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21 maggio 2003
ALEJANDRO DE TOMASO, UN SIMBOLO DELL'INNOVAZIONE il fondatore di uno dei più prestigiosi marchi automobilistici è scomparso a Modena a 74 anni
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“De Tomaso è oggi l'unico marchio automobilistico totalmente italiano indipendente”. E' con una punta d'orgoglio che la De Tomaso, simbolo della fantasia, della spensieratezza, del buon gusto e del buon vivere, automobile quasi felliniana, ricorda sul sito internet il suo fondatore e creatore: Alejandro De Tomaso, scomparso stanotte a Modena a 74 anni. Arrivato in Emilia Romagna dall'Argentina, ma con il sangue romagnolo degno di Ferrari e una passione per le auto sterminata, tanto da fargli rinunciare al suo status di argentino baciato dalla fortuna, De Tomaso percorre tutte le tappe: prima pilota, poi imprenditore e innovatore. Ecco il profilo tracciato nella sezione “La Storia” nel sito internet della casa automobilistica.
Alejandro De Tomaso nasce a Buenos Aires il 10 luglio 1928: suo padre è un eminente uomo politico più volte ministro e candidato alla
Le officine nascono a Modena in località Albareto e dopo altri successivi spostamenti approdarono alla sede attuale di viale Virgilio all'angolo con la via Emilia nel 1973. Le prime realizzazioni spaziavano dalla formula junior a un progetto Indianapolis passando per una Formula 1 equipaggiata con un motore a 8 cilindri studiato dall'ingegner Massimino. Le prime vetture sport sono del 1962. De Tomaso era allora ancora molto legato al nome Osca, una società creata dai fratelli Maserati dopo la cessione del loro marchio alla famiglia Orsi. Perciò la Osca diventa la fornitrice delle prime barchetta De Tomaso con due motori: un 1100 molto semplice e un due litri a doppio albero con camme in testa. Nell'ottobre 1963 la De Tomaso si fece conoscere dal grande pubblico. Al Salone dell'Auto di Torino presentò la spider “Vallelunga” caratterizzata da un telaio monotrave centrale. Una caratteristica che si ritroverà anche sulla “Mangusta” e sulla “Guara'“, la De Tomaso del Duemila.
Al salone di Ginevra venne presentata nel '66 un'altra barchetta con un motore a 8 cilindri da due litri creata da Giorgetto Giugiaro che nel 1965 aveva iniziato a lavorare alla Ghia, la carrozzeria torinese che nel 1967 verrà acquistata dalla De Tomaso. L'alleanza De Tomaso-Giugiaro darà alla luce sempre nel 1966 al Salone di Torino la “Mangusta”. Un design aggressivo quello della “Mangusta” che venne messa in vendita con due motorizzazioni: 4728 cc e 306 cavalli per l'Europa, 4949 cc per 230 cavalli per la versione americana. E proprio oltreoceano finiranno ben 280 delle 400 “Mangusta” che furono prodotte tra il 1967 e il 1970. Un successo improvviso che spinse la Ford ad entrare prepotentemente nell'azionariato della casa di Modena rilevando l'ottanta per cento delle azioni. La Ford voleva una nuova berlinetta: sarà la Pantera, che è rimasta sino a pochi anni fa l'unica vettura a motore centrale e scocca portante prodotta in numeri così alti. Cifre di produzione mai toccate dalla De Tomaso e che nessuno a Modena aveva fino ad allora realizzato: 2500 vetture l'anno.
Le corse erano rimaste sempre di primaria importanza per la De Tomaso, sia per la ricerca della vittoria sia come piattaforma per testare la validità dei propri prodotti e delle proprie idee. La partecipazione diretta al Mondiale di Formula 1 del 1970 fu l'apice della storia sportiva della De Tomaso. Era quello per la De Tomaso un rientro in quella categoria dopo alcune apparizioni negli anni sessanta. La casa di Modena si presentò al via di quella stagione con una sola vettura con la livrea rossa e i colori della casa lungo il profilo superiore. Capo progettista era Gianpaolo Dallara, lo stesso che oggi produce l'ottanta per cento delle vetture che corrono ad Indianapolis, mentre team manager e proprietari era Frank Williams. Alla quarta gara il 21 giugno sul circuito di Zandvoort avvenne la tragedia: il ventottenne pilota inglese Piers Courage muore. La stagione 1970 venne comunque portata a termine ma Alejandro dopo questo lutto non potè più essere attratto dalla Formula 1 e dalle corse in generale.
Nel 1973 vennero cedute alla Ford le due carrozzerie torinesi Ghia e Vignale dove venivano prodotte le Pantera ma Alejandro si riprese la totalità delle quote azionarie della De Tomaso. Nel 1970 era nel frattempo uscita una nuova vettura dalle officine De Tomaso: la Deauville a cui farà seguito due anni più tardi la Longchamp. Sempre nel 1972 c'è l'acquisizione della Benelli. Tre anni dopo Alejandro aggiunge un altro mattone al suo castello: la Maserati. La Citroen, che controllava la casa del tridente, attraversava in quegli anni una profonda crisi. La Peugeot decise così di acquistare il marchio della “due cavalli” ma decise di vendere la Maserati. Alejandro non si lasciò sfuggire l'occasione e con l'aiuto del Gepi rilevò nei due anni successivi sia la Maserati che la Innocenti. La Mini disegnata da Bertone venne così ereditata da Alejandro.
Nel 1979 la Benelli produce il primo scooter integralmente in materiale sintetico e nello stesso anno esce la Maserati quattro porte con un motore a 8 cilindri da 4700 cc, che verrà venduto anche all'allora presidente della Repubblica Sandro Pertini. Nel 1981 venne acquistata la Moto Guzzi ed è anche l'anno del biturbo Maserati. Nel '90 viene ceduto il 49 per cento della Maserati alla Fiat. Nel 1991 anche la Benelli viene ceduta. Nel 1992 viene venduta, ad un appassionato tedesco, la penultima Pantera, l'ultima è esposta nel museo. Nel 1993 un ictus ha colpito Alejandro, i medici gli diedero meno dell'uno per cento di possibilità di salvarsi. Mentre lottava per la vita decise di salvare la sua creatura. Per fare ciò rinunciò alla Maserati che cedette integralmente a FIAT. Due anni dopo anche la Guzzi si staccò da Alejandro ed in quegli anni travagliati nacque la “Guarà”.
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