Franco Gualdi

Franco Gualdi

data di nascita - 1 aprile 1957

residenza - Gazzaniga

inizio attività agonistica - 1971

PROFILO PILOTA

1975 - 1° Valli Bergamasche classe 175 (Dkw)

1977 - campione italiano regolarità classe 175 (Dkw)

1° classe 175 alla Sei Giorni in Cecoslovacchia

1978 - campione europeo regolarità classe 175 (Sachs)

campione italiano regolarità classe 175 (Sachs)

1° Valli Bergamasche classe 175 (Sachs)

1979 - campione europeo regolarità classe 250 (Swm)

campione italiano regolarità classe 250 (Swm)

1° Valli Bergamasche classe 250 (Swm)

1980 - vicecampione italiano regolarità classe 125

1981 - vicecampione italiano enduro classe 250

1984 - 1° Valli Bergamasche classe 250 (Kramit)

1985 - vicecampione italiano classe 500

1986 - 1° classe 125 alla Sei Giorni di San Pellegrino Terme

1988 - campione italiano enduro classe 350 4t (Cagiva)

6° assoluto alla Parigi-Dakar (Cagiva)

1989 - campione italiano enduro classe 350 4t (Cagiva)

1990 - campione italiano enduro classe 3450 4t (Husqvarna)

PROFILO MANAGER

responsabile tecnico della nazionale azzurra di enduro dal 1990 - responsabile federale dell'enduro dal 2005

1992 - vittoria del Trofeo mondiale alla Sei Giorni in Australia

1994 - vittoria del Trofeo mondiale alla Sei Giorni negli Stati Uniti

direttore di gara alla 36a Valli Bergamasche

1995 - vittoria del Trofeo mondiale alla Sei Giorni in Polonia

1997 - vittoria nel Trofeo mondiale alla Sei Giorni a Lumezzane

vittoria nel Trofeo junior alla Sei Giorni a Lumezzane

1999 - direttore di gara alla 37a Valli Bergamasche

2000 - vittoria nel Trofeo mondiale alla Sei Giorni in Spagna



 

INTERVISTA febbraio 1991

 

"E' GIUNTO IL MOMENTO DI LASCIARE LE GARE"

 

Franco Gualdi non correrà più. Dopo vent'anni in sella, un "palmares" eccezionale, tante esperienze esaltanti, ha definitivamente deciso di abbandonare l'attività di pilota. L'anno passato si era sdoppiato tra l'agonismo (pur limitandosi agli impegni in campo nazionale) e la delicata carica di selezionatore degli azzurri dell'enduro mentre dal '91 si concentrerà unicamente sui "caschi rossi", metterà le sue capacità e le sue conoscenze tecniche al servizio della nazionale tricolore. Lascia la sella da campione, col titolo italiano conquistato nella classe 350 quattro tempi con la Husqvarna, il sesto alloro di una carriera iniziata nel 1971 e che è anche costellata da due successi nel campionato europeo (nel '78 e nel '79), da quindici partecipazioni alla Sei Giorni con due vittorie di classe ('77 e '86) e altrettante di Trofeo ('79 e '81), da cinque primi posti alla Valli Bergamasche e da due partecipazioni alla Parigi-Dakar ('87 e '88, nel secondo caso classificandosi sesto assoluto). "Proseguire contemporaneamente le due attività l'ho ritenuto troppo stressante" afferma il quasi 34enne vertovese "una domenica affrontare una corsa come conduttore e la domenica successiva fare il manager non è semplice, ci sono incompatibilità, differenze troppo marcate anche se si trattava della medesima specialità. Non è stato facile decidermi ma era il momento ideale per farlo, lascio col titolo in tasca, consapevole di non avere più l'entusiasmo di una volta e di essere presto destinato ad essere sopravanzato dalle giovani leve. Ho capito di preferire il ruolo di dirigente da tante cose ma in particolare dalle sensazioni che provavo al termine di una gara vinta: ero più dispiaciuto per l'insuccesso dei miei giovani rivali che soddisfatto per il mio risultato. La mia era solo l'ultima vittoria di una lunga serie, non modificava più di tanto la mia situazione, mentre per loro vincere era importantissimo, poteva costituire una svolta della vita. Schierandomi completamente dalla loro parte avrei potuto aiutarli ancora di più a raggiungere questi risultati, per loro ma anche per tutti gli appassionati che si aspettano sempre grandi cose dai piloti azzurri". - Qual'è il successo che più di tutti ti è rimasto nel cuore? "Sono molte le giornate straordinarie che ho vissuto, qualcuna me la ricordo solo vagamente perchè si tende a privilegiare gli ultimi avvenimenti. Certamente è stata grande la felicità nel 1979 quando abbiamo vinto, dopo tanti anni, il Trofeo mondiale alla Sei Giorni tedesca." - Nella tua prima stagione da responsabile tecnico federale quali difficoltà hai incontrato? "Certe attività non si apprendono nel giro di pochi giorni, hanno bisogno di tempo ed esperienze per dare i migliori frutti. I maggiori problemi non me li hanno creati gli aspetti prettamente tecnici quanto i lati per così dire politici dell'incarico, le conseguenze di certe scelte, i retroscena, le responsabilità spesso molto grandi. Sono comunque certo di poter amministrare anche questo lato del lavoro affidatomi e di poter mettere a frutto al meglio nel '91 quanto l'anno scorso mi ha provocato dubbi e apprensioni." - L'anno scorso ti eri prefisso due titoli mondiali ed invece siamo andati in bianco. Quest'anno che obiettivi ti sei posto? "E' vero, non abbiamo vinto nessun titolo ma non abbiamo neppure fatto i comprimari. Muraglia e Rossi sono arrivati secondi mentre sul podio sono saliti anche Franceschetti e Passeri. Certo possiamo certamente fare meglio ed infatti io insisto ed anche per il '91 affermo che possiamo conquistare due successi iridati. Mi rende fiducioso, in particolare, il maggior impegno che ho riscontrato da parte di tutti durante la fase di preparazione invernale. Non so se l'arrivo degli stranieri può essere stato lo stimolo giusto, in ogni caso gli allenamenti sono più frequenti e la determinazione e la voglia di emergere palpabili. Se continuano così il mio secondo anno da tecnico federale sarà certamente più proficuo del primo". 

 

Danilo Sechi

 

 

 


 

 

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