Rally
Dakar 2006
Lisbona
- Dakar
31
gennaio - 15
gennaio
vigilia - 29 dicembre 2005
gli equipaggi bergamaschi al via della competizione
SALA E VISMARA TRA LE PUNTE AZZURRE
VERZELETTI DALLA MOTO AL CAMION
di Danilo Sechi

Giovanni Sala in azione nei test in
Tunisia
Ogni volta, quando si avvicina l’anno nuovo è così, dal 1979. Il mondo motoristico sportivo va in fibrillazione perché all’orizzonte compare un grande evento, la Dakar, la regina delle competizioni rallistiche in terra africana, un mix di avventura, spettacolo, rischio che tanto piace agli appassionati.
Stavolta, per la sua 28esima edizione, la manifestazione coordinata dalla francese Aso proporrà la fase iniziale a Lisbona, la capitale del Portogallo, ormai Parigi e il via a due passi dalla torre Eiffel sono un ricordo, negli ultimi tempi il la è stato dato a Barcellona, Marsiglia, Auvergne, Arras, la capitale è stata abbandonata dal 2001. Ma questo è secondario, il fascino di questa corsa si sprigiona sulle piste del Continente Nero, ed anche nell’occasione l’arrivo è stabilito nella capitale del Senegal, dove si arriverà il 15 gennaio, dopo aver toccato anche Spagna, Marocco, Mali, Mauritania e Guinea, aver percorso oltre 9 mila km, 4.800 dei quali di prove speciali.
Lisbona ha accolto gli equipaggi dei partecipanti (232 moto, 251 tra auto e camion, 240 mezzi di assistenza) a partire dal 28 dicembre, fino al giorno 30 sono in programma le verifiche amministrative e tecniche. Il 31 fuoco alle polveri, si comincerà con la prima tappa, da Lisbona a Portimao, 370 i km totali, 83 km di prova speciali, quindi una vera discriminante, non solo una passerella tra fango e freddo come si usava una volta.
Europea anche la seconda tappa, quella di Capodanno, tra Portimao e Malaga, 567 km totali, 115 km di prova speciale. Poi, dal 2, si farà sul serio.
Gli italiani si presentano in forze all'appuntamento con la massacrante maratona e tra le punte azzurre figurano anche due forti specialisti bergamaschi, tra i camion l'espertissimo Giacomo Vismara, tra le moto il pluriridato dell'enduro Giovanni Sala.
Per Vismara, 54 anni, di Cenate Sopra, si tratta della 23esima partecipazione alla gara, un record. Esordì nell'84 e riuscì ad aggiudicarsi il successo, nel settore camion, due anni dopo, dividendo la cabina con Giulio
Minelli.
Per la Dakar 2006, come già dodici mesi fa, farà coppia con Mario Cambiaghi, 37 anni, nativo di Monza e residente a Fiorano al Serio. Nel gennaio scorso i due, insieme al terzo compagno, l'imprenditore di Trescore Claudio Bellina, conclusero la competizione molto positivamente, al terzo posto tra i camion. Fra l'altro, non pago dei tanti km trascorsi tra mille insidie, Vismara decise anche di rientrare in Europa col proprio mezzo facendo il percorso a ritroso e non di imbarcarlo a Dakar, come sono soliti fare tutti gli equipaggi.
Pure stavolta il grande specialista orobico si presenta su una Mercedes Unimog appositamente preparato per l'evento nella sua officina ai piedi del Monte
Misma.
Per Giovanni Sala, 42 anni da poco compiuti, gorlese residente a Olera, questa Dakar lo vedrà al via per la nono volta consecutiva. Ha cominciato nel '98 (17°), ha ottenuto il miglior risultato nel 2002 (6°), nel 2005 si è classificato in ottava posizione, primo degli italiani. Fa parte di uno dei team più accreditati, il Ktm Repsol, con mezzi austriaci e anima spagnola. Suoi compagni di squadra Marc Coma e Carlo De Gavardo, il primo giunto secondo nell'ultima Dakar.
Altro equipaggio orobico al via quello composto da Giulio Verzeletti e Marino Mutti, di scena nel settore camion su un Mercedes Unimog.
Classe 1957, imprenditore di Telgate con all’attivo diverse partecipazioni alla Dakar in veste di motociclista, Verzeletti é all’esordio su camion. Mutti, classe 1949, di Trescore, è un veterano dei rally africani, ha già partecipato a 14 Dakar, sempre su camion, ed ha raggiunto il traguardo 12 volte.
Con loro parteciperà all’avventura il cremasco Antonio Cabini, altro ex centauro.
interviste
GIOVANNI SALA: NON SONO TRA I FAVORITI MA CI PROVERO'
Giovanni Sala, questa è la sua nona partecipazione alla Dakar, come ha preparato la gara?
"Come tutte le volte con la Ktm è stata tutto ben pianificato. Non si vuole lasciare nulla al caso, l’imperativo per il marchio austriaco è vincere. Abbiamo quindi perfezionato ulteriormente il modello ufficiale monocilindrico e quindi nelle passate settimane siamo stati in Tunisia per rifinire i dettagli e fare il rodaggio ai motori".
- Stavolta, senza più il compianto Meoni, lei è diventato la punta azzurra dello schieramento moto italiano. Sente il peso di tale responsabilità?
"E’ vero, sono diventato il più accreditato motociclista azzurro. Manca infatti anche il riminese Graziani, che pure è uno capace di eccellere in questa gara. Non me la sento però di promettere grandi prestazioni. Io sono un rallista part time, durante la stagione corro nell’enduro e solo in occasione della Dakar mi dedico a questa disciplina che è simile ma non certamente uguale. E’ evidente che non posso pretendere di competere con chi effettua tali sfide dodici mesi all’anno".
- In passato ha comunque dimostrato di poter dire la sua...
"Certo, ho conquistato qualche vittoria di tappa e concluso un paio di volte in ottima posizione finale".
- Quindi se la sente di promettere almeno un paio di successi parziali?
"Diciamo che certamente, se si presenteranno le condizioni, non mi tirerò indietro. Nel mio Team, in ogni caso, è stato deciso che ci si metterà a disposizione di chi avrà fatto meglio nella prima parte di gara. Conoscendo Coma, l’anno scorso secondo alla Dakar nonchè campione del mondo in carica, temo che non mi concederà troppo spazio. Però non si sa mai".
- Pensa che questa possa essere la sua ultima partecipazione alla Dakar?
"E’ già qualche tempo che la mia sembra debba essere l’ultima partecipazione. Poi però trovo ancora chi ripone fiducia in me ed io non esito a mettermi a disposizione".
- Per spirito di servizio o per il cosidetto mal d’Africa?
"Soprattutto perchè la Dakar è una competizione affascinante, che mi piace veramente molto. Fra l’altro capita in un periodo dell’anno compatibile con tutti gli altri miei impegni e quindi vi prendo parte con grande dedizione ed entusiasmo".
- Come prevede sarà questa Dakar 2006?
"L’eliminazione del gps per individuare il percorso giusto dovrebbe agevolare i piloti più esperti e io, ormai, dopo otto partecipazioni, penso di averci capito qualcosa. Se saprò fare tesoro degli errori e delle disavventure passate non potrò che migliorarmi".
GIACOMO VISMARA: L'OBIETTIVO E' TORNARE SUL PODIO
Giacomo Vismara, per lei la Dakar è un appuntamento con i record, con questa le sue partecipazioni arrivano alla incredibile cifra di ventitre. Dove vuole arrivare?
"E’ vero, le mie partecipazioni a questo evento straordinario sono tantissime, ma a me non sembrano così tante. Ci sono sempre nuove sensazioni, nuovi stimoli, nuovi posti da conoscere e così ogni anno, quando arriva il mese di dicembre, mi ci accosto con ancora tanta curiosità e tanto entusiasmo, proprio come le prime volte".
- L’anno scorso ha conquistato un ottimo risultato concludendo in terza posizione nel settore dei camion. Quest’anno si è posto qualche particolare traguardo?
"Non è possibile, col camion a nostra disposizione, puntare alla vittoria, ci sono troppi mezzi notevolmente più potenti del nostro e condutti da gente altrettanto esperta. Pertanto già riuscire a conquistare il podio la considero una impresa eccezionale e sarebbe bellissimo potersi ripetere".
- Parteciperete solo in due, lei ed il suo compagno di tante avventure Mario Cambiaghi. Come mai questa scelta?
"Non è stata una scelta. Semplicemente il terzo componente del nostro equipaggio 2005, l’imprenditore di Trescore Claudio Bellina, aveva impegni di lavoro che non ha potuto differire. Comunque anche in due si può fare un’ottima gara, del resto quando ho vinto, vent’anni fa, eravamo solo io e Giulio Minelli".
- Come spiega il numero ridotto di camion bergamaschi quest’anno al via, solo due, considerato che l’anno scorso eravate in quattro?
"In effetti mi aspettavo una partecipazione maggiore. Avevo anche fatto un’altra pre-iscrizione per agevolare qualcuno degli abituali colleghi orobici ma poi non sono maturate le condizioni per nessuno di loro e abbiamo lasciato perdere".
- Come dakariano di lungo corso ci può dare un parere sulle variazioni al regolamento apportate quest’anno, tese a privilegiare la capacità di navigazione, ovvero la capacità dei concorrenti di individuare il tracciato giusto col "road-book"?
"Sono un ritorno al passato, allo stop alle evoluzioni tecnologiche esasperate ed in questo senso decisamente positive. Ma non sono d’accordo se vengono presentate come brillanti soluzioni per limitare la pericolosità della gara. Secondo me i pericoli nascono proprio dopo che si è sbagliato strada. Si tende a voler recuperare a tutti i costi, anche spingendo oltre il lecito, e quindi prendendo rischi che possono costare davvero cari".
GIULIO VERZELETTI: COL CAMION PER CAMBIARE REGISTRO
Giulio Verzeletti, dopo sette partecipazioni alla Dakar in moto stavolta correrà l’avventurosa sfida su camion. E’ stata una scelta o una conseguenza della chiusura anticipata delle iscrizioni moto?
"E’ stata una scelta, dettata dal trascorrere inesorabile del tempo, dalla consapevolezza di non avere più l’età per cimentarmi in questa maratona allo stesso modo che in passato. Affrontare la Dakar in moto è in modo più impegnativo per essere della partita, ad un certo punto bisogna capire che può diventare troppo rischioso".
- Quindi il passaggio ad un altra categoria lo stava già meditando da un po’...
"In effetti ci stavo pensando. Le moto sono il mio mezzo preferito ma volevo anche vivere questa gara in altro modo".
- L’importente, par di capire, è comunque esserci, no?
"Si, la Dakar mi è proprio entrata nel sangue. Quando finisce, specie se è andata male, si pensa di mollare tutto ma poi, col trascorere del tempo, quando si avvicina la nuova edizione, l’attrazione ritorna,irresistibile".
- Come spiega, lei che è il classico privato, il successo che riscuote tale gara tra voi conduttori che correte per passione?
"La Dakar è la competizione che più di tutte ti mette alla prova, ti consente di dimostrare che non sei magari velocissimo ma che hai temperamento, tenacia e tanta forza di volontà".
- Come pensa di sopperire alla mancanza di esperienza alla guida di un camion?
"Questo è l’handicap più grosso. Non per nulla sono affiancato da Marino Mutti, uno che di Dakar se ne intende parecchio. Potrò sempre contare sui suoi consigli e, nei punti dove proprio non mi sentirò all’altezza, cedergli magari anche il volante".
- Il suo compagno Mutti ha recentemente perso il figlio Roberto in un tragico incidente stradale ma non ha voluto rinunciare alla gara.
"La sua è stata una scelta coraggiosa. Lo ha fatto per onorare la memoria del figlio, che tanto lo ha aiutato in officina nella preparazione del mezzo e della corsa".
- Qual’è il vostro obiettivo?
"Quello che mi pongo ogni volta, raggiungere il traguardo finale a Dakar".
- L’anno scorso ci riuscì. Quali ricordi le ha lasciato quell’ultima esperienza?
"Ricorsi belli e brutti. Quelli belli sono soprattutto legati all’aspetto sportivo. Sono riuscito ad arrivare in fondo, uno di dodici italiani, ed anche a distinguermi in una tappa marathon, una delle più difficili. Quelli brutti dovuti alla perdita di Meoni, il nostro ineguagliabile portabandiera".
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