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19 gennaio 2004

 

ROMA, PETERHANSEL, TCHAGUINE

ECCO IL TERZETTO D'ORO DELLA DAKAR 2004

l'iberico, a segno tra le moto, ha regalato il primo successo nella gara alla Spagna - l'asso francese, dopo sei affermazioni su due ruote, ha finalmente centrato la vittoria anche in auto - il russo l'unico ad essersi ripetuto a distanza di dodici mesi

 

di Danilo Sechi

 

Non ha riservato sensazionali colpi di scena l’ultima tappa della Dakar 2004 e così ad aggiudicarsi questa 26esima edizione del Rally africano più affascinante e famoso sono stati lo spagnolo Joan Nani Roma (Ktm Repsol) tra lei mattatori della gara Peterhansel e Roma moto, il francese Stephane Peterhansel (Mitsubishi) tra le auto ed il russo Vladimir Tchaguine (Kamaz) nel settore camion. Ad ospitare i loro festeggiamenti è stato il recinto dell'Hotel Méridien, dove i concorrenti superstiti sono approdati dopo la disputa della prova speciale conclusiva, disegnata - come nella migliore tradizione della competizione - sulla spiaggia del lago Rosa della capitale del Senegal. Si è trattato praticamente di una passerella per quanti sono riusciti a completare tutti gli oltre 10 mila km previsti (65 moto su 195 partite, 60 auto su 142, 38 camion su 63).

 

L’ultima parte della competizione, dopo l’annullamento delle due frazioni in programma nei giorni 10 e 11 gennaio e dopo la prevista tappa di riposo di lunedì 12, non è stata certamente una passeggiata ma non è più stata in grado di riproporre la sfilza di imprevisti che aveva caratterizzato le tappe marocchine e le prime in Mauritania. Lo dimostra proprio il fatto che i tre vincitori finali sono partiti da leader nella mattinata di martedì 13. 

 

Onore comunque a Roma, catalano che ha iscritto per la prima volta il nome di un iberico nell’albo d’oro della corsa. Dopo tante traversie ha meritatamente fatto centro dimenticando d’incanto i precedenti otto tentativi falliti. Onore a Peterhansel, già una leggenda avendo vinto per ben sei volte in passato tra le moto. Con questo successo, arrivato dopo il brutto smacco del 2003, quando perse il primato nella penultima tappa, è diventato il secondo pilota in grado di centrare l’affermazione sia su due che su quattro ruote andando ad affiancare Hubert Auriol proprio nell’anno in cui l’organizzazione ha tolto di scena l’asso francese. E onore a Tchaguine, il sovietico che sa portare il suo "bestione" tra le dune con maestria inimitabile, l’unico del magico terzetto ad aver bissato l’affermazione a distanza di dodici mesi.

 

Ieri a centrare la vittoria nella discriminante conclusiva di 30 km sono stati il francese Cyril Despres tra le moto (ha preceduto il norvegese Ullevalseter e lo svedese Lundmark, il toscano Fabrizio Meoni si è piazzato quarto); l’ex iridato di rally Colin Mc Rae, britannico della Nissan, tra le auto; l’olandese Hans Stacey tra i camion (dove hanno colto il nono posto di tappa e l'11° finale il bergamasco Giacomo Paccani ed i suoi compagni di avventura Attilio Brevi e Oscar Mor).
Per Despres, secondo l’anno scorso, è alla fine maturato il terzo posto finale. Per il vincitore 2003, l’altro francese Sainct, è arrivata la piazza d’onore, Roma lo ha battuto ma non umiliato. Per Sainct, che ha perso la centralina di accensione, qualche brivido lungo la speciale finale a causa di una caduta, lo hanno imitato Fretigne’ e Cox, rischiando di rovinare tutto.

 

Un passo indietro anche per l’aretino Meoni, frenato sul più bello da una gomma non adeguata alle sollecitazioni della sua potente Ktm bicilindrica. Il vincitore 2001 e 2002 ha concluso al sesto posto, almeno l’anno scorso aveva festeggiato (da terzo) sul podio. Secondo degli azzurri il forlivese Matteo Graziani, undicesimo. Altri italiani arrivati alla meta Fabrizio Mugnaioli, Maurizio Sanna, Roberto Tonetti, Francesco Tarricone e Giorgio Papa.

Beffa difficile da digerire per il privato Marco Borsi, caduto nella penultima tappa di sabato dopo aver già completato la speciale. Si è procurato la frattura del radio e non ha potuto brindare l’arrivo a Dakar. 

 

Gara da archiviare in tutta fretta per le auto italiane. Dietro Peterhansel troviamo nomi noti alla Dakar, ovvero Masuoka e Schlesser, quelli di Biasion e Orioli sono solo nella lista dei ritirati. Un po’ meglio è andata tra i camion grazie a Paccani e anche per merito di Pelanconi (16°) e Barilla-Marzotto (18°).