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10 aprile 2010 - dietro le quinte
di Giovanni Cortinovis (da L'Eco di Bergamo)
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Eugenio Gandolfi al lavoro ai box
Per tre decadi Bergamo è stata in cima al mondo delle due ruote per le imprese di Carlo Ubbiali (9 mondiali), Giacomo Agostini (15 mondiali) e Roberto Locatelli (un mondiale, nel 2000). Ora che il «Loca» ha deciso di ritirarsi, dopo 16 anni contraddistinti da 9 vittorie (in 125) in 224 Gran premi (tra 125 e 250), non restano più piloti a rappresentare le Orobie. Per la verità Locatelli avrebbe continuato se gli fosse arrivata un'offerta interessante, ma la nascita della Moto2 ha spinto molti team a privilegiare piloti con la valigia. Così il trentacinquenne ha optato per il ruolo di chioccia, diventando coordinatore dello Junior GP Racing Team che cresce talenti da far esordire nel mondiale.
A tenere alto il nome della Bergamasca resta così la Brembo, fornitrice dei freni di 8 dei 10 team della MotoGp, quindi anche di Valentino Rossi. In pratica tutti i team ufficiali Yamaha, Ducati, Honda e Suzuki per un totale di 14 piloti su 17, con l'eccezione del team Gresini e della Honda Interwetten di Hiroshi Aoyama. Una bella dimostrazione di fiducia per la Brembo che con i successi nella 500-MotoGp, dove negli ultimi 20 anni ha mancato il titolo mondiale solo nel 1993 (successo di Kevin Schwantz), si è costruita una solida fama.
A gestire il progetto MotoGp è il 51enne bergamasco
Eugenio Gandolfi, per il suo bigliettino da visita semplice Sales Manager.
Per la gara in Qatar, secondo i dati Brembo le 8 frenate di ogni giro impegnano i piloti per il 18 per cento del loro tempo. Nella prima curva del tracciato, invece, le velocità crollano da 340 a 140 km/h in soli 300 metri con una decelerazione di 1,4 g. «Per queste ragioni trattiamo tutti allo stesso modo, dal primo all'ultimo arrivato, e non riesco a rilassarmi finché tutti non hanno tagliato il traguardo».
A portare Gandolfi in Brembo è stata un'inserzione. «Nel 1989 su L'Eco di Bergamo comparve un annuncio per la ricerca di una persona disposta a viaggiare. Bisognava parlare l'inglese e avere conoscenze basilari di meccanica. Chiesi a mio fratello, che già lavorava per Brembo, di cosa si trattasse. Venni preso, malgrado la mia formazione elettrotecnica. Esordii ad Hockenheim in quello stesso anno».
Da allora la Brembo è diventata una multinazionale che impiega 5.417 persone in 35 stabilimenti di 14 paesi. Ah, se producesse anche piloti!
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