m o t o w i n n e r s

 


Rally Dakar 2007 - 29^ edizione

 

 

Lisbona/Dakar - 6/21 gennaio

 

18 gennaio 2007

 

RAPIDO RIMPATRIO PER GIOVANNI SALA

DUE SETTIMANE DI STOP PER LA SPALLA LUSSATA

 

di Danilo Sechi

 

Giovanni Sala in Mauritania il giorno prima della caduta

 

 

Si è bruscamente interrotta al km 489 della nona tappa, tra Tichit e Néma, in piena Mauritania, nella giornata di lunedì, l’avventura di Giovanni Sala nella Dakar 2007. Lo ha tradito una buca tra le dune, dopo un piccolo dosso, passaggio segnalato nel "road-book" come di media difficoltà (due i punti esclamativi, il massimo pericolo ne prevede tre). 
"Ho visto la segnalazione, ho rallentato, ma dopo un salto sono atterrato malamente, con la moto che è andata di traverso diventando ingovernabile e disarcionandomi" racconta il 43enne fuoriclasse bergamasco, alla sua decima partecipazione alla maratona in terra africana.

 

- A quel punto cosa è successo?
"Avevo sbattuto violentemente la spalla sinistra e mi faceva proprio male. I primi soccorritori sono riusciti a rimettermela in sesto con uno strattone e allora, soffrendo meno, ha pensato di risalire in sella e finire la tappa. Mancavano una quarantina di km e, ho pensato, ce la potrei fare. La mia moto però era veramente mal ridotta, ripartire non è stato proprio possibile". 

 

Il cinque volte iridato di enduro, 19 volte campione tricolore e l’anno scorso ottimo terzo nella Dakar numero 28, ha quindi dovuto abbandonare. Veloce il rimpatrio, martedì nel tardo pomeriggio ha già raggiunto l’abitazione di Olera, paese ai piedi del Monte di Nese nel quale è andato a vivere dopo aver lasciato la sua Gorle. E’ la terza volta che deve abbondare la corsa prima del traguardo, era già successo nel 2000 e nel 2004, sempre a causa di rovinose cadute.

 

- Che tempi di recupero sono stati previsti?
"La spalla è lussata. I medici della gara mi hanno pronosticato tre settimane per riprendermi ma quelli italiani, cui ha fatto vedere le radiografie, mi hanno detto che ne dovrebbero bastare due".

 

- Peccato, dopo qualche tentennamento le sue prestazioni erano in crescita...
"Infatti. Nelle prime tappe in Marocco ho faticato un po’ a trovare il giusto feeling con la nuova moto da 690 cc, del resto l’avevo guidata troppo poco, ma poi, arrivati in Mauritania, ho iniziato a prendere confidenza ed a viaggiare forte, pur senza esagerare mai. Ho superato indenne la tappa con pioggia e fango fino a Zouerat, in dieci anni non mi era mai capitata prima una situazione simile, ho poi raccolto delle buone posizioni che mi hanno rinfrancato mentre domenica, verso Tichit, sono incappato in una caduta e mi si è stortato un polso. Poi il ko a due passi da Néma. Mi è dispiaciuto per i tanti tifosi italiani che riponevano in me le loro speranze, mi è dispiaciuto perchè probabilmente questa sarà la mia ultima Dakar ed avrei preferito abbassare il sipario arrivando in Senegal!"

 

- Probabilmente? Allora forse ce ne sarà un’altra? 
"In effetti avevo dichiarato che sarebbe stata l’ultima già dodici mesi fa e poi invece le cose sono andate diversamente. Diciamo che dovrebbe proprio essere l’ultima ma che non si può mai dire".

 

- Certo che sulla carta sembrava una Dakar più morbida del solito, invece...
"Invece è stata una Dakar vera, molto dura. Soprattutto le due tappe prima di arrivare alla giornata di riposo, ad Atar, ci hanno veramente sfiancato. Terribili anche le successive due ma dopo Néma le cose sarebbero certamente cambiate".

 

- Il suo capitano Coma sembra lanciato verso l’affermazione bis. E’ lui il più forte?
"Indubbiamente. In dieci anni è il miglior rallista che ho visto in azione. Non so se anche il miglior Peterhansel avrebbe avuto scampo. Lui ai suoi tempi aveva sicuramente rivali meno forti e preparati. Coma ha dimostrato tutta la sua superiorità, in ogni frangente. A meno di sorprese questa gara la sta proprio vincendo il migliore".

 

- Che 2007 aspetta Giovanni Sala?
"Questa stagione dovrebbe ricalcare quella passata. Mi concentrerò quindi sugli Assoluti d’Italia di enduro e sulla possibilità di centrare il 20° scudetto tricolore e poi dovrò svolgere nuovamente la mia funzione di supervisore dei percorsi del campionato mondiale di enduro...e poi non mancheranno le solite varie ed eventuali".

 

 

 

 

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