Alessandro "Ciro" De Petri

data di nascita - 22 maggio 1955

residenza - Costa Volpino

inizio attività agonistica - 1970

CARRIERA

 

Alessandro De Petri, detto "Ciro" per il naso pronunciato, disputa la prima gara a 15 anni, nel 1970, una prova del campionato regionale di motocross. Continua con il cross fino al '77, ottenendo anche un secondo posto nel campionato italiano 125, poi passa all'enduro. Partecipa al campionato europeo e si classifica terzo per quattro anni consecutivi alla Sei Giorni. Nell'83 scopre i rally, la specialità nella quale ha ottenuto i migliori risultati. Con una Ktm risulta terzo all'Atlas Rally in Marocco, sesto al Rally dei Faraoni in Egitto e, all'esordio nella Parigi-Dakar, è 37esimo. Nell'84, passato alla Honda, è quarto al Rally dei Faraoni e sfortunato alla Parigi-Dakar dove cade e deve ritirarsi per una frattura. Si ritira anche al Faraoni '85, quando si trova al comando, per la rottura del mozzo della ruota anteriore. Va meglio alla Dakar, dove ottiene sei successi di tappa ed il quinto posto finale. Nell'86 passa alla Cagiva. E' primo in sette tappe al Faraoni ma è costretto al ritiro per un guasto meccanico. Alla Dakar viene invece squalificato quando è secondo per aver cercato di scambiare la moto con quella del compagno di team Franco Gualdi. Nell'87 arriva la prima vittoria al Faraoni ma alla Dakar va nuovamente male: cade ed è costretto al ritiro per una frattura. L'anno successivo, il terzo su Cagiva, vince il Rally di Tunisia; al Faraoni è primo in sei tappe ma poi brucia la frizione e deve ritirarsi, alla Dakar non va oltre il dodicesimo posto. L'89 è il suo anno migliore: vince infatti in Tunisia ed Egitto (sempre con quattro vittorie di tappa) ed alla Dakar finisce in terza posizione.  Nel 1990 De Petri passa a sorpresa alla Yamaha e subito si impone nel Rally dei Faraoni (per la terza volta). Ancora una brutta caduta, invece, alla Dakar, dove registra l'ennesimo ritiro. Sfortunato il '91 quando è secondo al Rally di Sardegna; vincitore di classe insieme con Cavandoli alla Baja Aragon in Spagna; ritirato al Faraoni per un guasto dopo aver vinto ben nove tappe; fuori gara alla Parigi-Città del Capo dove cade e si frattura una clavicola. Pessimo il '92 quando rischia la vita dopo una disastrosa caduta al Faraoni causata dalla rottura della ruota anteriore. Resta in coma per alcune settimane ma poi riesce a riprendersi ed anche a tornare in sella...ma non sarà più lo spericolato De Petri di prima. Tra i suoi record c'è il maggior numero di affermazioni parziali nelle gare africane.

 


 

INTERVISTA ottobre 1990

 

 VINCE AI FARAONI MA PENSA ALLA DAKAR

 

Dominando la nona edizione del Rally dei Faraoni Alessandro "Ciro" De Petri ha dato un nuovo saggio delle sue capacità, ha dimostrato cosa sia capace di fare in sella a qualsiasi mezzo, ha ribadito ai rivali che - per emergere nei grandi raids africani - bisogna sempre fare i conti con lui. Era importante questa corsa per la sua carriera. Il clamoroso e strapagato passaggio dalla Cagiva alla Yamaha di cinque mesi prima, aveva diviso addetti ai lavori ed appassionati in due fazioni, da una parte gli scettici che pensavano avesse buttato alle ortiche anni di lavoro di messa a punto delle moto varesine per iniziare tutto daccapo, dall'altra parte gli ottimisti i quali davano grande importanza agli stimoli indotti dal cambiamento. Hanno avuto ragione questi ultimi, anzi ha avuto ragione De Petri, e l'ha dimostrato anche se - francamente - alla vigilia i timori non mancavano. 

"Con la nuova bicilindrica Owc5 avevamo potuto effettuare solo brevi test e percorrere poche decine di chilometri" ammette l’asso di Costa Volpino "l'Egitto si presentava come una grande incognita. Ma quando è cominciata la prima prova speciale tutte le mie preoccupazioni sono svanite. Le sospensioni, è vero, non erano tarate adeguatamente, andavo troppo spesso a fondo corsa, ma ugualmente mi trovavo a mio agio, potevo viaggiare veloce senza problemi ed evitando grossi rischi, la moto rispondeva a meraviglia abbinando una buona potenza ad una incredibile maneggevolezza. Quando all'arrivo mi hanno indicato in venti minuti il mio vantaggio sul secondo, mi sono stupito dell'affidabilità raggiunta così in fretta ed ho capito che al Rally dei Faraoni '90 non avrei fatto solo esperienza, non sarebbe stata solo una prova generale della Dakar, ma che avrei potuto vincerlo." 

- Conoscendo il tuo carattere immagino ti sia divertito di più nelle prime tappe all'attacco piuttosto che nelle successive di controllo, sbaglio? 

"E' proprio vero, anche se quest'anno mi sono complessivamente divertito davvero poco. Per troppo tempo ho dovuto fare i conti con lo stress da capoclassifica, non ha potuto correre come mi piace ma sempre curando la situazione alle mie spalle, facendo una gara molto ragionata e poco impulsiva. E' un peccato perché la moto era davvero adatta per sbizzarrirsi, la ciclistica eccezionale, si guida come una moto da cross, ti consente di presentarti all'arrivo di tappa ancora lucido. D'altronde la responsabilità era notevole, la nuova squadra si aspettava molto da me, non potevo fare errori stupidi e così mi sono anche imposto di trattenermi. Certo essere leader è impegnativo, si sta sempre contratti, con la paura di rotture meccaniche, i chilometri non passano mai...ma anche queste esperienze devono far parte del bagaglio di ogni pilota che punta a vincere." 

- Avresti detto alla vigilia che sarebbe risultato Arcarons l'avversario più agguerrito? "Abbiamo corso insieme l'anno scorso e quindi lo conoscevo, sapevo che era veloce e determinato. Trattandosi di un Faraoni con percorso inedito, con molta navigazione, non pensavo però si trovasse così bene, avrei piuttosto puntato su Orioli e Peterhansel. Non è però stata una sorpresa in quanto sono parecchi i piloti molto forti dai quali devi guardarti, e lui è fra questi. E’ tutta gente che incontrando condizioni favorevoli può batterti o almeno farti soffrire". 

- Rispetto alle due precedenti vittorie questa è stata più facile o difficile, più esaltante o meno? 

"Tutto sommato questa vittoria è stata ottenuta abbastanza facilmente, proprio perché nelle prime due tappe tutto è andato come ognuno vorrebbe andasse, ho guadagnato mezz'ora sul secondo e quindi ho controllato la gara. Come soddisfazione non è certamente paragonabile a quella che si prova alla prima affermazione però non è inferiore, è diversa. Questa è maturata in un momento molto importante, ha confortato la bontà della mia scelta di cambiamento, ha dimostrato che il mio cambio di marca è stato azzeccato, che chi l'aveva criticato si era sbagliato e che quanti avevano puntato su di me avevano visto giusto. Per il resto il mio entusiasmo è stato contenuto, non ho voluto festeggiare oltremisura e già dal giorno dopo ho invitato tutti a non rilassarsi, a lasciare rimboccate le maniche perché la Dakar è vicina ed è quello l'obiettivo vero, la molla che fa scattare ogni nostra attività, il traguardo cui dobbiamo mirare." 

- A giudicare dai risultati siete sulla strada giusta... "Effettivamente le cose hanno preso la piega desiderata. Mi infonde soprattutto fiducia l'affidabilità della moto, quanto mi ha consentito di fare con una messa a punto affrettata. Penso con piacere a quanto migliorerà potendo perfezionare ogni particolare ancora provvisorio, quando si eleverà la potenza e si miglioreranno le prestazioni delle sospensioni. Fatte le debite proporzioni potrei presentarmi a Parigi con ottime probabilità di successo ma sto coi piedi per terra, conosco troppo bene le insidie della Dakar, so che è una competizione troppo particolare, dove troppi fattori, non ultima la fortuna, possono incidere più della preparazione, dell'intelligenza, dell'organizzazione di squadra, della concentrazione e della velocità. Stavolta, se per me non è proprio stregata, ho comunque davvero molte chances." - Terzo alla Dakar, secondo in Tunisia e primo in Egitto; la stagione '90 è più che positiva, no? "Si, sono più che soddisfatto, ci mancherebbe altro...ma io ho nella testa la Dakar, mi sa che finché non riuscirò ad arrivare vittorioso nella capitale del Senegal non mi sentirò appagato." 

- Intanto con le due ultime vittorie di tappa hai portato a quota 54 i tuoi successi parziali in terra africana. Dopo aver festeggiato la cinquantesima ora punti alla numero cento? 

"No, quel conto penso che finirò col perderlo. La prossima festa vorrei fosse proprio quella per la vittoria nella Dakar!"

 

Danilo Sechi

 

 

 

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