250. Neppure l’ironico
«Rossifumi» capace di prendersi beffa dell’arcirivale Max Biaggi,
rimorchiando nel giro d’onore una Claudia Schiffer gonfiabile, per
prendersi gioco del romano e delle sue fidanzate da carta patinata.
Da anni s’è incensato «dottore», ma la passata stagione gli stava
stretta la Honda, soprattutto la fama della moto più veloce del mondo.
Voleva dimostrare che era lui, non il mezzo a trionfare. Così ha
abbandonato la moto di Tokio per quella di Iwata. Per quella Yamaha che
tra le sue mani è tornata a vincere.
Per lui in Yamaha hanno fatto tutto e di più. Soprattutto lo hanno
lasciato libero di gestirsi la vita privata. Niente presenze, niente
spot. Solo le corse, ciò che più lo appassiona e lo tiene legato
ancora a questo mondo.
E’ cresciuto, maturato. Risiede a Londra da anni ma l’ombelico del
suo universo è Tavullia, in quel lembo di Marche in odor di Romagna, a
un soffio dalla natia Urbino, ma dove si respira da sempre aria di
motori. E’ la terra della sua infanzia, quella che l’ha visto
bambino a bordo di un kart e di tante minimoto.
Papà Graziano, maestro elementare e onesto lavoratore del manubrio
verso la fine degli anni ’70, voleva diventasse un pilota d’auto. Ma
non aveva i soldi per
inserirlo in quel mondo. Le minimoto gli fecero le ossa.
«Valentino
è stato bravissimo. Ha vinto la sua sfida correndo con la Yamaha, mi
ricorda un po’ me quando lasciai la MV Agusta per vincere con la
Yamaha». Giacomo Agostini, 15 titoli iridati e 122 vittorie in carriera
nel Motomondiale, si congratula con Valentino Rossi neo campione del
mondo della MotoGp. «Ago» ha visto la gara del suo pupillo in Tv ed è
rimasto entusiasta: «E’ stata una corsa bellissima. Valentino non si
è accontentato del secondo posto, anche se avrebbe potuto, e ha lottato
fino alla fine vincendo gara e titolo. Ha coronato così una giornata
stupenda con la massima gioia. Non ce n’era bisogno, ma ha dimostrato
ancora una volta che in questo sport conta più il pilota della moto.
Ogni titolo conquistato è importante, ma forse questo per Rossi ha una
valenza particolare perchè ha vinto la scommessa con la Yamaha».
Da tempo si parla di un futuro sulle quattro ruote per Rossi, una sfida
che il pesarese, secondo Agostini, potrebbe vincere: «La F1 sarebbe una
nuova bella sfida, ma non mi sento di dargli consigli perchè quasi
sempre si sbaglia. Non si può sapere cosa prova Valentino. Dico solo
per esperienza che se un giorno vorrà saltare in macchina, non dovrebbe
aspettare la fine della carriera, come ho fatto io. Penso che potrebbe
fare bene anche in F1: coraggio, talento e sensibilità sono doti che
lui ha dimostrato di possedere».
LE
CLASSIFICHE DI PHILLIP ISLAND E DEL MONDIALE
MotoGp
1. Valentino Rossi (Ita/Yamaha) 41'25"819
2. Sete Gibernau (Spa/Honda) a 0.097
3. Loris Capirossi (Ita/Ducati) 10.486
4. Colin Edwards (Usa/Honda) 10.817
5. Alex Barros (Bra/Honda) 10.851
6. Nicky Hayden (Usa/Honda) 12.210
7. Max Biaggi (Ita/Honda) 12.847
8. Makoto Tamada (Gia/Honda) 12.965
9. Troy Bayliss (Aus/Ducati) 18.607
10. Carlos Checa (Spa/Yamaha) 21.245
11. Ruben Xaus (Spa/Ducati) 23.173
12. Shinya Nakano (Gia/Kawasaki) 25.718
13. Alex Hofmann (Ger/Kawasaki) 35.137
14. Jeremy Mcwilliams (Gbr/Aprilia) 45.155
15. John Hopkins (Usa/Suzuki) 45.197
16. Gregorio Lavilla (Spa/Suzuki) 52.201
17. Norick Abe (Gia/Yamaha) 52.665
18. Niel Hodgson (Gbr/Ducati) 1'11"394
19. Nobuatsu Aoki (Gia/Proton) a 1 giro
20. James Haydon (Gbr/Proton) 1 giro
21. Youichi Ui (Gia/Harris Wcm) 1 giro
22. James Ellison (Gbr/Harris Wcm) 3 giri
mondiale
1. Valentino Rossi (Ita) 279
2. Sete Gibernau (Spa) 244
3. Max Biaggi (Ita) 197
4. Alex Barros (Bra) 155
5. Colin Edwards (Usa) 149
6. Makoto Tamada (Gia) 139
7. Nicky Hayden (Usa) 117
8. Carlos Checa (Spa) 115
9. Loris Capirossi (Ita) 110
10. Ruben Xaus (Spa) 77
11. Marco Melandri (Ita) 75
12. Shinya Nakano (Gia) 74
13. Norick Abe (Gia) 68
14. Troy Bayliss (Aus) 55
15. Alex Hofmann (Ger) 46
250
1. Sebastian Porto (Arg/Aprilia) 39'24"604
2. Alex De Angelis (Rsmr/Aprilia) a 5.941
3. Manuel Poggiali (Rsmr/Aprilia) 13.289
4. Daniel Pedrosa (Spa/Honda) 14.966
5. Toni Elias (Spa/Honda) 46.083
6. Chaz Davies (Gbr/Aprilia) 55.140
7. Hiroshi Aoyama (Gia/Honda) 1'01"014
8. Sylvain Guintoli (Fra/Aprilia) 1'04"684
9. Johan Stigefelt (Sve/Aprilia) 1'07"656
10. Roberto Rolfo (Ita/Honda) 1'09"889
11. Alex Debon (Spa/Honda) 1'13"572
12. Hugo Marchand (Fra/Aprilia) 1'13"608
13. Jakub Smrz (Cec/Honda) 1'14"681
14. David De Gea (Spa/Honda) 1'21"473
15. Naoki Matsudo (Gia/Yamaha) 1'21"515
mondiale
1. Daniel Pedrosa (Spa) 292
2. Sebastian Porto (Arg) 256
3. Randy De Puniet (Fra) 198
4. Toni Elias (Spa) 179
5. Alex De Angelis (Rsm) 147
6. Hiroshi Aoyama (Gia) 128
7. Fonsi Nieto (Spa) 114
8. Roberto Rolfo (Ita) 107
9. Manuel Poggiali (Rsm) 95
10. Anthony West (Aus) 88
11. Franco Battaini (Ita) 80
12. Alex Debon (Spa) 80
13. Sylvain Guintoli (Fra) 42
14. Chaz Davies (Gbr) 40
15. Hugo Marchand (Fra) 36
125
1. Andrea Dovizioso (Ita/Honda) 38'01"877
2. Jorge Lorenzo (Spa/Derbi) a 0.123
3. Casey Stoner (Aus/Ktm) 0.123
4. Roberto Locatelli (Ita/Aprilia) 2.480
5. Steve Jenkner (Ger/Aprilia) 5.336
6. Hector Barbera (Spa/Aprilia) 5.415
7. Gino Borsoi (Ita/Aprilia) 5.448
8. Mike Di Meglio (Fra/Aprilia) 17.976
9. Alvaro Bautista (Spa/Aprilia) 18.404
10. Sergio Gadea (Spa/Aprilia) 18.427
11. Gabor Talmacsi (Ung/Malaguti) 18.505
12. Lukas Pesek (Cec/Honda) 18.530
13. Mirko Giansanti (Ita/Aprilia) 18.739
14. Andrea Ballerini (Ita/Aprilia) 19.331
15. Pablo Nieto (Spa/Aprilia) 19.826
mondiale
1. Andrea Dovizioso (Ita) 273
2. Roberto Locatelli (Ita) 182
3. Jorge Lorenzo (Spa) 179
4. Hector Barbera (Spa) 177
5. Casey Stoner (Aus) 145
6. Pablo Nieto (Spa) 125
7. Steve Jenkner (Ger) 116
8. Alvaro Bautista (Spa) 113
9. Mirko Giansanti (Ita) 101
10. Mika Kallio (Fin) 86
11. Marco Simoncelli (Ita) 79
12. Gino Borsoi (Ita) 70
13. Julian Simon (Spa) 57
14. Simone Corsi (Ita) 53
15. Fabrizio Lai (Ita) 52
16. Mattia Pasini (Ita) 49
17. Mike Di Meglio (Fra) 41
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