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agosto 2003

 

HARLEY-DAVIDSON, CENT'ANNI DI SOGNO ROMBANTE

la moto simbolo dell'American style raggiunge il traguardo del secolo di vita, la festeggeranno a fine mese 200 mila centauri

 

Per molti abitanti della città di Milwaukee, fiorente centro industriale del Wisconsin, sulle rive del Lago Michigan, quello che la invaderà alla fine di agosto sarà solo un rumore infernale. Ma per altri sarà una musica celestiale, un concerto unico, un suono inimitabile che parla al cuore come niente e nessun altro potrebbe fare. Sì, perché il «vroom» o il «po-ta-to» di una Harley-Davidson è stato il primo rumore di un motore ad essere protetto dall'Ufficio Federale americano per i marchi di fabbrica, come è avvenuto anche per il ruggito del leone della Metro Goldwin Mayer o il suono delle campane della sigla della rete televisiva Nbc.

 

Tra il 28 e il 30 agosto Milwaukee ospiterà decine di migliaia di rombanti Harley-Davidson, dagli ultimi modelli - che saranno presentati nell'occasione - ai cimeli storici, vecchi ma sempre scintillanti e decorati come carrettini siciliani. Il raduno sarà l'atto conclusivo di un giro del mondo cominciato nell'estate del 2002 e proseguito per un anno, a forza di manifestazioni organizzate in decine di città del pianeta, riunioni, sagre e sfilate in onore della celebre motocicletta. Nel 1998, quando si festeggiava il 95° compleanno della Harley-Davidson, Milwaukee ospitò almeno 140 mila motociclisti in sella al loro rombante cavallo d'acciaio; ma si prevede che il prossimo agosto questa cifra record sarà ampiamente superata. Immaginiamo 200 mila motociclette o giù di lì in movimento, con i motori imballati, e avremo un'idea della bolgia di rumore e di puzzo - ma per questi moderni cavalieri il carburante non puzza né inquina, bensì profuma - che caratterizzerà questi festeggiamenti. Ci saranno spettacoli musicali, mostre commerciali, esposizioni e la possibilità offerta a tutti di fare un giro in sella a una moto storica.

 

Se è istintivo identificare la Ferrari con l'Italia, con la sua tradizione di eleganza e di accuratezza artigianale, altrettanto immediato è l'abbinamento Harley- Davidson - Stati Uniti, per l'idea di spazio infinito, libertà dalle convenzioni, strade diritte e lunghissime su cui lanciarsi a tutta velocità che essa evoca. Il viaggio è, si può dire, un elemento fondamentale del Dna americano, dagli avventurosi trasferimenti delle carovane dei pionieri diretti verso la Nuova Frontiera, sempre più ad Ovest, alle scorribande senza meta degli hippies sessantottini, spinti da quell'inquietudine che troviamo rispecchiata in libri come On the road di Kerouac o in film come Easy Rider , dove per l'appunto le Harley-Davidson lanciate a tutta velocità attraverso la sterminata America da Dennis Hopper e Peter Fonda fanno parte, insieme alla musica pop e confusi ideali pacifisti, della ribellione hippy all'ordine costituito. Si può dire che la Harley-Davidson ha sostituito, al di là dell'Atlantico, il cavallo dei cow-boys. E con la leggerezza e noncuranza di un cow-boy la cavalcava appunto Arnold Schwarzenegger in Terminator 2 .

 

Il personale viaggio di questa motocicletta cominciò nel 1903, quando due ragazzi intraprendenti di Milwaukee, William Harley e il suo vicino di casa Arthur Davidson, decisero di trasformare una bicicletta in una bicicletta a motore. Con l'aiuto di un fratello di Davidson, Walter, meccanico ferroviario, e dopo diversi tentativi e prove, alla fine di quello stesso anno riuscirono a consegnare ai primi acquirenti - che fiduciosamente avevano già versato un anticipo di cento dollari - le prime due Harley-Davidson modello «Serial Number One», prodotte in un capannone nel giardino di casa dalla neonata ditta «Harley-Davidson Motor Company». Il prezzo, 200 dollari, era decisamente elevato, ma i due giovani soci si giustificavano sostenendo che non si trattava di motociclette economiche, ma di qualità, costruite con cura artigianale e che per almeno 10 mila miglia (16 mila chilometri) non avrebbero avuto bisogno di riparazioni o sostituzioni di pezzi.
I ritmi di produzione rimasero a lungo bassi - nel 1905 l'officina aveva alle sue dipendenze 4 operai part-time e sfornava una motocicletta a settimana, - ma già nel 1907 si era saliti a ben 153 esemplari all'anno. Quello fu l'anno della svolta, sia per la nascita del primo modello ufficiale, la «Silent Gray Yellow», che divenne subito uno status symbol, sia per il vantaggioso contratto stipulato col Dipartimento di Polizia, per cui da quel momento la Harley-Davidson divenne la principale fornitrice. Ormai non solo i due ragazzi di Milwaukee avevano vinto la loro scommessa, ma era nato un mito.

 

Da allora dalla fabbrica di Milwaukee sono usciti decine di modelli - compreso quello di cilindrata 883, che in Italia ha dato il nome a un famoso gruppo musicale - diventati i più amati dai divi dello spettacolo, e non solo oltre oceano: da Marlon Brando (che però nel Selvaggio cavalcava una Triumph) a Tyrone Power, da Jimmy Durante a Peter Fonda, da Renato Zero a Vasco Rossi, a Max Pezzali, capo degli 883. 
Era in sella a una Harley-Davidson modello sidecar, a quel tempo molto diffuso, anche il caporale Roy Holtz quando il 12 novembre 1918, all'indomani della conclusione della Grande Guerra, fu il primo soldato americano a entrare a Berlino. Nel clima di fiduciosa ricostruzione del dopoguerra, invece, a pavoneggiarsi su una Harley-Davidson addobbata come un albero di Natale e luccicante come uno specchio fu Alberto Sordi, che nel film Un Americano a Roma interpretava la parte di un giovanotto innamorato pazzo di tutto quello che veniva da oltre oceano, ma poi patriotticamente incapace di fare a meno del cibo di casa nostra, in particolare degli spaghetti. 

 

E oggi ? Oggi il mito della Harley-Davidson sopravvive intatto, dopo aver resistito non senza fatica all'agguerrita concorrenza giapponese e dopo avere sbaragliato innumerevoli tentativi d'imitazione. E le cifre lo dimostrano: solo in Italia si vendono ogni anno almeno duemila motociclette H-D, il che, considerato quanto costano, non è davvero poco. Anche negli Stati Uniti la Harley-Davidson se la può permettere solo chi ha uno stipendio di almeno 40-50 mila dollari all'anno. Non è più soltanto la moto degli hippies, ma anche degli yuppies. Di quelli però che sanno ancora commuoversi per la «vera voce amica» (così l'ha definita un sociologo) di una Harley Davidson, una voce ora sussurrante e carezzevole, ora rombante, ma sempre tranquillizzante, col suo scoppiettio che - è stato detto anche questo - ricorda tanto una pentola di fagioli che bolle.