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20 maggio 2003

 

TRENT'ANNI FA LA TRAGEDIA ALLA CURVA DI MONZA

il romagnolo Renzo Pasolini, grande rivale di Agostini, vittima assieme al finlandese Jarno Saarinen di un incidente sul circuito brianzolo che coinvolse otto piloti e sconvolse il mondo delle corse 

 

Sono passati trent’anni dalla tragica morte di Renzo Pasolini e Jarno Saarinen, una tragedia che dal circuito di Monza rimbalzò attraverso le immagini televisive nelle case di tutti gli sportivi, che allora seguivano con grande passione i duelli nel motomondiale tra il bergamasco Giacomo Agostini ed il romagnolo Renzo Pasolini. 

Ma chi era il rivale di "Ago"? Di statura media, con gli occhiali, i capelli mossi e scuri, resistente e robusto, Renzo Pasolini aveva praticato sport faticosi, come il pugilato e il motocross; anzi diceva che se non avesse fatto il corridore motociclista lo avrebbe senz'altro attirato la boxe. Nonostante questaRenzo Pasolini, una delle vittime del tragico incidente predisposizione per le discipline sportive, "Paso" non conduceva la vita esemplare dell'atleta, perchè non rinunciava al fumo, gli piaceva fare tardi la sera e non si tirava certo indietro se c'era da mangiare e bere, cosa del resto piuttosto usuale per un romagnolo purosangue.
Renzo Pasolini era infatti nato a Rimini il 18 luglio 1938, figlio d'arte, in quanto il padre Massimo era stato anch'egli corridore motociclista e primatista mondiale.

L'accesissimo antagonismo fra Pasolini e Agostini, i due corridori italiani in sella a sue macchine pure esse italiane, la Benelli e la MV Agusta, farà vivere agli appassionati alcune stagioni con l'entusiasmo alle stelle. Questi epici duelli si svolgeranno per lo più sul suolo nazionale perchè all'estero, dove d'altro canto la Benelli non si spingerà di frequente, la contesa per la vittoria non è soltanto affar loro, ma c'è un certo Mike Hailwod con la Honda che ha la stessa premura di concludere le corse a suo favore.

Il '69 è l'anno in cui Pasolini si trova più che mai a portata di mano il titolo mondiale della 250, visto che la sua moto è competitiva. Cade però nelle rpove a Hockenheim e rimase inattivo per le due prove successive a Le Mans e al T.T., dove il suo posto alla Benelli viene preso da Carruthers.
Nel '72 però finalmente l'ostinazione di Pasolini (che è assunto dalla Casa pesarese anche come ispettore alle vendite) e dei bravi tecnici del reparto corse, capeggiati da Gilberto Milani e Mascheroni, comincia a dare i suoi frutti: la strepitosa vittoria nel Gp delle Nazioni a Imola, cui fanno seguito quelle al Gp di Jugoslavia e a Barcellona, e i secondi posti di grande valore come quelli di Clermont Ferrand, dopo Read, e di Assen, dopo Gou Id, del Sachsenring e di Brno dietro a Saarinen. Concluderà i mondiali al secondo posto nella 250 dopo Saarinen e al terzo nella 350 dopo Agostini e Saarinen.
Nel '73 tutto sembra finalmente maturo per la battaglia ad armi pari alla conquista del mondiale, anche se la Yamaha e l'astro Saarinen non sono certo lì a facilitare i compiti. Tuttavia la Harley Davidson ha messo in campo le bicilindriche raffreddate ad acqua che si rivelano competitive, particolarmente la 350 con la quale è primo a Riccione e Vallelunga, conquistando il titolo che gli verrà però assegnato "alla memoria" in quanto al momento della consegna ufficiale Pasolini è ormai scomparso da un pezzo.

La data fatale è il 20 maggio 1973. Paso aveva disputato una gara sensazionale nella classe 350, recuperando undici secondi da Agostini e riuscendo ad agguantarlo e superarlo quando, a quattro giri dal termine, un "dritto" alla curva parabolica causato da un grippaggio metteva fine alla certezza di una grande vittoria. Ancora teso per questo sforzo, ancora accaldato e contrariato, si era subito dopo ripresentato al via per la partenza della gara della classe 250, dove i suoi compiti sarebbero stati altrettanto difficili contro gli uomini Yamaha.
Poche centinaia di metri sparati, poi la paurosa caduta collettiva al curvone che coinvolse otto piloti: Pasolini, Saarinen, Walter Villa, Giansanti, Palomo, Kanaya, Mortimer e Jansson. Alcuni ne uscirono quasi indenni, altri malconci come Walter Villa; Renzo Pasolini e Jarno Saarinen riportarono gravissime ferite che non gli consentirono di sopravvivere.