Franco Dall'Ara

data di nascita - 22 agosto 1933

luogo di nascita - Bergamo

inizio attività agonistica - 1948

PROFILO

1953 - 1° Milano-Taranto (Mival 175)

1955 - 1° Valli Bergamasche (Mival 125)

1956 - 1° Valli Bergamasche (Mival 125)

1° campionato italiano regolarità (Mival 125)

1957 - 1° Valli Bergamasche (Mival 125)

1° campionato italiano regolarità classe 250 (Guzzi)

1960 - 1° Valli Bergamasche classe 250 (Guzzi)

1963 - 1° Valli Bergamasche classe 100 (Guzzi)

17 volte partecipante alla Sei Giorni con 10 medaglie d'oro

più volte componente della squadra vincitrice del campionato italiano regolarità

vincitore di cinque Circuiti di velocità

 


 

INTERVISTA (dal libro La "Valli Bergamasche")

 

LA VALLI? NE HO VINTE CINQUE...E MEZZO

 

"Ho cominciato a correre perché era una passione di famiglia" esordisce Franco Dall'Ara "ma mi sono sempre dovuto arrangiare da solo. Ho fatto molti sacrifici per andare avanti e, nonostante i risultati, non era facile trovare una moto. Sono diventato professionista - se si può parlare di professionismo - quando sono entrato a far parte della Rumi. Erano gli anni del boom economico e in Italia molte nuove fabbriche si impegnavano nelle competizioni. Lavorai alla Rumi nel reparto di montaggio e al tempo stesso come collaudatore con Carissoni". 

"Un'altra moto di cui mi ricordo in modo particolare è la MI-VAL: con quella vincemmo tutto, era eccezionale per l'epoca".

- Il suo nome è legato a filo doppio con la Valli Bergamasche; quante ne ha vinte?

"Cinque e mezzo"

- Come cinque e mezzo?

"Si, avete capito bene, cinque e mezzo. Quella del 1964 l'avevo vinta, poi hanno tolto il controllo dove Kamper aveva preso i punti e la vittoria è andata a lui. Io avevo la Guzzi 250, molto più pesante della sua Zundapp 75, ma ero riuscito a batterlo ugualmente. Ho vissuto la Valli come pilota e poi come organizzatore, fino a quando i piloti hanno cominciato a contestare troppo per i miei gusti, allora sono uscito di scena".

- Quale Valli le ha lasciato il ricordo più vivo?

Gli occhi del "Dalarù", come è conosciuto nell'ambiente, lasciano trasparire un po' d'emozione e svanisce il suo carattere freddo e duro come una roccia, tipico dei bergamaschi d'altri tempi. Inevitabile è il ricordo di Luciano, il fratello che, dopo averne seguito le orme e essere diventato un campione, è stato portato via dal destino. "Mi ricordo di una Valli in cui Luciano ed io battagliammo per tutto il tempo. Io forai il secondo giorno, lui il terzo, ma non riuscii ugualmente a strappargli la vittoria. Nonostante fossimo fratelli e corressimo entrambi in moto, le nostre strade erano ben distinte e raramente riuscivamo ad allenarci insieme. Io l'ho indirizzato, l'ho seguito agli inizi, poi non c'è più stato bisogno e ha proseguito la sua strada da solo, diventando quello che tutti sappiamo. Non era lui il solo avversario, erano molti, ma io che in sella ero veramente sicuro di me, posso dire di non aver temuto nessuno, tedeschi a parte."

Abbandonata la carriera agonistica, Franco Dall'Ara si è impegnato nell'organizzazione della Valli, diventando il più luminoso erede di Fulvio Maffettini. "Andavo a cercare i percorsi" ricorda "con Corbani, Consonni e con Francesco Foresti. Quella forse era la parte più divertente del lavoro di organizzatore, uscire in moto con gli amici alla ricerca di nuovi tratti, a stretto contatto con la natura, era entusiasmante. Poi i piloti hanno cominciato a contestare la gara troppo dura a pretendere un altro tipo di manifestazione e, piuttosto di fare una Valli che non sentivo mia, ho abbandonato".

 

 

 

 

 

 

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