Guglielmo Andreini

 

data di nascita - 23 settembre 1954

residenza - Fino del Monte

inizio attività agonistica - 1970

PROFILO

1971 -  vincitore Trofeo Fmi regolarità classe 100 (Penton)

1978 - campione italiano regolarità classe 500 (Swm)

1979 - campione europeo regolarità classe 500 (Swm)

campione italiano motocross classe 500 (Swm)

1980 - campione europeo regolarità classe 500 (Swm)

1° Valli Bergamasche classe 500 (Swm)

1981 - campione italiano enduro classe 500 (Maico)

1982 - campione europeo enduro classe 500 (Maico)

campone italiano enduro classe 500 (Maico)

1° Valli Bergamasche classe 500 (Maico)

1983 - campione italiano enduro classe 500 (Maico e Husqvarna)

1984 - campione europeo enduro classe 4 tempi (Honda)

1986 - campione italiano enduro classe 4 tempi (Husqvarna)

1° Sei Giorni San Pellegrino classe 4 tempi (Husqvarna)

17 volte al via della Sei Giorni con 15 medaglie d'oro vinte

 

 

INTERVISTA dicembre 2003

 

DAI TRIONFI COI CASCHI ROSSI DELL'ENDURO

ALLA ROSSA DI LORIS CAPIROSSI

 

di Danilo Sechi

 

Negli anni Settanta ed Ottanta è stato tra i più grandi protagonisti dell’enduro internazionale, nella pattuglia dei miti insieme a Gritti, Brissoni e Taiocchi; dal 1993 lavora dietro le quinte dei più importanti campionati di velocità, nelle superbike e nelle MotoGp, quale apprezzato meccanico.
Guglielmo Andreini è nel mondo dei motori da sempre, si è appassionato sin da giovanissimo, le competizioni sono una componente essenziale del suo Dna. Ha iniziato a correre nel 1970, a 16 anni, con un Gerosa 50, mettendo in campo tutte le risorse faticosamente racimolate, con grande forza di volontà, senza mai risparmiarsi, arrivando a svolgere contemporaneamente anche quattro lavori (apprendista meccanico in due diverse officine, addetto alla consegna all’alba dei quotidiani e - alla domenica - venditore di panini allo stadio). 

 

Con tale determinazione, unita ad un fisico da atleta e ad un talento straordinario, i risultati non si sono fatti attendere: è diventato campione Fmi nel ’71 e qualche tempo dopo, nel ’78, è arrivato il primo titolo italiano. Ne seguiranno altri quattro. Nel ’79 ha conquistato il primo titolo europeo al quale ne seguiranno altri tre. Inoltre, exploit che in pochissimi possono vantare in due specialità, ha vince anche un titolo tricolore nel motocross (’79). Si è poi imposto tre volte nella Valli Bergamasche ed ha partecipato a 17 Sei Giorni vincendo 15 volte la medaglia d’oro.
"Sono state soprattutto tre le marche alle quali ho legato il mio nome" ricorda Andreini "la Swm, con la quale ho corso tra il 1978 ed il 1980; la Maico, che mi ha consentito di centrare tante affermazioni nelle due stagioni ’81 e ’82 e, in parte, anche nell’83; infine la Husqvarna che mi ha accompagnato nella parte conclusiva della carriera. C’è stata anche una parentesi targata Honda, nell’84, quando ho ottenuto il terzo titolo continentale nella classe 4 tempi". 

 

L’ultima stagione di corse del campione di Bergamo, da tempo residente a Fino del Monte, risale al 1989. Poi ha completato il suo periodo nelle Fiamme Oro e, una volta in pensione, ha messo a disposizione le sue capacità tecniche operando in seno ai più quotati team del settore velocità.
"Nel ’93 ho iniziato la mia seconda carriera, quella di meccanico, col Team di Giacomo Agostini, allora di scena con le Cagiva" prosegue "e seguivo il pilota Mladin. L’anno dopo ero il meccanico di Kocinski, poi nel ’95 ho seguito Romboni nella classe 250, nei due anni successivi sono passato alla Yamaha, prima con Meregalli nella Supersport, poi con Cadalora nella 500. Nel ’98 è infine iniziata la mia fase con la Ducati, che dura tuttora. Ho seguito le moto di Fogarty, di Bostrom e Xaus, dall’inizio di quest’anno - con l’ingresso della casa bolognese nelle MotoGp - sono diventato uno dei due maccanici di Loris Capirossi".

 

"Con Capirossi mi trovo a meraviglia" aggiunge iniziando a soffermarsi su alcune caratteristiche dei tanti campioni coi quali ha diviso gioie e dolori "è un pilota ed un collaudatore notevole e nel contempo una persona gentile, simpatica, aperta. Fogarty, il britannico che ha vinto diversi titoli mondiali nelle superbike, invece, era troppo introverso, troppo chiuso, se ne stava spesso in disparte...certo che in pista: quando non trovava i giusti assetti al mezzo ci diceva di non diventare matti, che ci pensava lui, dava gas e andava a vincere comunque, che fenomeno! Completamente diverso lo spagnolo Xaus, fin troppe estroverso, direi esuberante, in pista e fuori. Nel 2002 ha infilato ben 22 cadute, mi ricordo quella volta che, a furia di andare in terra, eravamo rimasti con una sola carenatura laterale. Se devi cadere ancora, gli dissi, fallo almeno da questa parte perché dall’altra non abbiamo più pezzi!".

 

"Rispetto alle superbike" precisa ancora Andreini" trovo il mondo delle MotoGp più professionale, più inquadrato, meno estemporaneo. Per il resto mi sono trovato bene in entrambi gli ambienti, io mi adatto facilmente. Gli unici problemi me li ha creati qualche volta l'inglese, la lingua ufficiale del settore, ma alla fine mi sono sempre inteso con tutti. Ho anche preso parte ad alcune Dakar, una anche come pilota, nell'85, poi al seguito di alcuni team. Come conseguenza viaggio molto, in camion, mediamente ho calcolato di percorrere circa 30 mila km all'anno. E poi ci sono i viaggi in aereo, il prossimo mi aspetta in febbraio, per i test precampionato a Sepang, in Malesia".

 

 

 

 

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