m o t o w i n n e r s

 


Rally Dakar 2008 - 30^ edizione

 

 

Lisbona - Dakar - 5/20 gennaio


LA GARA E' STATA ANNULLATA!!!


 

5 gennaio 2008

 

CLAMOROSO DIETROFRONT IL GIORNO DELLA VIGILIA

 

L'edizione 2008 della Lisbona-Dakar (ex Parigi-Dakar) non si correrà: alla vigilia della partenza gli organizzatori, davanti alle segnalazioni allarmate su possibili attentati venute dal governo francese, ieri hanno deciso di gettare la spugna e di annullare la gara, per la prima volta dall'inizio della competizione nel 1979.
I maggiori timori per le centinaia di concorrenti e di addetti all'organizzazione dal 5 al 20 gennaio lungo i 6000 km fino a Dakar si concentravano sulla Mauritania dove, alla vigilia di Natale, quattro turisti francesi sono stati uccisi vicino al confine con il Senegal da uomini armati ritenuti vicini alla nebulosa Al Qaida del Maghreb. Pochi giorni dopo altri uomini armati hanno ucciso tre soldati mauritani. La Mauritania non era però la sola area a rischio terrorismo islamico del percorso africano del Dakar: anche in Algeria la minaccia dei movimenti armati integralisti è ritenuta forte.

 

La decisione degli organizzatori della francese «Aso» (Amaury Sport Organisation) è stata annunciata ieri dopo una riunione di emergenza a Lisbona. Giovedì il governo di Parigi aveva sconsigliato ai propri cittadini, e quindi anche ai piloti, il passaggio in Mauritania. «Il governo francese ha invocato la ragione di stato per raccomandarci formalmente di non dare il via alla Dakar», ha spiegato il direttore della corsa Etienne Lavigne. Non sono state precisate le minacce concrete raccolte dai servizi segreti francesi. Lavigne ha solo riferito che «c'erano comunicati di Al Qaida Maghreb che citavano la Dakar». Certo un attentato contro uno dei maggiori avvenimenti sportivi internazionali avrebbe avuto quell'effetto mediatico importante ricercato dal terrorismo integralista vicino alla nebulosa Al Qaida. Secondo l'organizzatore portoghese della gara, Joao Lagos, per di più «le minacce non erano limitate alla Mauritania, ma riguardavano la corsa nel suo insieme». 

 

Quella degli organizzatori è stata «una decisione saggia» ha commentato il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner. Il governo portoghese ha espresso rincrescimento, ma ha detto anche di «rispettare» la decisione perché «la prima priorità deve essere la sicurezza». Grande però la delusione nei paesi africani per i quali la corsa è fonte di redditi importanti. Il governo della Mauritania ha espresso «rincrescimento» per l'annullamento, esprimendo riserve sulle esigenze di sicurezza messe avanti dagli organizzatori: secondo il governo mauritano per proteggere la corsa erano state «rafforzate le misure di sicurezza e la cooperazione con i servizi dei paesi fratelli e amici». 

 

Tanta la delusione fra i concorrenti, tutti già a Lisbona e pronti alla partenza. «Sono rimasta senza parole» ha detto Silvia Giannetti, 35 anni, di Grosseto, che avrebbe dovuto essere la prima italiana ad affrontare la Dakar in moto. «È come un doppio sogno che s'infrange: non poter partecipare a una gara che per me era il massimo traguardo raggiungibile e non poter essere la prima, e unica, donna italiana a parteciparvi guidando una moto». Questa doveva essere la sua prima Dakar: per correrla aveva investito tra iscrizione e equipaggiamento circa 60 mila euro.

 

 

 

IL COMMENTO A CALDO DI GIACOMO VISMARA

«in mezz'ora è cambiato tutto...e ci sono rimasto proprio male»

 

Vismara, il primo a sinistra, col gruppo di concorrenti bergamaschi che dovevano partecipare alla gara

 

 

Questa Dakar non s'ha da fare. Che per Giacomo Vismara la venticinquesima presenza alla maratona africana fosse una sorta di chimera, lo si era capito nelle scorse settimane, con la decisione del Team Motorsport Italia di rinunciare a partecipare su camion Iveco Trakker. Ma lui l'aveva presa con filosofia, preparandosi a svolgere un ruolo diverso, seguendo l'evento su percorsi alternativi, su un'auto Toyota Cruiser, con il compito di rendersi utile - con la sua incredibile esperienza - ai bivacchi. Ieri, quindi, l'ulteriore stoccata dell'annullamento, a poche ore dal via.
Come l'ha presa? 
«Male, non lo nego. L'abbiamo saputo come tutti, soltanto a mezzogiorno, dalla conferenza stampa: non pensavo si sarebbe arrivati all'annullamento. Nel giro di mezz'ora, dai preparativi per la partenza, ci siamo trovati a rassegnarci all'annullamento. Incredibile».
- Non aveva già fiutato qualcosa? 
«È da qualche giorno che le voci corrono e si era capito che qualcosa sarebbe successo. Ma, onestamente, tutti quanti pensavamo che la gara sarebbe stata semplicemente accorciata, proponendo magari un percorso alternativo.
Messa da parte la delusione, le sembra una decisione inevitabile? 
«Non posso rispondere a questa domanda, in quando non so fino in fondo quali pericoli ci fossero veramente: è una questione che riguarda i governi. Non possiamo fare altro che accettare questa scelta».
- Una Dakar sfortunata fin dall'inizio… 
«Prima ho saputo che non avrei partecipato direttamente, poi che non ci sarebbe stata nemmeno la corsa. Tutto negli ultimi giorni: peccato, ormai eravamo pronti a partire e la delusione è forte».
- Cosa farà ora? 
«Mi preparo a tornare in Italia. Tutto è finito ancora prima di cominciare: peccato, perché sarebbe stata la mia venticinquesima partecipazione».

 

 

 

 

sommario Dakar 2008