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8 febbraio 2008

 

ROSSI DECIDE DI REGOLARE I SUOI CONTI COL FISCO

CONTESTATI 112 MILIONI DI EURO, NE VERSERA' 20

l'intenzione è soprattutto evitare il contenzioso con l'Agenzia delle Entrate per tornare così a concentrasi solo sulle competizioni

 

Dopo sei mesi di scenari a tinte fosche, l'orizzonte fiscale di Valentino Rossi, il prossimo 12 febbraio, potrebbe schiarirsi. È quella, infatti, la data dell'incontro decisivo - all'Agenzia delle Entrate a Pesaro - per risolvere i problemi insorti l'estate scorsa tra il campione di motociclismo e il fisco italiano, che gli addebita di non aver fatto il proprio dovere di contribuente per circa 60 milioni di euro nel periodo 2000-2004.
Certo, si annuncia una schiarita dal costo notevole, perché si tratterebbe pur sempre di corrispondere una somma ingente (si parla di 20 milioni di euro), tuttavia assai minore rispetto al «conto» da 112 milioni presentato dal fisco, ma che lascerebbe il pilota con la mente libera da preoccupazioni di natura fiscale e in grado di tornare a concentrarsi pienamente sulla sua carriera sportiva.

 

Proprio questa sembra - stando almeno al padre Graziano e al professor Victor Uckmar, suo consulente - la sua intenzione più urgente, a tal punto da spingerlo ad aderire alla procedura di conciliazione, evitando il contenzioso davanti alle commissioni tributarie, che potrebbe sì sancire l'eventuale illegittimità dell'accertamento, ma al prezzo di uno stress psicologico per tutto il tempo del processo fiscale, con conseguente compromissione degli ultimi anni di carriera.

L'accertamento sette mesi fa
Tutto è cominciato lo scorso 3 agosto, quando l'Agenzia delle Entrate di Pesaro spedisce a Valentino un avviso di accertamento fiscale. Il fisco accusa Rossi di avere evaso, tra il 2000 e il 2004, Irpef, Iva e Irap; gli addebita di non risiedere per la più parte dell'anno in Inghilterra, dove il campione ha assunto la residenza; gli contesta il possesso a Tavullia, il paesino del Pesarese dove risiede la famiglia, di una villa «segreta», varie auto di lusso e, nel porto di Pesaro, di uno yacht.

Un faldone di 400 pagine 
Rossi viene denunciato anche alla procura di Pesaro per le ipotesi di reato di omessa dichiarazione dei redditi e per dichiarazione infedele; il faldone a suo carico che si forma sul tavolo dei magistrati marchigiani cresce di volume, fino a raggiungere le 3-400 pagine.
Gli organi d'informazione riportano in prima la sua vicenda; la tensione e il clima di riprovazione nei suoi confronti crescono, fino a che Valentino, da Londra, registra una videocassetta, che invia al Tg1 e al Tg5, in cui senza contraddittorio si difende sostenendo di vivere effettivamente a Londra («non a Paperopoli o in un paradiso fiscale») e di essere quindi rispettoso della legge e delle norme internazionali.
Nei mesi successivi trapela la notizia che i commercialisti pesaresi del pilota hanno chiesto a suo nome di aderire alla procedura d'accertamento. E ieri, infine, la notizia secondo cui, per il 12 febbraio, è in programma a Pesaro un «incontro decisivo» (così lo definisce una nota dell'Agenzia delle Entrate) dopo il quale viene annunciata una conferenza stampa con i rappresentanti dell'Agenzia e Valentino, ma senza la presenza - fa sapere l'interessato - del professor Uckmar.
Un «incontro decisivo» che secondo Graziano Rossi dovrà servire a definire gli ultimi aspetti rimasti in sospeso, e con il quale, secondo Uckmar, Valentino «pur di poter tornare tranquillo a pensare allo sport, butterà i suoi soldi al vento», dato che «l'accertamento era illegittimo».

Il dissenso del consulente
«Rossi - spiega Uckmar - ha la residenza in Inghilterra, e spetta al fisco dimostrare che invece risiede per la parte maggior parte dell'anno in Italia. Ogni anno Valentino fa 16 campionati all'estero; con i giorni di preparazione e prove sono una decina di giorni ciascuno, per un totale di circa 160 giorni. Ogni tanto torna a Tavullia per incontrare i genitori, come ogni figlio, ma il tempo lo trascorre prevalentemente all'estero. Poi - prosegue - gli sono state attribuite somme versate dagli sponsor che invece non venivano a lui, ma alla Yamaha e alla Honda. E ancora, gli sono state addebitate Irap e Iva non dovute, perché l'attività non veniva svolta in Italia, e peraltro l'Iva era stata pagata dagli sponsor».
E allora, perché verserà un bel mucchio di denaro al Fisco? «Si tratta - risponde Uckmar - di soldi buttati al vento, che Valentino ha deciso di perdere per poter avere i prossimi anni, gli ultimi della sua carriera, liberi da preoccupazioni fiscali. E un processo fiscale, si sa, è difficile che duri meno di otto-dieci anni». «Nessuno però - conclude Uckmar - potrà usare nei confronti di Valentino Rossi l'espressione "evasore fiscale", e se qualcuno invece lo farà, sarò io stesso a consigliare un'azione di tutela legale». Sarà detta perciò martedì prossimo, seppure sin qui nessuno abbia confermato nulla, l'ultima parola.